La volontà di ritornare alle origini del pensiero “popolare”, per riscoprire la buona politica, è una esigenza avvertita da tanti che ancora credono nel Popolarismo, purtroppo in pochi sono pronti a caricarsi di un ideale tanto arduo

Silvio Berlusconi, Michele Emiliano e Manfred Weber, capogruppo del Ppe a Strasburgo, nel disordine politico attuale riportano all’ordine del giorno la questione Partito popolare europeo, gruppo parlamentare di maggioranza a Strasburgo, composito, eterogeneo, multiforme che sintetizzando potrebbe definirsi semplicemente moderato.

Il Ppe nato sul modello democristiano, dopo la scissione proprio dell’ala Dc, ha abbandonato il pensiero del “popolarismo” sturziano. Un coacervo di consevatorismi, moderatismi guida oggi il più numeroso gruppo al Parlamento europeo. Incontra però difficoltà a proporre linee politiche peculiari, moderne, conformi alla domanda di buon governo delle comunità del Vecchio Continente, proprio perché disomogeneo, privo di una visione politica comune.

La volontà di ritornare alle origini del pensiero “popolare”, per riscoprire la buona politica, è una esigenza avvertita da tanti che ancora credono nel Popolarismo, purtroppo in pochi sono pronti a caricarsi di un ideale tanto arduo. L’impegno dei cattolici in politica nasce concretamente dopo la Rivoluzione Francese, quando un nuovo ordine politico e sociale emerge, per avere istituzioni più coerenti col cambiamento in atto. Il problema fu colto in campo cattolico, Federico Ozanam, fondatore della San Vincenzo de Paoli, fu tra i primi a capire che cattolicesimo e democrazia dovevano incontrarsi. Si percepì che un’idea di democrazia cristiana, contraddistinta da una visione economica e sociale a favore dei ceti più deboli era indispensabile. La politica del “trono e dell’altare” stava per essere seppellita, bisognava percorrere vie nuove.

È in questo contesto, con questi uomini, che tra i cattolici prendeva forma l’idea di democrazia e di democrazia cristiana. Ideale che si afferma, ed è tuttora applicato nel concreto, superando ostacoli di natura teorica e pratica. Il 18 gennaio 1919 don Luigi Sturzo e la piccola costituente popolare annunciavano la nascita del Ppi (Partito popolare italiano). È l’inizio di un nuovo impegno dei cittadini nella vita delle istituzioni, attraverso la partecipazione democratica, che consentì crescita della democrazia e maggiore libertà.

Berlusconi, Emiliano sono disponibili oggi a percorrere tale sentiero, mutatis mutandis, assegnando rinnovata dignità e prestigio alla democrazia in Italia e in Europa? Il programma, originale e innovativo per l’epoca, incontrò consensi e critiche, anche aspre, da parte di chi temeva il successo di un partito che parlava il chiaro linguaggio della democrazia e della libertà, e che sarebbe stato il soggetto politico cerniera per cattolici e non, spinti ad assumere ruoli di responsabilità pubbliche, che altri avevano tenuto ai margini della vita politica.

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