Intervista all’ex ministro Dc, nove legislature: bravo Di Maio, ha fiuto e la sua è un’operazione di respiro politico. Grande centro? Serve un grande popolo. Da Renzi a Calenda fino a Carfagna, le pagelle di un veterano

Gerardo Bianco sale in cattedra, disinvolto e quasi svogliato. “Non si può fare il grande centro senza un grande popolo”. Lezione numero uno, prendere appunti. L’ex ministro Dc, nove legislature in Parlamento e una vita nella Balena bianca, parla alla nuova classe di centristi wannabe. È affollata, più del solito. In prima fila c’è Luigi Di Maio, il grande regista della scissione grillina.

Bianco, partiamo da lui. Ha un consiglio per il ministro scissionista?

Ho un appunto, positivo. Di Maio ha fatto passi da gigante, ha un fiuto tutto partenopeo per capire la politica. Ha avvertito per tempo l’esigenza di abbandonare le tendenze alla Masaniello del primo Movimento. Lui sì, Conte no.

Cosa non ha capito Conte?

Che il Movimento è un aggregato di posizioni contrastanti, di forze disgregatrici. Serve una nuova forza autonoma, indipendente. Di Maio fa bene a ripartire dai comuni: chi lavora sul territorio conosce l’importanza della comunità.

Opportunismo, accusa fra gli altri Roberto Fico.

Fico sbaglia, qui non c’entra il potere, è una questione politica. Che Di Maio riesca nell’impresa è tutto da dimostrare.

Parliamo di politica allora. Esiste o no questo grande centro?

Esiste un indirizzo politico, non una struttura, ed è giusto così. In questo momento l’Italia ha bisogno di forze politiche che trovino una mediazione per dare soluzioni concrete ai problemi del Paese. Ma una cultura di centro non si costruisce solo invocandola: serve una visione di civiltà, della politica estera, una teoria economica e sociale. E soprattutto un popolo.

A giudicare dai sondaggi di popolo è difficile parlare…

Stiamo assistendo agli stessi errori di chi trent’anni fa pensava di cancellare la storia del popolarismo e della sinistra con schemi geometrici. Sono state smontate intere storie politiche per lasciar spazio al deserto. Senza punti di riferimento, senza fede, non stupisce che la gente cambi bandiera.

Torniamo alle pagelle. Di Maio le piace. E Calenda?

Un personaggio di valore, sa come si governa. Pone troppe pregiudiziali, in politica si deve anche sperimentare, troppo facile dire solo cosa non va: Calenda è un continuo teatro di Di Filippo. Se volesse potrebbe farsi portatore di una grande serietà realizzatrice.

Renzi può essere della partita?

Intuito politico di livello, si è inguaiato per il suo carattere. Se tempera la sua fiorentinità e fa prevalere l’intelligenza è una risorsa indiscutibile. Può rimediare all’errore di cinque anni fa, quando ha rinunciato a gestire quel 40% del referendum.

Rimane il centro a destra. Mara Carfagna, ad esempio.

Carfagna, Brunetta, ci sono persone di indiscusso valore in Forza Italia. Ahimè sono paralizzati dalla magia di Silvio Berlusconi. Chissà che non si sveglino in tempo.

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