Colloquio con il viceministro dello Sviluppo Economico che ha convocato, assieme al ministro Giorgetti, il tavolo nazionale della Chimica: “Sarà un’occasione per confrontarci direttamente con tutti gli attori del settore, al fine di pianificare una strategia industriale adeguata ad uno scenario europeo e internazionale ormai mutato”

Malgrado sia alla base della stragrande maggioranza delle filiere produttive del Paese, della Chimica in Italia si parla sempre abbastanza poco. In realtà, negli ultimi mesi è uno fra i settori che in assoluto sta subendo importanti sconvolgimenti. L’ottica è la proiezione della chimica verso il futuro, il che comporta impianti con impatti ambientali ridotti. Nel frattempo, però, i vecchi siti produttivi si stanno gradualmente spegnendo. L’esempio è quello del cracking di Porto Marghera, che sta preoccupando molti a partire dai sindacati, sul quale si addensano una serie di incertezze. Chi si sta occupando con interlocuzioni continue e confronti del settore, cercando di salvarlo ma al tempo stesso di proiettarlo verso le nuove esigenze del mercato è il viceministro allo Sviluppo Economico, Gilberto Pichetto Fratin. 

Questa settimana è in programma il tavolo nazionale della chimica. Quali saranno i punti principali all’ordine del giorno?

Mercoledì al Mise, insieme al ministro Giorgetti, incontrerò aziende, associazioni di categoria, sindacati e istituzioni coinvolte per fare il punto sulle principali questioni legate alla chimica nazionale. Sarà un’occasione per confrontarci direttamente con tutti gli attori del settore, al fine di pianificare una strategia industriale adeguata ad uno scenario europeo e internazionale ormai mutato. Al tempo stesso, credo verrà affrontata e discussa la non più rinviabile e preoccupante situazione creatasi nell’area industriale di Siracusa, legata al sequestro disposto dalle autorità giudiziarie del depuratore consortile. Comprendendo l’angoscia delle tante famiglie e delle imprese che stanno vivendo con lo sgomento di veder sfumati anni di lavoro, occorre valutare la fattibilità del sequestro che comporterebbe inevitabilmente la chiusura di tutti gli impianti.

 In una recente intervista al Sole 24 ore l’assessore regionale dell’Emilia-Romagna Vincenzo Colla si è detto poco fiducioso per il futuro della chimica in Italia. Concorda?

L’industria chimica italiana avrà chance di rinascita nella misura in cui, al pari degli altri settori industriali, saprà in grado di gestire il cambiamento, di natura economico, commerciale e soprattutto ambientale, che è alla base delle sfide dei giorni nostri.

La sfida della transizione ecologica come convive con processi di riconversione che comunque necessitano di diversi anni?

La transizione ecologica presuppone, nella chimica così come in tutte le altre realtà coinvolte in questo processo, tempi fisiologici di adeguamento tecnologico più o meno ampi a seconda del settore interessato. Le normative europee ne tengono conto, anche se prevedono un impegno, a mio avviso eccessivo, sin da subito. È necessario quindi interpretare quanto prima il cambiamento in atto adeguando, ove possibile, gli impianti esistenti alle nuove esigenze ambientali e trasformando processi chimici ormai datati in nuove sfide più avanzate. Ne è un esempio la riconversione del Polo di Porto Marghera, il cui dibattito è vivissimo presso questo ministero, che nell’arco temporale di 3 anni vedrà implementati circa 500 milioni di euro di investimenti. Ripeto, è però fondamentale iniziare immediatamente.

Basell per mantenere forniture e infrastrutture ha chiesto garanzie a Eni. Ci sono novità in ordine al contratto in scadenza nel 2024?

Il ruolo del MiSE, in quanto istituzione, non è quello di entrare nell’accordo tra le parti ma piuttosto di limitarsi per quanto possibile ad agevolarlo nell’auspicio che si raggiunga in tempi brevi un accordo soddisfacente per entrambe le Società.

Ci sono investimenti realizzabili con i fondi Pnrr che siano spendibili sul versante della Chimica e della riconversione degli impianti?

La Chimica ha un ruolo chiave nel perseguire nel concreto la transizione ecologica. Penso alle tecnologie innovative per l’efficienza energetica degli edifici o per una mobilità ecosostenibile, al riciclo chimico per il riutilizzo della CO2 e per l’idrogeno pulito. Ma serve al contempo concretezza: a garanzia della continuità e della ricerca e dello sviluppo, fino a quando l’innovazione non sarà sviluppata in modo adeguato alle esigenze di mercato, andrebbero evitati atteggiamenti inutilmente punitivi nei confronti dei prodotti o processi di precedente generazione. Non possiamo permetterci lo stesso puntiglio  ideologico cosi come sta accadendo nel settore automotive. Le imprese del settore hanno dunque la necessità di ricevere le giuste rassicurazioni: il Governo sarà al loro fianco nello sviluppo di nuove tecnologie ma soprattutto nella adeguata riconversione industriale.

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