Di fronte alla crescente presenza russa sui mari, le forze navali occidentali rispondono aumentando le loro unità. Ora tocca anche all’Italia intensificare il proprio ruolo nel dominio marittimo, investendo in navi e personale. L’appello del capo di Stato maggiore della Marina Credendino

Servono più navi e più personale per la Marina militare, soprattutto di fronte a una presenza russa nelle acque del Mar Mediterraneo che non si registrava dai tempi della Guerra Fredda. A lanciare l’allarme è stato l’ammiraglio Enrico Credendino, capo di Stato maggiore della Marina, ascoltato dalla commissione Difesa del Senato relativamente al dibattito sul disegno di legge per la revisione del modello delle Forze armate. “Lo scenario mediterraneo è mutato, aggravato dalla guerra in Ucraina, il cui impatto per l’Italia dal punto di vista della sicurezza è che oggi abbiamo 18 navi e due sommergibili russi nel Mare nostrum”. Una presenza che secondo l’ammiraglio “è difficile immaginare che andrà via quando la situazione si normalizzerà”.

Lotta antisommergibile nel Mediterraneo

Secondo il capo di Stato maggiore, infatti, sebbene sia ipotizzabile la riduzione di qualche unità di superficie, nel Mediterraneo rimarranno sicuramente i sommergibili. Questo costringerà la nostra Marina “a essere presente in mare più di prima, per fare un’azione di controllo e deterrenza nei confronti della flotta russa”. In particolare, l’Italia dovrà tenere costantemente impegnate almeno due Fremm in modalità antisommergibile per “tenere sotto controllo i sommergibili di Mosca” e consentire anche alle navi alleate di navigare tranquillamente nel Mediterraneo. Ad allarmare particolarmente il capo di Stato maggiore è la presenza nelle acque del bacino mediterraneo di navi russe di ultima generazione. Rispetto alle quaranta navi di Mosca presenti nel Mar Nero “nel Mediterraneo i russi hanno messo le navi nuove, e i sommergibili sono molto moderni, con i missili Kalibr”.

La crescita delle forze navali globali

La presenza russa ha indotto diversi altri Paesi ad adattarsi al mutato contesto geopolitico, quali Francia, Regno Unito e Turchia, con quest’ultima che sta raddoppiando la dimensione della propria Marina, arrivando a disporre nel prossimo futuro di 60mila unità, diventando così la più grande del Mediterraneo. I francesi si attestano sulle 40mila unità, e sulle loro fregate e sommergibili “hanno deciso di avere due equipaggi per ogni nave, mentre in Italia abbiamo un equipaggio per due Fremm, non siamo allo stesso livello”. Oltre ai Paesi Nato, anche altre Nazioni rivierasche stanno aumentando i propri effettivi marittimi, tra cui Algeria, Egitto e Marocco, una tendenza globale che impatta anche in altri quadranti: “La marina australiana ha comunicato l’aumento del 30% della flotta, così come quella giapponese, che diventerà la terza del mondo, mentre la flotta cinese è intenzionata a superare quella statunitense.”

Il personale, una colonna portante

Di fronte a queste necessità di sicurezza, anche la Marina militare italiana deve essere messa in condizione di operare per assicurare il compimento del suo mandato, a partire dal personale, definito dall’ammiraglio Credendino “la colonna portante della Forza armata”. E che richiede, pertanto, investimenti adeguati a mantenere e aggiornare costantemente un personale “a forte connotazione tecnico-specialistica che si misura con un ambiente a elevato contenuto tecnologico”.

Credendino ha inoltre evidenziato “la condizione di grande sofferenza degli organici, fortemente penalizzata dal severo processo di contrazione imposto negli anni”. Secondo i dati riportati dall’ammiraglio, il personale della Marina è passato da 54mila unità a metà degli anni Ottanta fino alle poco più delle 28mila di oggi, destinate in previsione a diminuire fino a 26mila secondo quanto previsto dalla legge n.244. La Marina, tra l’altro, è la Forza armata che ha in percentuale la maggior parte di personale destinato all’area operativa rispetto alle altre, “proprio per il numero ridotto di unità comparate con il numero di navi e di compiti”, ha spiegato Credendino. Più del 65% del totale, circa 18mila unità, agisce nell’area operativa, unità che non sono “ulteriormente comprimibili, a meno di non fermare navi”, ha avvertito il capo di Stato maggiore della Marina.

Il superamento della legge 244

Proprio per questo, diventa cruciale il dibattito sul disegno di legge per la revisione del modello delle Forze armate e la Delega al governo per la revisione dello strumento militare nazionale, che sposta al 2034 la riduzione degli organici prevista dalla legge n.244 del 2012, che imponeva di ridurre entro il 2024 il personale militare delle Forze armate a 150mila unità. “Voglio ringraziare Parlamento e governo per l’attenzione e la sensibilità rivolta al cruciale tema del personale della Difesa, in particolare alle iniziative volte al superamento degli attuali vincoli posti dal quadro normativo vigente”, ha spiegato Credendino, che ha anche auspicato “di veder approvata la legge prima che finisca la legislatura perché per noi è un un’occasione fondamentale”. Dopo il sì della Camera del 27 aprile il provvedimento è ora prossimo al vaglio del Senato.

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