La responsabile esteri del Pd: “Sull’invio di armi sposo la linea del segretario Letta. Non può esserci la prospettiva di un negoziato se l’Ucraina non resiste. E, se non c’è un negoziato, c’è una capitolazione. A quel punto, i problemi grossi inizierebbero anche per il nostro Paese”

La Nato si allarga e il livello di tensione internazionale sale. Dovrebbe essere partita proprio oggi la candidatura, da parte di Svezia e Finlandia, per fare ingresso nell’Alleanza atlantica. Per ufficializzare l’ingresso dei due Paesi all’interno della Nato, occorre l’unanimità di assensi da parte degli altri membri. Il niet del numero uno di Ankara Recep Tayyip Erdogan pare essere determinato, anche se dalla Casa Bianca trapela ottimismo. Nel frattempo, il dibattito italiano si divide. Tra filo atlantisti e putiniani dell’ultima e penultima ora. “Occorre però fare una distinzione tra i cittadini che legittimamente esprimono le proprie posizioni e chi invece certe uscite le assume ricoprendo una carica politica”. Il monito arriva da Lia Quartapelle, deputata del Pd e responsabile per gli Esteri nella segreteria di Enrico Letta. 

Onorevole, anche chi ricopre ruoli politici ha espresso posizioni filo-putiniste. 

Non c’è dubbio. Ma il mio richiamo è alla responsabilità: chi ricopre un ruolo politico dovrebbe avere coscienza delle conseguenze che affermazioni di un certo tipo possono innescare nell’opinione pubblica. Di base, penso che ci sia una grande sopravvalutazione del ruolo che l’Italia e i partiti politici italiani possono realmente avere nell’ambito della risoluzione del conflitto.

Cosa intende dire?

Un esempio. Non è che se Conte o Salvini dicono che la strada da percorrere è il negoziato, allora Putin percorre quella strada. Occorre, oggi più che mai, essere onesti con i cittadini. Realisticamente, gli unici terreni sui quali l’Italia può incidere sono l’espressione della solidarietà all’Ucraina e l’assetto europeo. D’altra parte, meno solidarietà all’Ucraina significherebbe la vittoria di Putin. Allo stesso modo,  se i Paesi non sono uniti nelle sanzioni da comminare alla Russia significa lasciare spazio economico allo Zar e, infine, se non si rafforza l’Ue si rischia di perdere capacità negoziale.

Come valuta la richiesta di Svezia e Finlandia di entrare nella Nato?

Vedo un passo avanti in termini di consapevolezza. Come ha giustamente osservato il presidente finlandese, la neutralità è stata un elemento di garanzia in passato. Oggi l’unica sicurezza per i paesi è garantita dalle alleanze. Da sole, Svezia e Finlandia non riescono a confrontarsi con le spese militari del secondo esercito al mondo.

Dialogo e negoziati da una parte, aggressione e autoritarismo dall’altra. 

In realtà c’è anche di più di questo. Le candidature dei due paesi che confinano con la Russia restituiscono un’altra prospettiva. Ossia un differente modo di interpretare come ci si propone nel mondo. Da un lato c’è Putin, che lo fa aggredendo gli altri Paesi e punendo coloro i quali non si adeguano agli interessi russi. Dall’altro ci sono i Paesi che, forieri di interessi, ne discutono nell’ambito delle alleanze.

Sia il presidente degli Usa Joe Biden che il segretario di stato Blinken si sono detti fiduciosi che si arriverà a un punto di caduta anche con la Turchia. Eppure Erdogan ha definito Svezia e Finlandia “vivai di organizzazioni terroristiche”. 

Francamente la reputo una mossa strategica da parte della Turchia. Erdogan sta alzando la posta per cercare il più possibile di veder tutelati gli interessi dal suo Paese. Ma devo dire che la sua posizione non mi preoccupa, sebbene il tema legato alla presenza dei curdi in quei paesi sia molto sentito ad Ankara.

A che punto è il conflitto in Ucraina, secondo il suo osservatorio?

Siamo entrati nella fase più difficile della guerra. Questo è il momento nel quale i russi si stanno rendendo conto di aver perso. E gestire le sconfitte è sempre molto difficile. Lo diventa ancor di più in un regime che già in qualche modo era claudicante. Ed è per questo che dobbiamo stare molto attenti.

A cosa?

Dai russi si rischia un gesto estremo della disperazione. Dobbiamo continuare con pervicacia a esprimere la nostra solidarietà all’Ucraina, anche mandando armi.

Questo è un tema che ha diviso anche il Pd.

Personalmente sposo appieno la linea del segretario Letta. Non può esserci la prospettiva di un negoziato se l’Ucraina non è in grado di resistere. E, se non c’è un negoziato, c’è una capitolazione. A quel punto, i problemi grossi inizierebbero anche per il nostro Paese.

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