Dagli Stati Uniti il premier Draghi prova a cercare la via più breve per sganciare l’Italia e l’Europa dal gas russo. Ma la strada è complicata, serve l’Africa e una sana cura per l’inflazione

Sono almeno quattro gli elementi determinanti che toccano il dossier energetico affrontato alla Casa Bianca da Joe Biden e Mario Draghi: il filo europeo comune che va giocoforza individuato alla voce gas, il ruolo determinante dell’Eni, l’interruzione del flusso di gas russo verso l’Europa attraverso un gasdotto ucraino (anticamera a scenari di un futuro non lontano) e le mosse di Fed e Bce sui tassi di interesse legati alla crisi del gas.

Unità

Il premier italiano è tra i pochi leader europei a visitare Washington dallo scoppio della guerra. La parola d’ordine è stata unità e non solo sulla guerra in Ucraina. Dalla Casa Bianca arriva un messaggio forte all’Europa (via Draghi): la soluzione nel breve periodo c’è, per quella nel medio periodo sono in corso analisi e valutazioni che, nelle intenzioni, dovrebbero sminare il terreno dalle ansie dei settori industriali (quelli tedeschi i più allarmati, al momento). Ovvero una Libia stabile potrebbe garantire quell’ossigeno che serve all’Europa per smarcarsi da Mosca, è il ragionamento avanzato da Draghi che a Washington è accompagnato da Claudio Descalzi, numero uno del colosso italiano dell’energia Eni e che sarà oggi premiato dal Consiglio Atlantico per la leadership internazionale in cui si è distinto.

Strategie

Il tema si specchia con i dati relativi ai prezzi, oggi aumentati dell’1% a 97 euro per megawattora, nel solco del segno più fatto registrare ieri, quando il player del gas ucraino GTSOU aveva sospeso i contratti per il trasporto attraverso uno dei suoi due gasdotti principali con la Russia. C’è chi fa aleggiare la possibilità di applicare un price cap, ma al momento sembra ancora una proposta romantica e per lo più scarsamente applicabile a tutti gli stati membri.

Prima del viaggio negli Usa Draghi ha parlato con i leader e le compagnie energetiche di Algeria, Congo, Angola, Turkmenistan e Azerbaigian al fine di bypassare il 40% degli approvvigionamenti energetici che l’Italia riceve attualmente sotto forma di gas russo, senza dimenticare il potenziamento dei flussi tramite il Tap (Trans Adriatic Pipeline). Per cui l’Italia ha tutte le carte in tavola per poter ambire a sopravvivere senza il gas russo.

Opzione Gnl

Questo scenario andrà affiancato alla seconda grande opzione, legata all’arrivo di Gnl americano nel Mediterraneo, dove la Grecia è di fatto il nuovo gas-hub sia per la realizzazione dell’IGB con la Bulgaria sia perché in grado di ricevere il gas naturale liquefatto proveniente da Stati Uniti, Qatar, Egitto. Sul punto si registra l’accordo raggiunto tra il primo ministro bulgaro Kirill Petkov e il vicepresidente degli Stati Uniti Kamala Harris: da giugno la Bulgaria riceverà forniture di gas naturale liquefatto (Gnl) dagli Stati Uniti a prezzi inferiori a quelli concordati con Gazprom. Quest’ultima aveva interrotto le forniture di gas a Bulgaria e Polonia il 27 aprile perché i due paesi si sono rifiutati di pagare in rubli.

Nelle stesse ore Energean ha annunciato di aver trovato 8 miliardi di metri cubi di gas in un’area conosciuta come Atena vicino al campo israeliano di Tanin, a ovest della città settentrionale di Haifa. Del tema si sta discutendo a Madrid in occasione del 36th Meeting of the european gas regulatory Forum a cui partecipa anche l’italiana Arera e si discuterà anche in occasione dei vertici del G7 e della Nato in Europa il mese prossimo.

Gas & Banche

A nessuno sfugge che il tema energetico è legato a doppia mandata alle ansie dei mercati ed alla fibrillazione economica e finanziaria che trova terreno fertile nel blocco delle rotte sul mar Nero. Anche per questa ragione spettatori significativi sono la Fed e la Bce. La prima come è noto ha tagliato i tassi di interesse come mai nell’ultimo ventennio e la seconda entro luglio effettuerà un’inversione di tendenza dei tassi di interesse nell’area dell’euro.

L’ampia ondata di vendite a causa dei timori per l’inflazione e per l’aumento dei tassi di interesse si somma all’ombra di una recessione globale. La Fed ha inoltre avvertito che sebbene il recente deterioramento della liquidità non sia stato così estremo come in alcuni episodi passati, “il rischio di un deterioramento improvviso e significativo appare superiore al normale”.

@FDepalo

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