Grecia e poi Egitto, non si ferma l’azione di Washington sul dossier gas, vera opportunità in un momento di grandi cambiamenti energetici

Gnl americano, è già record: 11 carichi a giugno in Grecia e “opa” sull’area euromediterranea. Non solo mercato greco, l’impianto di gas naturale liquefatto (Gnl) a Revythousa, che sta per ricevere livelli record di Gnl americano, servirà all’intero costone balcanico. Al momento è strategico anche per la Bulgaria al fine di sostituire il gas russo e anche per garantire la possibilità di interruzioni della fornitura in futuro.

Egeo

Le società Elpedison, More, Met Energy, Depa e Mytilineos invieranno carichi che corrispondono a un totale di 4,3 terawattora (TWh), una dimensione che rappresenta un elemento oggettivo. Il tutto andrà ricalibrato a luglio, quando entrerà in funzione l’unità galleggiante con una capacità di oltre 150.000 metri cubi di Gnl contro i 225.000 mq che è la capacità dei tre serbatoi già esistenti. L’unità Gastrade ad Alexandroupolis sarà attiva entro la fine del 2023, mentre il governo ha deciso di ampliare questa nuova opzione, realizzandone un’altra nel Canale di Corinto.

Per cui si sta così distendendo la nuova strategia energetica del Vecchio continente che, al di là dei quotidiani allarmi che vengono dalla Germania, mostra una linea di condotta per affrontare di petto la crisi energetica. Tra le altre cose la Grecia tramite il Tap riuscirà a far affluire quel gas in Bulgaria e, in prospettiva, ancora più a nord negli altri Paesi balcanici.

Usa

Già prima dell’invasione russa dell’Ucraina le esportazioni di Gnl americano sono balzate ai massimi storici quest’anno, poiché gli Stati Uniti intendono aiutare l’Europa a ridurre la propria dipendenza dal gas di Putin: gli impianti di esportazione lungo la costa del Golfo degli Stati Uniti funzionano quindi a pieno regime e al massimo della loro portata. Secondo gli ultimi dati Iea le esportazioni di Gnl Usa nel febbraio scorso sono aumentate del 51,9% rispetto a dodici mesi prima con principali clienti Turchia, Francia, Spagna, Paesi Bassi e Corea del Sud. Ciò dimostra che l’Europa ha scalzato il versante asiatico come principale importatore di Gnl americano.

Area Med

Anche l’Egitto sta tessendo la sua tela oltreoceano per programmare questa delicata fase. Ne hanno parlato poche settimane fa il ministro egiziano delle risorse minerarie, Tarek al-Molla, e il presidente della Chevron Africa and Latin America Exploration and Production Company, Clay Neff. L’obiettivo è strutturare una cooperazione congiunta relativamente al gas presente nel Mediterraneo orientale e ri-esportarlo utilizzando l’infrastruttura di proprietà dell’Egitto per liquefarlo. Appare evidente che il recente ingresso di Chevron nel mercato egiziano rafforza l’interesse a stelle e strisce per quel Paese e, in prospettiva, per l’intera area del mare nostrum, tornata strategica alla voce energia, come dimostra anche la partecipazione all’Egypt International Petroleum Conference and Exhibition “EGYPS 2022”.

Germania

Più Gnl americano in virtù di meno gas russo è un’equazione che in Germania sta sollevando alcune critiche. Come quella di Hans-Werner Sinn, ex presidente dell’Ifo Institute for Economic Research di Monaco di Baviera, secondo cui un embargo sul gas russo non ha senso. “Il 48 per cento delle famiglie tedesche riscalda con il gas e metà del gas proviene dalla Russia. Senza il gas russo, la Germania incontrerebbe enormi difficoltà, almeno a breve termine”, ha detto sulla stampa teutonica, aggiungendo che la dipendenza unilaterale dalla Russia “ci ha portato in una trappola, in questa trappola ora ci stiamo dimenando”. Nel Paese non mancano le voci nostalgiche del Nord Stream 2, il gasdotto bloccato dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Tra l’altro è stato deciso di sciogliere la fondazione e il Cda di tre membri guidato da Erwin Sellering, l’ex premier regionale dello Stato, creata per finalizzare il progetto del gasdotto eludendo le potenziali sanzioni statunitensi. Manuela Schwesig, primo ministro socialdemocratico dello Stato, ha annunciato ieri che verrà sciolta.

Il tutto mentre sono pronti i “gas-bond” ovvero lo strumento europeo da 300 miliardi di euro entro il 2030 per liberarsi dalla dipendenza delle forniture energetiche russe. Soldi che andranno sapientemente riversati nelle energie rinnovabili, nell’efficienza energetica, nel biometano e nell’idrogeno verde, così come fu scritto ai tempi del Covid nel tomo del Next GenerationEu.

@FDepalo

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