Uno scontro armato tra Marocco e Algeria può produrre effetti destabilizzanti in tutto il Nordafrica e ripercussioni dirette su dossier legati alla sicurezza (non solo energetica) dell’Europa

Le tensioni tra Algeria e Marocco, entrambi dotati di un arsenale militare di livello, non sembrano rallentare e anzi sollevano crescenti preoccupazioni in Europa riguardo alla possibilità che si arrivi a un (per ora remoto) conflitto aperto. Il rischio è sarebbe una massiccia destabilizzazione del Maghreb con ricadute su tutto il Nordafrica fino al Sahel, e conseguenze per l’Unione europea, che tra l’altro sta puntando anche su questi attori per riorientare la politica estera verso l’Africa.

Dietro a queste dinamiche, che hanno spinta e ragione regionale, si riconosce anche la presenza di attori esterni. L’Algeria ha recentemente preso parte a esercitazioni in Ossezia del Nord con la Russia, partner nelle forniture militari e nella cooperazione economico-commerciale anche in materia energetica, e programma nuove attività in cooperazione con le forze di Mosca al confine marocchino. Il Marocco riceve il sostegno degli Stati Uniti, che nel dicembre 2020 hanno, con l’amministrazione Trump, riconosciuto la sovranità marocchina sul Sahara occidentale in cambio della normalizzazione delle relazioni del Marocco con Israele (ossia della sottoscrizione di Rabat degli Accordi di Abramo), portando a un aumento delle tensioni tra i due Paesi.

In quel momento le tensioni sulla regione contesa si erano riaccese anche a seguito della rottura di un cessate il fuoco da parte degli indipendentisti locali, la popolazione sahrawi difesa dal fronte combattente Polisario — dagli anni Settanta appoggiato dall’Algeria nell’ambito di una strategia di indebolimento geopolitico marocchino. Il Polisario aveva annunciato la fine della tregua a novembre 2020, dopo che le forze marocchine avevano attraversato la zona cuscinetto di Guerguerat, controllata dall’Onu — manovra che l’Algeria dichiarava necessaria per rompere un blocco creato dai manifestanti sahrawi lungo la strada principale che dal Marocco attraversa il Sahara occidentale verso la Mauritania.

In un’escalation finora controllata, l’Algeria ha rotto formalmente le relazioni con Rabat nell’agosto 2021. Un mese prima, l’ambasciatore marocchino presso le Nazioni Unite aveva diffuso una nota in sostegno delle rivendicazioni indipendentiste della Cabilia, dove il governo algerino si scontra con una realtà separatista. Un segno di come il dossier sia su una via di complicazione. L’Algeria ha a sua volta accusato il Marocco e Israele di aver collaborato con il gruppo separatista cabilo MAK per appiccare una serie di incendi che hanno causato danni  estesi nell’estate 2021. Il rapporto marocchino con lo stato ebraico (che si è portato dietro anche un caso di spionaggio col sistema Pegasus) e le minacce all’unità nazionale sono due elementi invalicabili per Algeri.

Il rinnovato inasprirsi delle rivalità è rapidamente arrivato a toccare il mondo dell’energia: l’Algeria ha tagliato le forniture di gas attraverso il gasdotto Maghreb-Europa che collega Algeria, Marocco e Spagna e che forniva il gas utilizzato per circa un decimo del totale delle forniture di elettricità marocchine. Ora, come spiega in forma riservata un diplomatico europeo, la preoccupazione maggiore di Bruxelles riguarda la possibilità che queste tensioni, e gli scontri con il Polisario, sfocino in un confronto armato: “Sarebbe devastante in questo momento per lo shock sul mercato energetico, la creazione di una crisi migratoria e la costruzione di uno spazio caotico in cui possono attecchire gruppi terroristici”.

I reparti marocchini da tempo subiscono incursioni — minori ma costanti — oltre la berma di protezione costruita per marcare i limiti tra stato centrale e Sahara Occidentale (è noto come Muro del Sahara) a cui hanno risposto con raid aerei anche utilizzando i droni TB-2 forniti dalla Turchia e gli Wing Loong cinesi di cui sono dotati da tempo. Velivoli senza pilota hanno probabilmente colpito anche tre tir algerini che attraversavano la regione: era novembre 2021, fu un momento in cui l’escalation si è sfiorata, ma tutto si era fermato alla fase retorica.

Algeri insiste che le vittime saranno vendicate, Rabat ha negato responsabilità e l’Algeria non ha compiuto ritorsioni, ma la delicatezza della vicenda è stata estrema se si considera la situazione in corso. E a maggior ragione se si pensa che dopo l’Egitto, Algeria e Marocco sono i due Paesi con maggior numero di effettivi militari in Africa. Di più: la spesa per la difesa marocchina dovrebbe aumentare a 5,5 miliardi di dollari nel 2022, incrementando anche forniture israeliane — in particolare si parla da un po’ di un possibile accordo per un sistema di difesa aerea, dopo che Israele fornisce già droni Heron e quelli kamikaze Harop. Da parte sua l’Algeria ha la più alta spesa militare di tutta l’Africa e sta in dialogo con la Russia per dotarsi di nuovi assetti aerei (Su-34 e forse anche Su-57). Algeri — dotata di droni Casc-Rainbow cinesi, e dell’electronic warfare system anti-drone, anch’esso cinese, Ldk-190 — acquista il 70 per cento degli armamenti dalla Russia, a cui però ha rifiutato una serie di richieste per costruire una base navale nella città costiera di Orano.

Le due Forze armate sostanzialmente si equivalgono. Se da un lato il Marocco ha collegamenti più stretti con la catena dell’industria militare occidentale, dunque forniture tecnologicamente migliori, dall’altro l’Algeria ha — a fronte di un investimento maggiore — una quantità di armamenti superiore. Il mondo dei militari ad Algeri occupa storicamente una posizione politica, economica e sociale e questo permette un maggior numero di effettivi totali, comprese milizie e riservisti; i marocchini hanno invece un numero maggiore di forze regolari.

La possibilità che si scontrino due delle più importanti forze armate africane, sebbene remota (i riarmi sono parte di una strategia di deterrenza per ora) pone l’Europa davanti a una scelta di policy, come suggerisce un’approfondita analisi dell’Ecfr. Anthony Dworkin firma un policy paper di quelli con cui il think tank suggerisce metodologie di azione politica all’Unione e spiega che interessi di Marocco e Algeria in Europa potrebbero servire all’Ue e agli Stati membri per contenere le tensioni e ridurre il rischio di instabilità e l’aumento dei flussi migratori attraverso il Mediterraneo. “Per raggiungere questo obiettivo, gli europei dovrebbero stabilire un rapporto più equilibrato con il Marocco senza irritare l’Algeria, cercando al tempo stesso di rafforzare il proprio impegno verso quest’ultima”, spiega Dworkin.

(Foto: United Nations)

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