Da Bruxelles il titolare del Mite parla della saga euro/rubli, salvagente per la credibilità europea (e russa) e fonte di imbarazzo per l’Ue. Per Torlizzi (T-Commodity) il ricorso al gas russo è inevitabile per quest’anno: servono meno dichiarazioni e più coordinamento tra Commissione e imprese. In Italia solo misure “morbide” e niente razionamenti, in arrivo altri sostegni con il ddl Energia

Nel primo pomeriggio di lunedì hanno fatto scalpore alcune parole del ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, che era a Bruxelles per il summit con i colleghi europei. L’Ue è in fibrillazione: è iniziata la guerra del gas e i Ventisette stanno elaborando una risposta congiunta. Così, nella settimana in cui è previsto l’accordo sul sesto pacchetto di sanzioni (che dovrebbe contenere un allontanamento progressivo dal petrolio russo), l’apparente apertura di Cingolani al sistema di conversione euro-rublo ha fatto saltare sulla sedia diversi addetti ai lavori.

“Penso che sarebbe bene permettere alle aziende di andare avanti e pagare in rubli, mentre capiamo il quadro giuridico e le implicazioni, per qualche mese almeno” avrebbe detto il titolare del Mite a Hannah Roberts di Politico, auspicando una direttiva “rapida e molto chiara” da parte della Commissione europea in tal senso. “Credo che le compagnie petrolifere e del gas non possano rischiare di pagare e poi essere accusate di aver infranto le sanzioni, ma allo stesso tempo non possono rischiare […] di non pagare in rubli. Si tratta di contratti a lungo termine, i costi sarebbero estremamente elevati”.

A distanza di poche ore, la smentita del ministero: l’articolo di Politico “è fuorviante e non corrisponde alla posizione espressa dal ministro Cingolani, che non ha mai aperto a un pagamento in rubli”. Nella stessa nota, rilanciata da Ansa, il Mite ha aggiunto che finché non si arriva a una posizione unitaria sui pagamenti, “lo schema euro/rubli che prevede che le imprese paghino in euro, al momento non lascia ravvisare una violazione delle sanzioni stabilite il 24 febbraio”.

È quello il fulcro dell’intera questione: il sistema presentato a fine marzo da Vladimir Putin è pensato per salvare la faccia a entrambe le parti. In sintesi, gli operatori europei pagano “normalmente” in euro depositandoli in un conto di Gazprombank, che poi provvede a convertirli in rubli e depositarli in un altro conto ancora. Poi ognuno può raccontarla come preferisce: il Cremlino può dire di aver ricevuto pagamenti in rubli e tenere a galla il valore della sua valuta, gli europei possono affermare di aver pagato in euro, senza contravvenire alle sanzioni, e il gas può continuare a fluire verso l’Europa.

Per Gianclaudio Torlizzi, consulente e fondatore di T-Commodity, la questione “sta assumendo i contorni di un balletto stucchevole e grottesco. Sembra che la Commissione non voglia ammettere a se stessa che una buona parte dei Paesi membri non sia in grado di fare a meno del gas di Mosca, almeno per quest’anno, forse anche per il prossimo”, dice a Formiche.net. Ma è una verità che dobbiamo accettare, continua, per evitare che il governo russo strumentalizzi politicamente la questione alimentando così i prezzi sui mercati. “La strategia che dovrebbe portare avanti Bruxelles dovrebbe essere invece l’opposto: meno chiasso e più lavoro dietro le quinte, in coordinamento con le imprese”.

Rimane la volontà europea di ridurre le importazioni dalla Russia quanto prima. Tre direttrici: diversificazione, ricorso a fonti alternative (incluse le rinnovabili, ma anche le centrali a carbone) e riduzione dei consumi. Al momento, ha detto Cingolani a Politico, “non ci sono piani per blackout controllati per l’industria”. Se la situazione dovesse peggiorare, sono pronti dei “piani di emergenza” per risparmiare energia il prossimo inverno.

“Per ora stiamo pensando a misure deboli, restrizioni di temperatura […] il governo emetterà delle linee guida per chiedere alle persone di abbassare l’aria condizionata nelle case private, cosa che accade comunque a causa dei prezzi elevati. Le misure non sono draconiane. Se necessario possiamo fare di più, con un effetto più forte. Spero che non ce ne sia bisogno”.

Nella bozza del ddl Energia visionata da Formiche.net si parla di sostegno economico e crediti d’imposta per contrastare i prezzi dell’energia elettrica e del gas, specie verso le attività più energivore e gli autotrasportatori. Ma gli addetti ai lavori già guardano alla seconda metà di maggio, quando le aziende italiane dovranno pagare la prossima rata a Gazprom. Il risultato dei dialoghi a Bruxelles aiuterà a capire la strada percorribile dai Ventisette.

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