Con un investimento nel settore energetico da 25 miliardi all’anno, ovvero l’1% del totale globale, l’Africa nell’arco di un decennio avrebbe la possibilità di garantire l’accesso all’energia a centinaia di milioni di persone. Il direttore Birol parla dell’Africa Energy Outlook 2022

Parlando prima del rilascio dell’African Energy Outlook 2022 dell’International Energy Agency, Fatih Birol, direttore esecutivo dell’organismo energetico con sede a Parigi, ha affermato che solo il 7% dei flussi totali di finanziamento sul clima varati dalle economie avanzate per i paesi in via di sviluppo va alle nazioni africane.

“A mio avviso, la più grande barriera di fronte allo sviluppo economico africano è la mancanza di accesso all’energia”, ha detto al Financial Times. Circa 600 milioni di persone in Africa, ovvero il 43% della popolazione, non hanno accesso all’elettricità. L’accesso universale all’energia potrebbe essere raggiunto entro il 2030 attraverso investimenti di 25 miliardi di dollari all’anno, equivalenti ad appena l’1% dell’investimento energetico globale totale, secondo lo studio dell’AIE.

Le energie rinnovabili, tra cui l’energia solare, eolica, idroelettrica e geotermica, potrebbero fornire l’80% della nuova capacità di generazione richiesta entro il 2030, secondo lo studio. L’Africa ospita il 60 per cento delle migliori risorse solari a livello globale, ma ha solo l’1% della capacità installata di energia solare.

“Il futuro energetico del continente richiede sforzi più forti sul terreno sostenuti dal sostegno globale”, ha detto Birol. Ma il problema sta nel fatto che sebbene l’importo dei fondi a livello globale sarebbe minimo, l’Africa in questo periodo particolarmente è oggetto di interessi e competizioni internazionali. Nonostante l’attenzione alle energie rinnovabili, l’Africa avrebbe anche bisogno di produrre ulteriori 90 miliardi di metri cubi all’anno di gas naturale entro il 2030 per l’industrializzazione del continente, afferma lo studio dell’AIE.

Un aumento dell’offerta di gas naturale viene indicata come necessaria per i produttori di fertilizzanti, acciaio e cemento, nonché per la desalinizzazione dell’acqua. L’Africa produce circa 240 miliardi di metri cubi di gas naturale, in gran parte in Egitto, Algeria e Nigeria. Circa due terzi vengono consumati nel continente, mentre il resto viene esportato tramite gasdotto o gas naturale liquefatto. La percentuale è destinata ad aumentare visto che alcuni Paesi europei hanno rinnovato accordi energetici con partner africani per accelerare lo sganciamento dalla dipendenza russa.

Secondo Birol, nel biennio 2019-2021 l’accesso all’elettricità in Africa è diminuito del 4% dopo un miglioramento che dura da una decina di anni.

Il rallentamento della crescita economica, le interruzioni della catena di approvvigionamento e l’aumento dei prezzi del carburante a causa di una serie di crisi sovrapposte hanno danneggiato il sistema energetico africano, contribuendo a un forte aumento della povertà estrema, ha detto Birol: “Quest’anno mi aspetto che la stessa tendenza negativa possa continuare”.

Per il direttore dell’Iea è giusto che l’Africa sviluppi più risorse di idrocarburi, in particolare perché la maggior parte di tale produzione sarebbe stata utilizzata a livello nazionale, anche perché “non puoi usare l’eolico o il solare, almeno ora, per costruire quelle industrie”. Un dato è chiaro: dalle stime, se anche venissero sviluppati tutti i 5mila miliardi di metri cubi di riserve di gas naturale conosciute e non sfruttate in Africa, le emissioni di tali progetti aumenterebbero solo la quota di emissioni globali dell’Africa dal 3 al 3,5%, ha aggiunto.

L’Africa Energy Outlook dell’Iea precede la riunione sul clima COP27, che si terrà in Egitto a novembre. È probabile che l’incontro si traduca in una “grande spinta” sugli investimenti in energia pulita nel continente africano. “Potrebbe essere — per Birol — un’ottima opportunità per mettere il progresso energetico dell’Africa al centro della conversazione internazionale sull’energia e sul clima”.

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