Il direttore generale di Viale dell’Astronomia, Francesca Mariotti, interviene in audizione alla Camera e avverte la politica. Sì ai provvedimenti per calmare i prezzi ma servono soluzioni strutturali per risolvere il problema a monte. E sul Pnrr guai a perdere il treno delle riforme. Maggioranza avvisata

Se c’è un nemico della crescita, del Pil, della ricchezza, dei posti di lavoro, quello è il costo della vita. È la preoccupazione principale degli imprenditori italiani, travolti da una guerra lontana 2 mila chilometri ma molto vicina in termini di conseguenze sull’economia reale. Le misure messe in atto fin qui dal governo di Mario Draghi, volte a frenare la rincorsa dei prezzi, a cominciare dall’energia, hanno avuto il loro senso. Ma nel lungo periodo serve qualcosa di più, perché non è pensabile combattere decrescita e recessioni a colpi di bonus finanziati a deficit.

Serve, per esempio, assicurarsi l’incasso dell’intero Pnrr e rimettere in moto gli investimenti, il solo antidoto contro la crisi (qui l’intervista all’economista Veronica De Romanis). Per questo il direttore generale di Confindustria, Francesca Mariotti, ascoltata in audizione alla Camera proprio su quel dl Aiuti che vale altri 14 miliardi tra bonus e sgravi, è stata chiara, quasi perentoria nel sottolineare il malessere delle aziende dinnanzi a risposte certamente frutto della buona volontà, ma dalla gittata limitata.

“Lo shock dei prezzi energetici continua a minare le prospettive di crescita”, ha esordito il dg di Viale dell’Astronomia. “Il decreto Aiuti si inserisce in un momento di grande incertezza per il potere d’acquisto delle famiglie e la capacità produttiva delle imprese. Le conseguenze della crisi vanno ben oltre la portata diretta delle sanzioni e investono tutti gli aspetti dell’ecosistema imprenditoriale. Le catene globali del valore sono state travolte e, prima che il mercato possa ricostruirle, occorrerà del tempo”, ha spiegato Mariotti.

Non è finita, c’è spazio anche per qualche calcolo, da brivido. “Gli enormi rincari di materie prime ed energia stanno impattando sui costi delle imprese, in Italia ancor più che negli altri paesi europei, assottigliando i margini, in alcuni casi fino a zero. Secondo le stime del nostro Centro Studi, a causa del balzo dei prezzi, i costi energetici della manifattura italiana sono cresciuti di 27 miliardi di euro rispetto al periodo pre-crisi (+68 miliardi nell’intera economia)”.

Le imprese, dunque, esigono di più. Se non altro provvedimenti più strutturali. “In linea con i precedenti interventi, il dl Aiuti è connotato ancora da misure di breve respiro, sebbene si intravedano primi elementi strategici sul fronte energetico. In questo sono positivi gli interventi in materia di rinnovabili, in particolare per la semplificazione delle procedure autorizzative e per l’individuazione delle aree idonee. Si tratta di interventi che determinano le condizioni per facilitare, stavolta in via strutturale, il processo di diversificazione delle fonti e i relativi investimenti”.

Ma attenzione alla classica buccia di banana. In questa cornice “riteniamo fondamentale velocizzare le procedure per la bonifica dei siti contaminati, in modo da consentire investimenti sui territori oggi bloccati da norme e procedure non al passo con i tempi, che rischiano di vanificare gli strumenti di supporto agli investimenti sui territori”. La nota dolente è però anche un’altra, non solo quella della scarsa portata delle misure messe in campo dal governo.

La parola d’ordine è Pnrr, dunque riforme. Senza le quali, l’Europa lo ha fatto capire, Bruxelles non staccherà altri assegni per l’Italia.  “Registriamo un rallentamento nella tensione riformistica collegata al Pnrr, favorito da interessi di parte e molto lontano dall’interesse generale del Paese. Non si tratta solo di approvare le norme nei tempi previsti dal piano, ma anche di dotarle di una qualità all’altezza dei temi affrontati e di preoccuparsi, già in sede parlamentare, della loro concreta implementazione. Ciò richiede un alto senso di responsabilità da parte di tutte le forze politiche e sociali, che dovrebbero assumersi la paternità del percorso riformatore, pur nel confronto dialettico tra opinioni e soluzioni differenti”. Partiti avvisati.

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