Per finanziare l’invasione dell’Ucraina e far fronte agli imminenti nuovi pagamenti verso i creditori esteri, il Cremlino sblocca le riserve auree di Stato per provare a piazzare i lingotti in giro per il mondo. Le sanzioni lo impediscono ma per Putin può essere l’ultima carta. Anche perché dagli Stati Uniti arrivano brutte notizie…

Premessa. C’è più oro che dollari nei forzieri della banca centrale russa. Come a dire, se Mosca non può pagare i propri creditori in dollari, allora perché non ricorrere ai cari vecchi lingotti d’oro visti anche i nuovi picchi del metallo giallo, oggi saldamente oltre i 2 mila dollari per oncia. Come d’altronde non aspettarsi tutto questo da un Paese che è uno dei maggiori produttori di oro al mondo, insieme ad Australia e Cina e con un volume aumentato dell’1,7%, raggiungendo le 314 tonnellate nel 2021.

E così, il Cremlino, per mezzo della Banca centrale russa, che a fine 2021 nei caveau custodiva lingotti per 128 miliardi di dollari, ha deciso di ricorrere al caro vecchio oro per fare un po’ di cassa e finanziare la guerra all’Ucraina. In barba ai Paesi G7 e Ue che poche settimane fa, spronati dagli Stati Uniti hanno deciso di impedire che Mosca utilizzi le sue enormi riserve auree per procurarsi denaro, aggirando le sanzioni, anche e non solo per pagare i creditori legati ai bond sovrani.

Ma a Mosca è tempo di mettere in pista l’ennesima mossa disperata. Un film già visto, dopo il recente tentativo del Cremlino di portare in tribunale quei Paesi che hanno congelato le riserve auree estere, valore circa 600 miliardi di dollari. Adesso la Credit Bank of Moscow  uno dei maggiori istituti di credito privati russi, ha ottenuto dal governo una licenza per l’esportazione di oro all’estero. Dimostrando come il metallo giallo, più di ogni altra risorsa, sia il bene rifugio per eccellenza. Un vero asso nella manica nel quale investire, anche quando i prezzi non sono così allettanti.

“Mkb”, ha rivelato una fonte a Reuters, “si è concentrata sullo sviluppo di operazioni con i metalli preziosi. La banca è stata anche soggetta a sanzioni negli Stati Uniti, ma queste non bloccano la sua attività”. Non è chiaro se il gioco possa riuscire, visto il tenore delle sanzioni. A Vladimir Putin conviene sperarlo, visto che la situazione sul fronte del debito sovrano, direttamente connesso a un default russo, si sta mettendo male.

L’amministrazione Biden starebbe infatti per bloccare completamente la possibilità per la Russia di pagare le obbligazioni americane sul debito, portando il Paese sull’orlo del default. La tagliola, ha scritto Bloomberg, scatterà la prossima settimana, il 25 Maggio, quando se non sarà prorogata la licenza di pagamento, il Paese di Putin non potrà materialmente far fronte agli impegni con i titolari americani dei suoi bond: una mossa che aumenta sensibilmente le chance di default della Russia, anche se costringerà lo stesso governo americano a risarcire i creditori americani che hanno prestato i soldi a Mosca.

Il 29 Aprile scorso, Mosca aveva pagato le cedole sul debito per 648 milioni di dollari, scongiurando il default. Un pagamento che fa seguito a quello del 14 aprile precedente, di 447 milioni di dollari, reso possibile grazie ad una deroga alle sanzioni decisa dagli Usa, che autorizzava i titolari di debito russo negli Stati Uniti a riscuotere cedole e capitale in dollari. Deroga che secondo le indiscrezioni riportate da Bloomberg, questa volta il dipartimento del tesoro americano potrebbe non concedere.

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