Il proprietario di Tesla punta il dito contro il consiglio d’amministrazione e parla di chiara violazione degli accordi. Una polemica già nota e per cui non sono bastate le dichiarazioni del Ceo Agrawal. Ma dietro potrebbe esserci la volontà dell’imprenditore di sganciarsi da un’offerta ormai troppo onerosa, dando la colpa alla controparte così evitando di pagare un miliardo di dollari di penale

La posizione di Elon Musk sugli account fake e gli spam non cambia: Twitter dovrà fornire le informazioni così come richiesto dal patron di Tesla. In una lettera inviata al Chief legal officer della società è stato messo nero su bianco come il continuo rifiutarsi del Board nel non soddisfare la richiesta è un’evidente violazione degli accordi. Una comunicazione è stata fatta pervenire anche alla Security and Exchange Commission (SEC). Pertanto, Musk minaccia ancora l’idea di abbandonare il tavolo delle trattative e mandare in fumo l’accordo da 44 miliardi di dollari.

“Sulla base del comportamento di Twitter fino ad oggi, e in particolare nell’ultima corrispondenza della società”, si legge nella comunicazione degli avvocati dell’imprenditore sudafricano, “Musk ritiene che la società stia attivamente resistendo e contrastando i suoi diritti di informazione (e i corrispondenti obblighi della società” ai sensi dell’accordo di fusione”. La richiesta del proprietario di SpaceX è datata 9 maggio, quando il Ceo del social network, Parag Agrawal, si era detto impossibilitato nel comunicargli un numero preciso. Era riuscito solamente a informare che la sua azienda sospende 500 mila account al giorno, troppi pochi dati per i gusti di Musk. “Lo spam danneggia l’esperienza delle persone reali su Twitter e quindi può danneggiare la nostra attività”, tuonava. Anche in quell’occasione, ha minacciato di far saltare il banco.

Con questo nuovo passo in avanti nella vicenda – o indietro, se il fine ultimo è l’acquisto e non la fuga da un’offerta ormai troppo onerosa – il titolo della piattaforma oggi ha ceduto il 3,8%, il peggiore sullo S&P 500 dopo i primi minuti: al suono della campanella era a -5%. Un valore di 37,63 dollari ad azione, ben al di sotto dei 54,20 dollari che Musk ha offerto quasi un paio di mesi fa. Come ormai da due mesi a questa parte, nel momento in cui il titolo di Twitter va giù a salire è quello di Tesla, visto che Musk dovrà vendere o usare come garanzia per i prestiti le azioni che possiede nell’azienda automobilistica per comprare il social. Oltre ovviamente a dover dedicare tempo al social network, tempo sottratto all’innovazione nei veicoli elettrici.

Probabilmente, Twitter non ha mai conosciuto un periodo così altalenante, soggetto a quello che dice o fa il suo futuro (forse) proprietario. La questione dei bot è fondamentale nei piani del tycoon. Gli account falsi, se decidono di fare gioco comune, possono influenzare non poco l’algoritmo di Twitter, decidendo cosa o chi gli utenti devono guardare. Se questo è già complesso nel mondo attuale, in quello del free-speech immaginato da Musk appare ancora più necessaria una stretta. Ecco perché continua a richiedere dati il più veritieri possibili.

A farsi strada, tuttavia, è stata anche un’altra teoria che abbiamo già espresso su queste colonne. Dietro la presunta ritirata si potrebbe infatti nascondere una strategia imprenditoriale quasi inattaccabile. Rendendosi conto che l’intero settore tech è in crisi e che il valore della società che sta per acquistare è notevolmente più basso dell’offerta presentata, Musk potrebbe pagare la penale di un miliardo di dollari, liberarsi dall’accordo e tornare fra qualche mese con una proposta notevolmente inferiore. Se, con l’accusa di oggi, riesce a far risultare colpevole Twitter per il mancato accordo, allora sarebbe a cavallo.

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