Oggi il ministro degli Esteri si attesta finalmente su una solida e seria posizione filo europea e atlantista. Nonostante i suoi gravi errori e le troppe giravolte, non avrei dubbi ad optare per la sua posizione. Il commento di Luigi Tivelli

I quotidiani di carta, a cominciare dai grandi giornali, stanno dedicando paginate e paginate al duro confronto-scontro fra Luigi Di Maio e Giuseppe Conte in seno ai cinque stelle. In fondo, la cosa ha una certa motivazione perché purtroppo il Movimento cinque stelle, nonostante le tante defezioni subite è ancora il partito di maggioranza relativa in Parlamento (di questo passo non so ancora per quanto).

In un mio recente articolo per Formiche.net sul reddito di cittadinanza, ho fatto una analisi degli errori compiuti da Di Maio quando pretese la vice presidenza del Consiglio nel governo Conte 1 e anche due dicasteri pesanti come il ministero del lavoro e quello dello sviluppo economico. Di Maio poi ha fatto errori anche più rilevanti non solo rispetto all’impostazione del reddito di cittadinanza ma anche nei modi peggiori possibili: la richiesta di impeachment per Mattarella, l’innamoramento per il gilet gialli francesi, in una certa fase gli atteggiamenti tendenzialmente un po’ filo cinesi, il giustizialismo della prima ora.

Il fatto a questo punto è che Luigi Di Maio, a forza di errori (“tutti nella vita facciamo degli errori, l’importante è imparare dagli errori” sosteneva Karl Popper), a forza di sbagliare qualcosa ha imparato e oggi si attesta finalmente su una solida e seria posizione filo europea e atlantista, essendo anche una buona spugna e sapendo seguire i consigli dei buoni diplomatici che lo attorniano. È quindi un dignitoso ministro degli esteri.

Ma tornando al conflitto fra Di Maio e Conte, mi sembra indubbiamente che sia l’ex premier (per fortuna ritrovata…) Giuseppe Conte e apparente leader dei cinque stelle a sbagliare, con quel continuare a distinguersi dalla posizione del governo sulla guerra e con tutto quello che abbiamo letto in tanti giorni negli scorsi e in questi giorni. Dovetti fare un ritratto politologico dell’ex premier Conte e tra l’altro ricordai che, come osservano i migliori scienziati politici, il processo di trasformazione da premier in leader è molto più difficile che non il processo da leader in premier e mi sembra che come leader politico Conte non abbia conseguito molti successi e stia avviando i cinque stelle verso una rotta ancora più sbagliata della solita.

Se penso a come è finita la strategia immaginata da Goffredo Bettini che aveva individuato in Conte il leader di tutto il centrosinistra, mi vengono un po’ i brividi. E non vorrei certo essere al posto di quella pur persona seria che è Enrico Letta che predica il “campo largo” e se si guarda dal lato cinque stelle rischia di non trovarvi patate… Sono certo al 100% che non mi capiterà mai di dover scegliere tra Conte e Di Maio non essendo una sorta di militante o sostenitore dei cinque stelle, ma se fossi proprio costretto a farlo a questo punto, nonostante i suoi gravi errori e le troppe giravolte, non avrei dubbi ad optare per la posizione di Di Maio, pur essendo io imparziale e osservando le vicende della politica senza il minimo spirito settario e con un atteggiamento distaccato e al di sopra delle parti.

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