La criptomoneta crolla, perdendo oltre il 13% e scendendo sotto i 25 mila dollari così come non si vedeva dal 2020. Si tratta dell’ennesima dimostrazione della volatilità del mercato digitale. Questa volta a spingere al ribasso il settore c’è anche la piattaforma di prestiti Celsius, che ha bloccato le operazioni per le “condizioni estreme del mercato”

Il crollo di Bitcoin è rumoroso quanto storico. Il valore di 23.970 dollari non lo raggiungeva infatti dal dicembre del 2020. Dopo esser caduta a 24.487 perdendo l’11,23%, alla regina delle criptovalute non si è aperto il paracadute ed ha toccato un drammatico -13,03% nelle ultime ventiquattro ore. Da venerdì, la perdita è stata quasi del 20%. Numeri importanti (ma altamente negativi) che rispecchiano ancora una volta l’imprevedibilità della criptomoneta e di quanto sia succube alle variabili esterne, inflazione inclusa.

A svegliarsi con questa doccia fredda non è stata solo Bitcoin, ma l’intero mondo cripto. L’altra grande valuta digitale, Ethereum, ha perso il 17% (-30% da venerdì) ma, in generale, è tutto il settore ad esser andato sott’acqua, perdendo il 10% della propria capitalizzazione e scendendo sotto il mille miliardi di dollari. L’ultima volta che si trovava in questa situazione era il gennaio del 2021, mentre per capire l’entità della drastica contrazione basti pensare che a novembre scorso il valore della capitalizzazione era oltre il triplo di adesso. “Le cripto restanoalla mercé della Fed e strettamente correlate al Nasdaq e agli altri asset di rischio”, ha dichiarato Antoni Trenchev di Nexo, piattaforma legata all’agenzia Bloomberg. “Siamo arrivati a sentire previsioni sul Bitcoin a 15mila dollari o anche sotto i 10mila, il che dice molto sul tipo di scenario macro che le monete virtuali stanno affrontando per la prima volta, oltre ai livelli di paura”.

Tuttavia, siamo in presenza solo dell’ultimo scossone nel mondo delle criptovalute. Solo pochi giorni fa, la blockchain Terra USD  – che aveva l’obiettivo di generare stablecoin e legarle a valute fiat – e la sua criptomoneta Luna sono crollate ancora una volta. Anche il tentativo di rivitalizzare la moneta digitale, infatti, è risultato l’ennesimo buco nell’acqua, con un valore altamente al di sotto delle aspettative. Probabilmente, a pesare molto è la grande concorrenza ma, per alcuni analisti del settore, a remare contro è stata anche Celsius Network.

La piattaforma britannica ha negato ogni suo coinvolgimento e oggi si ritrova a prendere una decisione come mai prima, che ha influenzato non poco il crollo di Bitcoin&Co. Celsius – tra le più grandi società di prestito di criptovalute, con un patrimonio che supera i venti miliardi,  permette ai suoi 1,7 milioni di utenti di depositare le proprie monete digitali, godere del loro rendimento annuo che ripaga fino al 18,63% o di prestarle per altri progetti su cui la società ottiene altri rendimenti. Ebbene, la società ha deciso di interrompere queste attività viste le “condizioni estreme del mercato”. Gli asset depositati nel mese di maggio ammontano a meno di 12 miliardi di dollari, la metà rispetto a dicembre.

Il blocco è stato quindi necessario per “la nostra intera comunità, al fine di stabilizzare la liquidità e le operazioni mentre adottiamo misure per preservare e proteggere i beni”, ha affermato l’amministratore delegato della piattaforma Alex Mashinsky. Questo nonostante nel weekend arrivassero rassicurazioni di fronte alle accuse degli utenti che non riuscivano ad effettuare prelievi. Avevano ragione, come confermato anche dal crollo del token Celsius nelle ultime ventiquattro ore, pari al 33%. Poche ore dopo, anche Binance ha dovuto intraprendere la stessa strada. La più grande piattaforma al mondo di scambio di criptovalute ha sospeso temporaneamente tutti i prelievi di Bitcoin “a causa di una transazione bloccata che causa un arretrato”. La società pensava di risolvere il problema in massimo trenta minuti, ma poi il Ceo Changpeng Zhao ha dovuto rivedere la sua stima iniziale ammettendo come ci volesse più tempo. L’impatto interesserà “solo la rete Bitcoin” che possono ancora essere ritirati su altre reti “come BEP-20”.

Tra l’altro, ritornando a Celsius, l’azienda si è trovata a dover fornire giustificazioni sul suo operato già ad aprile, quando le autorità del Texas e del New Jersey le hanno messo gli occhi addosso, tanto che la piattaforma ha smesso di garantire conti fruttiferi a investitori non registrati negli Stati Uniti. Ora il nuovo crollo le ha fatto abbassare la serranda per respingere anche le richieste di prestito.

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