Attenzione: Salvini e Berlusconi non sono gli unici a dire no alla guerra. La pancia del Paese, dimostrano i dati Swg, vuole silenziare le armi. Ma ha anche capito che Putin non sta vincendo. Il barometro di Roberto Arditti

Possiamo avere tutte le convinzioni di questo mondo sull’opportunità del massiccio sostegno alla resistenza ucraina, ma resta il fatto che l’opinione degli italiani tende ad una versione meno ostile verso la Russia di Putin.

I dati Swg parlano chiaro e ci dicono con una certa nettezza che c’è nella pancia degli italiani un sentimento di opposizione alla guerra che finisce per essere sostanziale disponibilità alla trattativa “adesso e comunque”, nella convinzione probabilmente che da questa situazione possono arrivare solo guai.

 

Non c’è un desiderio vero e proprio di trionfo russo, questo no. Ma certamente c’è un prevalente auspicio verso l’opzione di silenziare le armi, anche a costo di concedere all’aggressione russa una certa quota di soddisfazione.

Per contro gli italiani hanno capito che le cose sul campo non vanno come auspicato al Cremlino, tanto è vero che prevale la sensazione che gli ucraini possano riconquistare terreno proseguendo nella resistenza armata: segno che lo sforzo di comunicazione di Zelensky e le evidenze militari fanno breccia anche dalle nostre parti.

Tutto ciò rende più facilmente comprensibile anche la frattura politica che si è resa ben visibile nel dibattito parlamentare di questa settimana: Salvini, Conte ed anche Berlusconi (a modo suo) cercano di farsi interpreti di un sentimento diffuso e poco o nulla rappresentato dalle scelte del governo.

Emblematico da questo punto di vista è anche il giudizio sull’ingresso della Finlandia nella Nato: quasi un italiano su due lo vede come fonte di problemi.

C’è molto da riflettere su questi dati. La logica di potenza dell’uomo forte alla Putin è fascinosa. Certo sinistramente, diabolicamente fascinosa. Ma non per questo irrilevante. Quel Putin che per vent’anni le classi dirigenti democratiche e riformiste hanno vezzeggiato e ricoperto di elogi. Farne oggi il male assoluto risulta incomprensibile a molti.

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