Il politologo: “Il Pd ora nuota in un mare di macerie. Con un centro affollato di ‘galli’ ed elettoralmente poco significativo. Tramonta il campo largo”. E sulla mossa del titolare della Farnesina: “Le scissioni non convengono mai a chi le provoca. E il simbolo nel quale gli elettori si riconoscono rimane in capo a Conte”

Mentre Luigi Di Maio sembra orientare la sua bussola al centro, Giuseppe Conte prova a tenere uniti i cocci di un Movimento 5 Stelle in progressiva consunzione e dichiara di voler sostenere il Governo. Di strappi, per il momento, ne ha abbastanza. Ora però, il grosso problema riguarda l’alleanza tra Movimento 5 Stelle e Pd. Nonostante il segretario dem Enrico Letta abbia già specificato – ecumenicamente – che si rivolgerà a entrambi gli interlocutori, la scissione crea un vulnus politico non indifferente. “L’operazione di Di Maio? A rimetterci maggiormente sarà proprio il Pd”. Ne è convinto il politologo e docente Piero Ignazi secondo cui il futuro dei dem sarà “tutt’altro che roseo”.

Il progetto del campo largo è naufragato completamente?

Il Pd ora nuota in un mare di macerie. Con un centro affollato di ‘galli’ ed elettoralmente poco significativo. Con questa scissione tramonta l’ipotesi di avere un’alternativa progressista e corposa alla coalizione del centrodestra.

Al di là delle dichiarazioni di Letta, a chi si dovrà rivolgere il Pd per i ragionamenti politici?

Formalmente al Movimento 5 Stelle e al suo leader Giuseppe Conte. Su questo non c’è dubbio alcuno.

Ribaltiamo la lettura. Questa scissione non potrebbe essere l’occasione per il Pd di allargare il suo bacino elettorale andando a pescare tra i grillini delusi?

Il Pd da solo andrebbe incontro a una felice morte (politica). L’unica chance è quella di attrarre il grande popolo degli astenuti e di tornare ad essere un partito attrattivo per ‘le periferie’.

Che idea si è fatto lei dell’abbandono del ministro degli Esteri al Movimento?

Generalmente le scissioni avvengono quando una delle due parti contesta all’altra di aver tradito gli ideali originari. In questo caso è avvenuto un processo diverso. Di Maio si è avvicinato alle posizioni moderate di Conte e le ha fatte proprie. Poi, attraverso un pretesto risibile, ha deciso di strappare.

Il fulcro dei problemi deriva dalle posizioni ondivaghe del Movimento e di Conte sul conflitto in Ucraina. 

Sì, ma come ripeto si tratta di una motivazione del tutto infondata. Ritenere Conte vicino a Putin è assolutamente fuori luogo, tanto più che quando fu premier nel secondo governo da lui guidato, incassò il plauso dei principali leader europei e internazionali. I dati politici rilevanti, a parer mio, sono altri.

Ovvero?

Prima di tutto attualmente nell’esecutivo siede un ministro degli Esteri che non è espressione di alcun partito. Secondariamente, questa operazione sarà un’ulteriore mazzata in termini di consensi per il Movimento 5 Stelle. Si tratterà di capire quale sarà il puto di caduta. Va detto, comunque, che le scissioni non convengono mai a chi le provoca. E, da ultimo, il simbolo nel quale gli elettori si riconoscono rimane in capo a Conte e ai suoi.

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