Il viaggio di Salvini, gli attacchi della diplomazia di Putin ma anche la situazione del grano. I temi al centro della convocazione concordata dal ministro Di Maio con il premier Draghi. Il diplomatico, non invitato al Quirinale per il 2 giugno, prepara la vendetta

L’ambasciatore Ettore Sequi, segretario generale del ministero degli Esteri, ha convocato questa mattina alla Farnesina, su istruzione del ministro Luigi Di Maio, Sergey Razov, ambasciatore della Federazione Russa in Italia. Come evidenzia la nota diffusa dalla Farnesina, la convocazione è avvenuta “di concerto con Palazzo Chigi”, dove il presidente del Consiglio Mario Draghi potrebbe essere rimasto piuttosto infastidito delle recenti accuse della diplomazia russa. È la terza volta che l’ambasciatore Razov viene convocato alla Farnesina dal 24 febbraio scorso, quando è iniziata l’invasione russa dell’Ucraina.

I PRECEDENTI

L’ambasciatore Razov in questi giorni è stato al centro delle cronache e delle polemiche. Basti pensare agli incontri con Matteo Salvini, segretario federale della Lega, per organizzare una missione a Mosca. O alle dure parole utilizzate contro la politica e la stampa italiane dopo la missione di “aiuti” per il Covid-19: “Le relazioni si sono deteriorate non per nostra scelta”, ha detto in un’intervista a LaPresse. “Questo tentativo dei media italiani di dipingere la missione umanitaria russa in Italia come un’operazione di spionaggio danneggia le relazioni tra Mosca e Roma”.

Se le relazioni si sono deteriorate è anche per la reazione fortemente europeista e atlantista di Roma all’invasione russa dell’Ucraina. È qualcosa che ha sorpreso Mosca, che aveva scommesso proprio sull’opposto, cioè sulle divergenze europee, per spaccare il fronte occidentale e chiudere la cosiddetta “operazione speciale” in poco tempo. A metà maggio il clima gelido tra Roma e Mosca è emerso con le espulsioni diplomatiche decise dalla Russia in risposta a quelle italiane di poche settimane prima. La Farnesina aveva preso atto della risposta ritorsiva. Ma, come raccontato su Formiche.net, la mossa di Mosca era, per quantità e qualità, sproporzionata rispetto a quella di Roma di inizio aprile, motivata – per giunta – da ragioni di sicurezza nazionale.

LA VERSIONE DI ROMA

Nel corso dell’incontro, iniziato alle 11, l’ambasciatore Sequi “ha respinto con fermezza le accuse di amoralità di alcuni rappresentanti delle istituzioni e dei media italiani, espresse in recenti dichiarazioni dal ministero degli Esteri russo”, si legge in una nota. Inoltre, ha “rigettato le insinuazioni relative al presunto coinvolgimento di media del nostro Paese in una campagna anti-russa”.

L’ambasciatore Sequi “ha rinnovato la condanna per l’ingiustificata aggressione all’Ucraina da parte della Federazione Russa. Egli ha ribadito l’auspicio del governo italiano che si possa giungere presto a una soluzione negoziata del conflitto su basi eque e di rispetto della sovranità ucraina e dei principi del diritto internazionale. Ha infine sottolineato l’importanza di definire rapidamente un’intesa per sbloccare le esportazioni di grano dai porti ucraini al fine di evitare gravi conseguenze per la sicurezza alimentare globale”, conclude la nota.

LA VERSIONE DI MOSCA

Si tratta di “dichiarazioni presuntamente ‘inammissibili e offensive’”, ha spiegato l’ambasciata russa a Roma in una nota. L’ambasciatore Razov, si legge nella stessa “si è soffermato sulle dichiarazioni talvolta inaccettabili di alti funzionari italiani nei confronti della Russia e della sua leadership”. Il riferimento sembra essere a Di Maio che, difendendo la stampa italiana, aveva spiegato che “l’Italia rispetta il popolo russo, che nulla c’entra con le folli scelte di Putin”. Nelle scorse settimane lo stesso ministro aveva definito il presidente russo “un animale” per poi definire scusarsi per “i toni troppi” alti spiegando: “Non volevo e non voglio offendere nessuno, ma la sua guerra è atroce e va fermata”.

Alla Farnesina l’ambasciatore Razov ha poi “sottolineato che la linea di propaganda che sta dominando nei media italiani difficilmente può essere qualificata altrimenti che come ostile”, si legge nella nota. “Ha chiesto moderazione ed equilibrio, tradizionali per la politica estera italiana, nell’interesse del mantenimento di relazioni positive e di cooperazione tra i popoli russo e italiano a lungo termine”. Infine, “sono stati forniti chiarimenti anche in relazione alle proposte dell’Italia per porre fine al conflitto in Ucraina e agli appelli per lo sblocco delle esportazioni di grano dai porti ucraini”.

RAZOV DELUSO, LA VENDETTA…

L’ambasciatore Razov non è stato invitato al Quirinale lo scorso 2 giugno, per la prima volta. A LaPresse ha masticato amaro: “In tutti questi anni io e mia moglie abbiamo assistito con grande piacere al solenne ricevimento del presidente della Repubblica italiana in occasione della Festa nazionale con esibizioni di eccellenti gruppi musicali. Niente da fare, la politica è politica”. C’è già chi aspetta la sua venuta. Appuntamento il 12 giugno, quando dopo due anni di pandemia tornerà in presenza la festa per la Giornata della Russia a Villa Abamelek, la sua residenza ufficiale con un parco di 27 ettari nei pressi del Gianicolo.

E allora, occhio agli inviti.

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