Dal Nato Public forum, l’iniziativa parallela al vertice dell’Alleanza di Madrid, il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, lancia l’appello per una transizione sostenibile della Nato, anche e soprattutto per ridurre la dipendenza energetica dai regimi autoritari. Un passaggio da effettuare con attenzione, evitando di lasciare Mosca per finire nelle braccia di Pechino

Attenzione a non sostituire una dipendenza con un’altra. Il monito arriva dal segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, in riferimento alle necessità per i Paesi dell’Alleanza Atlantica di ridurre il proprio uso di combustibili fossili, effettuando la transizione verso soluzioni più sostenibili, evitando però di basarsi eccessivamente sui minerali e le terre rare provenienti dalla Cina, alla base di molte tecnologie “green”. L’allarme arriva dal palco del Public forum di Madrid, l’iniziativa parallela al vertice dell’Alleanza nella capitale spagnola organizzata dalla Nato Public diplomacy division in collaborazione con Elcano Royal Institute, Atlantic Council, The German Marshall Fund e Munich Security Conference, un momento di confronto tra i leader e i decisori politici dell’Alleanza e il mondo della ricerca, dei think tank e della società civile.

Una indipendenza energetica

Secondo Stoltenberg la guerra in Ucraina ha dimostrato “i pericoli di dipendere troppo da beni provenienti da regimi autoritari, basta guardare l’uso che ha fatto la Russia delle sue riserve di petrolio e gas”. Il punto di una transizione più ecologica da parte della Nato, infatti, è per il suo segretario generale non solo una necessità morale di fronte al cambiamento climatico, ma un fattore strategico fondamentale per il mantenimento dell’efficacia militare “sul quale si basa la nostra capacità credibile di difesa e deterrenza”. In un mondo che va verso l’utilizzo di nuove soluzioni energetiche, dai biocarburanti, all’idrogeno, fino alle riutilizzabili, il settore militare deve seguire questo trend, o rischia di trovarsi a dipendere da quegli stessi attori che minacciano, in modi diversi, la sicurezza dello spazio euro-atlantico.

Gli impatti del clima sulla sicurezza

Il commento di Stoltenberg si inserisce in una più ampia riflessione condotta dal segretario generale sull’impellente necessità per la Nato di effettuare una transizione sostenibile di fronte alla crisi climatica in atto, riconoscendo le profonde implicazioni che questa ha sullo scenario di sicurezza globale. “Dall’Artico al Sahel, il cambiamento climatico è un moltiplicatore delle crisi, alimenta tensioni e conflitti che impattano sulla sicurezza globale, e quindi è un tema che la Nato deve affrontare”, ha ribadito Stoltenberg, aggiungendo come l’Alleanza sia intenzionata a settare “il gold standard nella definizione delle implicazioni del cambiamento climatico impatta sulla sicurezza”.

Ricadute operative

Il problema è anche operativo, con le ricadute della crisi climatica che modificano anche gli scenari dove le forze militari alleate sono chiamate a operare, dall’innalzamento dei mari che mette a rischio le installazioni costiere, alle tempeste sempre più frequenti che impattano sulle operazioni aeree. “Dobbiamo adattarci, dotando le nostre unità di equipaggiamenti per operare al caldo o al freddo estremi, rafforzare le nostre installazioni e affrontare le implicazioni sul piano economico e dobbiamo tenere in considerazione il cambiamento climatico anche quando pianifichiamo le nostre operazioni e sviluppiamo nuove capacità”, ha concluso Stoltenberg

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