Il governo di Xi Jinping promuove un’ulteriore normativa per controllare i commenti online, che prevede la verifica dei contenuti prima della pubblicazione. E sugli editori e giornalisti…

 

Il governo cinese stringe ancora la libertà di espressione sui social network. Dopo gli ultimi episodi di proteste in rete contro i lockdown e la politica zero Covid, l’amministrazione di Pechino ha preparato una nuova bozza di legge per controllare le piattaforme in rete e verificare la natura dei contenuti prima della pubblicazione.

Il quotidiano South China Morning Post ha riferito che la nuova normativa esige agli amministratori dei social network di usare un gruppo di moderatori di contenuti, consono con la scala del servizio, per migliorare la qualità professionale del personale responsabile di controllare i contenuti. La direttiva sarebbe partita dall’Amministrazione del Cyberspazio della Cina (Cac).

Nel documento, pronto per l’approvazione del governo, ci sarebbero anche le multe e le penalizzazioni per i reati commessi sui social, tra cui anche la sospensione totale delle funzioni e i servizi della piattaforma. È previsto anche l’obbligo di registrazione dell’identità reale di chi pubblica i commenti in rete, così come l’obbligo di mostrare la geolocalizzazione.

La nuova legge si aggiunge alle regole imposte da Pechino nel 2017, quando è iniziato l’obbligo di controllare i commenti degli utenti sulle notizie pubblicate online e l’approvazione previa da parte delle autorità dei tweet di editori e giornalisti.

Pochi giorni fa, Li Jiaqi, una star della rete in Cina, è stato vittima della censura, scatenando la rabbia della sua community. Del giovane non ci sono più tracce sui social. Poche ore prima dell’inizio delle commemorazioni della repressione in Piazza Tiananmen, Li aveva mostrato in diretta una torta con la raffigurazione di un carro armato.

La trasmissione live è stata interrotta, proprio nel momento in cui la telecamera riprendeva il carro armato fatto di cioccolata. Da quel momento non ci sono più messaggi, post o video di Li e sui motori di ricerca cinesi il suo nome è completamente scomparso. La Cina ha eliminato dai libri ogni riferimento al massacro di Tiananmen a Pechino nel 1989. La storia è censurata in rete e molti giovani non sanno cosa significa l’immagine dell’uomo solo, fermo davanti ai carri armati.

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