Il formato del Consiglio commercio e tecnologia (Ttc) già adottato con Washington e Nuova Delhi potrebbe essere esteso anche a Tokyo. Catene di approvigionamento, standard e collaborazione sulle tecnologie emergenti: ecco come si rinsalda il fronte tech delle democrazie

Nel fine settimana si terrà il secondo appuntamento del primo, quello con gli Stati Uniti. Nella recente visita a Nuova Delhi la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha concordato, sorprendendo anche i suoi funzionari, l’avvio di un secondo con il primo ministro indiano Narendra Modi. Il vertice tra Unione europea e Giappone di domani potrebbe gettare le basi per il terzo. Parliamo del Consiglio commercio e tecnologia, anche noto come Ttc.

Il lancio, a settembre dell’anno scorso, di quello con gli Stati Uniti è servito ad allineare le due sponde dell’Atlantico davanti a quello che il segretario di Stato americano Antony Blinken, già nella sua audizione di conferma al Senato oltre un anno fa, definiva un “divario crescente tra tecnodemocrazie e tecnoautocrazie”. Il secondo appuntamento certificherà il formato come la piattaforma ideale per coordinare la risposta transatlantica a Vladimir Putin dopo la guerra contro l’Ucraina e consolidare il fronte democratico contro le tecno-autocrazie in generale. Si prevedono grandi passi avanti su controlli delle esportazioni e dual-use, lotta alle fake news, sicurezza delle catene di approvvigionamento e standard delle telecomunicazioni.

Quello tra Unione europea e India nasce, invece, sulla fiducia “che i valori condivisi e gli interessi comuni (…) offrano una base solida per intensificare una cooperazione strategica più approfondita e reciprocamente vantaggiosa”, hanno spiegato von der Leyen e Modi. Si tratta, hanno aggiunto, di “un passo fondamentale nella direzione di un partenariato strategico rafforzato che andrà a beneficio di tutti i popoli”, europeo e indiano. Parole che, pur con la prudenza europea nel definire l’India una democrazia compiuta, confermano la volontà di lavorare assieme contro l’ascesa delle autocrazie, in particolare la Cina, vero spauracchio per Nuova Delhi.

Al vertice di Tokyo parteciperanno von der Leyen e Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, assieme a Fumio Kishida, primo ministro giapponese reduce da un tour diplomatico con una tappa a Roma. Il Giappone è “il partner strategico più stretto” dell’Unione europea nell’Indo-Pacifico, ricorda il Consiglio europeo evidenziando la risposta comune all’aggressione russa dell’Ucraina. I colloqui si concentreranno su questo e altri temi, tra cui collaborazione in materia di sicurezza e difesa attraverso la Bussola strategica, partenariato in materia di connettività e digitale ma anche commercio.

Sul tavolo, dunque, il rafforzamento delle catene di approvvigionamento – una misura per assicurare la fornitura di materie prime con cui le tecnodemocrazie portano avanti la transizione tecnologica (digitale) e ambientale. Così come l’Unione europea, anche il Giappone è conscio del fatto che la Cina è prossima al monopolio del commercio delle terre rare, avendoci già combattuto una guerra economica. Si aggiungono standard comuni per tecnologie cruciali come i semiconduttori, l’intelligenza artificiale, la sicurezza informatica, il 5G e il 6G. Si tratta di aree che saranno oggetto anche della seconda riunione del Consiglio commercio e tecnologia Unione Europea- Stati Uniti, che si riunirà a Parigi nel fine settimana.

L’avvio di questi formati conferma l’impegno dell’Unione europea al fianco degli Stati Uniti nella difesa del modello democratico per via multilaterale e superando i concetti geografici di Occidente e Oriente a cui invece si rifanno, volendo disegnare le loro aree di influenza con schemi forse datati, la Russia ma soprattutto la Cina (l’Asia agli asiatici, ripete sempre più spesso il leader Xi Jinping, facendo così registrare anche un ridimensionamento degli obiettivi in Europa). Un nuovo Consiglio dovrebbe rafforzare la posizione del Giappone nell’Occidente geopolitico e consolidare i legami dell’industria nipponica con quelle del resto dell’alleanza democratica.

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