Il ministro della Difesa dichiara di aver concordato con l’omologo cinese di promuovere il dialogo e gli scambi. Come gli Stati Uniti, il Giappone teme l’incidente

Nobuo Kishi, ministro della Difesa giapponese, ha dichiarato domenica di aver concordato con il suo omologo cinese, Wei Fenghe, di promuovere il dialogo e gli scambi.

Il Giappone ha messo in guardia contro i tentativi della Cina di cambiare lo status quo nel Mar Cinese Meridionale e Orientale e ha dichiarato che la pace e la sicurezza dello Stretto di Taiwan sono importanti non solo per il Giappone ma anche per la comunità internazionale, ha dichiarato Kishi ai giornalisti dopo il bilaterale a Singapore.

Anche Lloyd Austin, segretario alla Difesa statunitense, ha sottolineato la necessità di mantenere aperti i canali di comunicazione con la Cina per evitare che la situazione degeneri a causa di difficoltà nel dialogo tra le parti. “Dobbiamo avere una comunicazione schietta”, ha spiegato Kishi invitando le autorità di Pechino all’autocontrollo nei mari ed esprimendo forte preoccupazione per i continui “tentativi unilaterali” di “alterare lo status quo con la forza”. Il riferimento è a Taiwan, che figura anche, ed è la prima volta, nella dichiarazione congiunta diffusa dopo la trilaterale dei ministeri della Difesa di Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud di sabato.

Le parole di Nishi confermano la volontà giapponese di giocare un ruolo centrale nel Pacifico. In un mondo scosso dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia è necessaria una “diplomazia del realismo” che aiuti il Giappone a fronteggiare le nuove minacce, ha dichiarato il primo ministro Fumio Kishida nel suo intervento al Dialogo Shangri-La. Secondo il capo del governo di Tokyo, quello che oggi è l’Ucraina potrebbe essere l’Asia orientale nel futuro.

Di conseguenza, ha spiegato Kishida, il Giappone deve abbandonare la tradizione pacifista sviluppata dopo la Seconda guerra mondiale e “uscire dall’ombra” degli Stati Uniti, il suo principale alleato, per assumere un più importante ruolo nella regione in un momento di gravi minacce portate da Cina, Corea del Nord e Russia. Da qui la necessità di una diplomazia “realista” e “attiva”, che sarà accompagnata da un aumento delle spese nella difesa nei prossimi anni e da un rafforzamento della cooperazione con i vicini, in particolare i Paesi del sud-est asiatico e le isole del Pacifico meridionale. Kishida ha anche dichiarato che il Giappone sta considerando l’acquisizione di armi d’attacco per scoraggiare eventuali azioni aggressive da parte dei nemici: si tratterebbe di una svolta per un Paese che ha rinunciato a tali armi sin dal dopoguerra.

A fine maggio, durante il vertice Quad, dialogo strategico informale tra Stati Uniti, Giappone, Australia e India, il primo ministro aveva dichiarato: “Noi quattro ci siamo impegnati affinché il cambiamento unilaterale con la forza dello status quo non sarà mai consentito in nessuna regione, specialmente nell’Indo-Pacifico, e che un Indo-Pacifico libero e aperto è sempre più importante oggi”.

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