Il bivio energetico che si staglia di fronte all’Italia con la guerra russa in Ucraina è un bivio politico. Dalla strategia per estrarre gas dai nostri giacimenti all’ipotesi nucleari, perché per Draghi è il tempo delle scelte. Il commento di Francesco Sisci

La guerra in Ucraina e le sue ricadute di lungo termine portano una serie di novità importanti per la strategia energetica e quindi economica del Paese.  Da qui bisogna andare a ritroso. L’inizio è nell’attuale fonte primaria di energia – il gas e dagli idrocarburi.

In teoria, diversamente che negli anni passati, anche grazie alle nuove tecnologie di estrazione del fracking, il gas è super abbondante. In realtà è tale in assenza di conflitti geopolitici. Ma dopo trent’anni in cui la storia sembrava finita e fosse arrivata la pace perpetua, ricominciano a esserci grandi scontri politici, come quello in corso con la Russia.

Questo impone che non si può comprare gas solo in base al prezzo, come era successo per gli ultimi vent’anni. Si deve considerare se il Paese produttore potrà usare tali forniture come arma di ricatto strategico. Quindi l’Italia o la Germania non possono più dipendere per il 40% o il 60% dalle forniture russe, visto che Mosca usa quei proventi per finanziarsi una guerra a cui ci opponiamo, e che Mosca usa il gas come arma di pressione.

D’altro canto, l’abbondanza e la apoliticità delle forniture di gas erano la condizione essenziale per poter investire in energie rinnovabili, in energia verde. Infatti le tecnologie verdi non sono fruibili sempre, ma dipendono dai capricci della natura, il vento che soffia o meno, il sole che brilla o si annuvola. Quindi per garantire il servizio elettrico il gas, o le altre fonti tradizionali, devono subentrare in assenza di sole o vento. Cioè, le fonti tradizionali possono lavorare per oltre 8000 ore all’anno, cioè sempre, 24 ore al giorno. Le accendi e spegni quando vuoi. L’energia verde invece lavora 1000, massimo 1500 l’anno, quando vuole Dio.

Né oggi le tecnologie verdi sono troppo efficienti oppure consentono di conservare l’energia prodotta in cose tipo mega batterie a cui si può accedere in qualunque momento, come capita invece coi depositi di gas o petrolio che conservano il fabbisogno di mesi.

Insomma il ritorno alla centralità della politica rende il gas di nuovo scarso, quindi potenzialmente più caro e ciò a sua volta crea un ostacolo alla performance delle energie alternative che si trovano senza un ammortizzatore energetico. Inoltre, se il gas dipende dal Paese produttore, allora queste forniture diventano questioni di sicurezza nazionale e vanno vagliate alla luce delle alleanze militari e politiche. Quindi per l’Italia la questione del gas diventa una questione Nato.

Cambia quindi il rapporto reciproco. Con gas a basso costo e in quantità illimitate si può investire generosamente in energia verde. Se il gas ridiventa strategico e limitato per questioni politiche, i margini di gioco dell’energia verde si fanno molti più limitati. In tale contesto le energie alternative diventano un supplemento importante per limitare la dipendenza del gas e del petrolio, ma non possono essere il perno su cui fare girare tutta le scelte energetiche nazionali.

Oltre alla politica estera, di difesa, che pensa all’approvvigionamento, bisogna trovare anche un’alternativa domestica che moduli qualunque incertezza. Qui per l’Italia ci sono solo due strade. Occorre verificare se il Paese ha davvero abbondanti risorse di gas da sfruttare come fa la Norvegia o la Gran Bretagna, come alcuni esperti hanno detto. Nel caso occorre un vero in programma di esplorazione e sfruttamento del gas che metta tutto in produzione a tappe forzate.

Non si può però scommettere su un cavallo solo, serve anche altro e oggi solo il nucleare è fonte autonoma con tempi e disponibilità certe. Le nuove tecnologie disponibili ora inoltre aumentano il margine di sicurezza del nucleare.

Qui i tempi non sono banali. La crisi internazionale nei prossimi anni potrebbe aggravarsi, non semplificarsi. L’Italia deve cambiare rapidamente la politica di forniture del gas, come sta già facendo, e dovrebbe anche affrettarsi a pensare una politica di ritorno al nucleare perché le centrali non si costruiscono dalla sera alla mattina.

Ciò impone all’Italia e all’Europa una serie di ripensamenti in corsa al Pnrr, varato quando non c’era la guerra.
Come dimostra il caro bolletta attuale esse sono questioni essenziali, di vita o di morte per il Paese, che portano partiti alla vittoria o la sconfitta elettorale e devono essere affrontate di petto prima che sia troppo tardi.

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