Sul palco del Forum economico di San Pietroburgo, la “Davos” russa disertata dall’Occidente per la guerra in Ucraina, parla tra gli applausi il capo di Confindustria Russia Gozzi e il presidente della Camera di Commercio Trani. Tra consigli per investire, rassicurazioni e auspici, “le nostre aziende restano”, uno show tutto italiano

Più che ospiti, consiglieri. Mentre il presidente del Consiglio Mario Draghi è a Kiev insieme a Emmanuel Macron e Olaf Scholz per dare manforte alla resistenza ucraina, Confindustria sussurra a Vladimir Putin come uscire dalla crisi. Scena: Alfredo Gozzi, presidente di Confindustria Russia, prende la parola al Forum di San Pietroburgo. Come anticipato dal Foglio, la presenza del numero uno di Viale dell’Astronomia a Mosca alla “Davos russa” non è mai stata messa in discussione, anzi. Poco importa che la “Davos russa” sia stata disertata da buona parte della comunità internazionale e che la presenza italiana sia un vero caso in Europa. Se un tempo farsi vedere all’ombra di Putin a San Pietroburgo era un primato per cui gareggiare, oggi, mentre le truppe russe radono al suolo l’Ucraina, vale l’esatto opposto.

Non per Gozzi, che viene invitato da Pavel Shinsky, direttore della Camera di Commercio russo-francese, a svelare al pubblico “il segreto italiano per preservare la vostra posizione e al tempo stesso il mercato russo”. Risposta: “Hai detto bene, puoi dirlo forte. Il nostro segreto sono le piccole e medie imprese. E la maggior parte delle pmi italiane finora non ha lasciato la Russia. Vogliono continuare a lavorare con le aziende russe, restare nel mercato”.

Inizia così, con un sospiro di sollievo, l’exploit dell’industriale italiano. Che prende poi a sciorinare una lunga ricetta per spiegare perché, per fortuna, le aziende italiane sanno adattarsi alla tempesta e non vogliono lasciare Mosca. Certo, non è facile. “Non solo hanno il problema delle sanzioni occidentali, ma anche delle misure prese dal governo russo – sospira Gozzi. “Non dico se sono giuste o sbagliate, è un fatto oggettivo. Non possono portare in Italia ricavi e profitti, avere transazioni libere”. Ma le pmi italiane, garantisce, “hanno sempre mostrato un alto livello di adattabilità e di flessibilità, l’unica cosa che permetterà ad alcune di loro di sopravvivere”.

Modello vincente, dunque. Tanto che la Russia, spiega il confindustriale, dovrebbe prendere esempio. “La Russia dovrebbe sviluppare il modello delle Pmi locali per permettere alle pmi di Paesi esteri di adattarsi a un nuovo mercato, dove le grandi aziende russe prenderanno il posto delle multinazionali che lo hanno abbandonato. Nella nostra visione questo è un passo fondamentale”.

L’applausometro premia Gozzi. Premia ancora di più il connazionale che gli fa eco subito dopo: Vincenzo Trani. Presidente della Camera di Commercio italo-russa, è il capo di Delimobil, la società di car sharing russa che contava (fino allo scorso febbraio) Matteo Renzi nel suo cda. Un vero must nella Russian connection italiana, tra gli alfieri, peraltro, dell’operazione che ha provato a portare in Italia il vaccino russo anti Covid-19, Sputnik V.

A San Pietroburgo Trani è di casa e affonda subito il colpo. “La politica non può entrare nel business. Quando i businessmen diventano politici e viceversa, non può funzionare”. Tradotto: l’Italia, quella raccontata da Trani al forum di Putin, vuole continuare come nulla fosse, business as usual. “Non siamo politici – riprende – questo è un messaggio chiave. La maggior parte delle nostre aziende continua ad operare. Non perché approvino la situazione attuale, ma perché hanno un approccio diverso”. E poco importa, ammette, se “le autorità italiane e i media” gli chiedano conto di quel che dice e fa in questi mesi. “Io spiego loro che siamo la Camera di Commercio delle aziende italiane ma anche russe. Siamo il ponte tra Italia e Russia. E soffriamo quando vediamo che questo ponte è rovinato”.

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