La crisi alimentare può portare nuove ondate migratorie verso l’Europa, ha avvertito il ministro degli Esteri al Palazzo di Vetro. La guerra “potrebbe durare oltre un anno”: ecco le quattro tappe proposte dall’Italia

Dobbiamo evitare una guerra mondiale del pane: la fame “porta instabilità, terrorismo, tentativi di golpe, povertà” e, con essi, nuove ondate migratorie verso l’Europa. Così Luigi Di Maio, ministro degli Esteri, è intervenuto alla riunione ministeriale “Global Food Security Call to Action” voluta dall’amministrazione Biden. Ha presieduto i lavori Antony Blinken, segretario di Stato degli Stati Uniti, che ha invitato governi e organizzazioni internazionale a “unirsi per spingere la Federazione Russa a creare corridoi in modo che cibo e altre forniture vitali possano lasciare in sicurezza via terra o via mare l’Ucraina”, che era la riserva del pane per i Paesi in via di sviluppo (il Programma alimentare mondiale acquistava il 50% del grano da Paese).

“Il prezzo del grano sta continuando a crescere a causa dell’invasione russa dell’Ucraina e potrebbe salire del 20% entro la fine dell’anno”, ha spiegato il ministro Di Maio (gli ultimi dati preoccupanti parlando di un aumento del 4,6% per il grano duro del 5,48% per il grano tenero). “Il lavoro che stiamo facendo è costruire insieme un corridoio sicuro per permettere al grano ucraino di tornare sul mercato”, ha aggiunto paventando il rischio di una “guerra mondiale del pane che dobbiamo fermare il prima possibile”.

La Russia “sta usando la fame come arma per chiedere fedeltà”, per usare le parole di Annalena Baerbock, ministra degli Esteri tedesca, e che ha “minato i tratti costieri del Mar Nero impedendo alle navi di procedere in entrata o uscita”, come ha riferito nei giorni scorsi Linda Thomas-Greenfield, ambasciatrice statunitense alle Nazioni Unite.

Di questo, il ministro Di Maio ha parlato anche durante l’incontro bilaterale con l’omologo turco Mevlüt Çavuşoğlu. Ma in cima all’agenda turca c’è l’ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato su cui Ankara ha espresso riserve. “Non ho la percezione che la Turchia voglia porre un veto. Non c’è un blocco sul principio delle porte aperte”, ha detto Di Maio. “La Turchia probabilmente chiederà garanzie su questioni per lo più bilaterali”, ha spiegato il ministro con riferimento implicito alla richiesta del presidente Recei Tayyip Erdogan dell’estradizione di 30 membri del Pkk.

Ma non è solo la Russia, che almeno sul dossier alimentare sembra disposta a un dialogo con gli Stati Uniti e l’Occidente. Infatti, il quadro già preoccupante delle materie prime e della loro distribuzione si è aggravato venerdì scorso, dopo l’annuncio da parte dell’India, secondo Paese al mondo per produzione di grano dopo la Cina, di un blocco alle esportazioni della maggior parte della sua produzione nonostante le promesse del primo ministro Narendra Modi dopo un recente viaggio in Europa. Come ha evidenziato Il Foglio sottolineando come il governo indiano abbia paragonato le sue decisioni sul grano a quelle occidentali sui vaccini e i medicinali durante la pandemia, la sicurezza alimentare diventerà uno dei temi principali della politica internazionale e porrà le basi di nuove alleanze. Proprio come i vaccini e la diplomazia vaccinale. A dimostrarlo c’è la Cina che ha difeso l’India nella sua regolamentazione e ha criticato il G7, che in una nota congiunta la scorsa settimana esprimeva “preoccupazione” per il blocco dell’export di grano.

Nel corso della missione a New York, il ministro Di Maio ha anche presentato ad António Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, il piano del governo italiano per la pace tra Ucraina e Russia (anticipato nei giorni scorsi dai tecnici ai diplomatici dei ministeri degli Esteri del G7 e del Quint). Quattro tappe sotto la supervisione di un Gruppo internazionale di facilitazione, spiega Repubblica: cessate il fuoco e smantellamento della linea del fronte, neutralità e ingresso nell’Unione europea per l’Ucraina, risoluzione delle controversie su Donbass e Crimea, un accordo multilaterale per la sicurezza in Europa con il disarmo e il controllo degli armamenti, la prevenzione dei conflitti e le misure di rafforzamento della fiducia. A quest’ultima fase seguirebbe il ritiro delle truppe russe dai territori occupati in Ucraina riportandole quantomeno allo status precedente al 24 febbraio scorso, data dell’invasione.

La guerra “potrebbe durare oltre un anno. Non si ha percezione che possa finire a breve. Ma molto dipende da quanto noi come comunità internazionale e Unione europea, la forza gentile del mondo, ci impegniamo”, ha dichiarato il ministro incontrando i giornalisti presso la sede della Rappresentanza permanente d’Italia al Palazzo di Vetro. “Per noi come Italia ci devono essere tre obiettivi fondamentali: pace, energia, sicurezza alimentare”, ha aggiunto.

A New York, infine, il ministro Di Maio ha presentato l’iniziativa italiana di un Dialogo ministeriale con i Paesi del Mediterraneo in collaborazione con la presidenza tedesca del G7 e la Fao in cui verranno studiate “nuove politiche Onu per aiutare ad abbassare il prezzo delle materie prime alimentari”. Si terrà a Roma l’8 giugno con Italia, Libano e Turchia come co-chair, e avrà comune punto di partenza la Dichiarazione di Matera sulla sicurezza alimentare siglata l’anno scorso durante la presidenza italiana del G20.

(Foto: Twitter @ItalyMFA)

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