Dopo giorni di rendimenti alle stelle, a Francoforte sembrano aver capito che alzare i tassi senza garantire una protezione in caso di eccessivo costo del debito non è un buon affare. E allora si corre ai ripari, alzando lo scudo e reinvestendo sui titoli pubblici

Forse sarà stato il campanello di allarme degli spread sovrani, detonati dopo la decisione, in realtà telefonata da tempo, di aumentare il costo del denaro. Fatto sta che Christine Lagarde ha deciso di correre ai ripari, o almeno provarci. Troppo rischioso mettere sotto pressione i debiti sovrani, Italia in testa, quando la crescita perde giorno dopo giorno colpi, sotto l’urto dell’inflazione e della crisi energetica (Eni oggi ha annunciato una riduzione del 15% dei flussi di gas dalla Russia).

E così la Bce ha annunciato la convocazione di una riunione straordinaria del Consiglio direttivo. L’incontro è stato deciso dopo diversi giorni di rialzi dei rendimenti e allargamenti dei differenziali sui tassi tra titoli di Stato dell’area euro, dinamiche che si sono innescate dopo le decisioni prese dalla stessa Banca centrale la scorsa settimana.

APPUNTAMENTO CON LO SPREAD

La riunione di oggi è stata fissata, secondo quanto riferito un portavoce dell’istituzione monetaria, con all’ordine del giorno l’esame delle “attuali condizioni di mercato”. Ieri i tassi sui Btp italiani hanno raggiunto il 4,23%, ai massimi dall’autunno del 2013, mentre lo spread rispetto ai Bund è salito a 250 punti base (2,5 punti percentuali). In mattinata queste voci hanno segnato un parziale ripiegamento, con i rendimenti al 4% e lo spread a quota 227 punti base.

Fino ad oggi la prossima riunione del Consiglio, peraltro non operativa sulla politica monetaria, era fissata per mercoledì prossimo, il 22 giugno. Ma ieri Isabel Schnabel, una dei componenti del Comitato esecutivo della Bce aveva avvertito che l’istituzione era pronta a “rispondere alle dinamiche di mercato destabilizzanti. Per questo siamo monitorando attentamente gli sviluppi dei mercati” (qui l’intervista all’economista Gustavo Piga). Ribadendo che “non tollereremo cambiamenti nelle condizioni di finanziamento che vadano oltre i fondamentali e che minaccino la trasmissione della politica monetaria”. Alla fine, dopo una riunione di oltre tre ore con i governatori centrali, l’Eurotower ha deciso. Ma cosa?

SI RIAPRE L’OMBRELLO

Francoforte ha annunciato che contro l’allargamento degli spread sui tassi dei titoli di Stato interverrà immediatamente effettuando “con flessibilità” le operazioni di acquisto per il rinnovo dei titoli accumulati con il programma anticrisi Pepp. Al tempo stesso, con un comunicato diffuso al termine di una riunione straordinaria del Consiglio direttivo, la Bce ha aggiunto che lo stesso Consiglio “ha dato mandato ai comitati dell`Eurosistema e ai suoi servizi interni (della stessa Bce) di accelerare i preparativi per completare un nuovo strumento” anti spread, da sottoporre poi all’esame dello stesso Consiglio.

Allargando lo spettro delle considerazioni, il board si è riunito “per uno scambio di punti di vista sulla situazione dei mercati attuale. Da quando è stato avviato il processo di graduale normalizzazione della policy, il Consiglio si è impegnato a intervenire contro la recrudescenza di rischi di frammentazione. La pandemia ha lasciato vulnerabilità persistenti nell’economia dell’area euro, che stanno contribuendo a una trasmissione disomogenea della normalizzazione della politica monetaria tra le giurisdizioni”.

MENO BCE PER L’ITALIA

Eppure c’è chi pensa che l’Italia debba emanciparsi da Francoforte. E chi lo pensa è il principale banchiere italiano. “Noi in Italia non abbiamo un problema di sostenibilità del debito pubblico. Questo deve essere un messaggio chiaro. Il tema è se poi però vogliamo essere liberi e indipendenti. Che si parli solo di indipendenza energetica e alimentare e non si parli anche di indipendenza finanziaria mi pare un’idiozia”, ha affermato il ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, intervenuto al convegno Young Factor organizzato a Milano dall’Osservatorio permanente Giovani-Editori.

Secondo Messina, quando metà del debito pubblico viene finanziato dalla Bce il tema è l’indipendenza dall’Europtower. “L’Italia è forte, ha la forza e le condizioni strutturali per fare le cose in autonomia e deve fare le cose in autonomia senza essere attaccata al bocchettone di Francoforte, soprattutto considerato che è un Paese che ha dieci trilioni di risparmi. Servono piani che accelerino la crescita, ma riducano la dipendenza dalla Banca centrale Partiamo da quello che abbiamo nel nostro Paese, sempre nella logica di avere sostenibilità e indipendenza, ma il debito pubblico non ho dubbi che sia sostenibile”.

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