Intervista al sottosegretario alla Difesa. Il 21 giugno il governo regge, compatti nell’invio di armi alla resistenza ucraina, c’è da salvaguardare un arco atlantico. Guerra cyber? Siamo pronti, ora la Difesa farà la sua parte. Nato? L’Italia sostiene Svezia e Finlandia

Il governo Draghi non cadrà sull’invio di armi all’Ucraina. Non esita un attimo Giorgio Mulè, sottosegretario alla Difesa di Forza Italia: il voto in Parlamento non aprirà una nuova crisi. C’è da salvare un “arco atlantico”, spiega a Formiche.net a margine della tredicesima conferenza nazionale sulla cyberwarfare di Eucacs nell’Istituto delle scienze militari aeronautiche di Firenze. E c’è da prendere atto di una guerra ibrida e cyber da parte russa che richiede una nuova difesa pro-attiva.

C’è una data che toglie il sonno alla politica italiana. Che succede il 21 giugno?

Il 21 giugno c’è il solstizio d’estate. Non so se sarà un giorno politicamente lungo. So solo che il 22 giugno sorgerà il sole per il governo.

Quindi il governo regge, comunque vada?

Non scommetterei un centesimo sulla caduta del governo.

In Parlamento sta nascendo un arco atlantico?

L’arco atlantico per fortuna c’è, ora servono le frecce.

Quali frecce?

La capacità di mantenere gli impegni internazionali. Se si mettono in discussione viene meno la credibilità del Paese. Non voglio pensare che ci possano essere defezioni in questa alleanza che prescinde dal momento storico ed è legata alle radici della Repubblica.

Si troverà il modo per evitare lo scontro?

Al di là delle formule politiche o politichesi che si individueranno, spero e credo che si troverà la quadra politica che faccia salvo questo arco atlantico.

Nel mirino c’è l’invio di armi alla resistenza ucraina. È una questione di principio?

È una questione di principi, che in caso contrario sarebbero violati. Qui c’è uno Stato che, alle porte della Nato, ha invaso un altro Stato infrangendo il diritto internazionale. L’invio di armi obbedisce all’esigenza di non subire passivamente la sottomissione e l’oppressione dello Stato ucraino.

Le armi servono o aggravano la situazione?

Le armi sono già servite e, purtroppo, con effetti evidentemente nefasti, hanno fatto il loro lavoro. Senza armi non parleremmo di resistenza ucraina o di piani militari russi ridimensionati. Ci troveremmo piuttosto di fronte uno scenario pericolosissimo per l’Europa e l’Alleanza atlantica.

Perché tenere segreta la lista?

Anzitutto per non dare un vantaggio all’avversario: indicare i dettagli delle armi inviate gli permette di passare alle contromisure. C’è poi una seconda ragione.

Quale?

Le forze armate italiane non stanno acquistando armi per la resistenza ucraina ma le stanno cedendo. Equipaggiamenti e munizioni per il cui acquisto, nessuno escluso, è stata chiesta un’autorizzazione al Parlamento. È bene non segnalare di quali ci stiamo privando.

Si torna a parlare di guerra ibrida, l’Italia è sotto attacco degli hacker russi. La difesa basta?

La difesa non basta, tanto che nel decreto Aiuti in conversione alle Camere è inserita una norma che attribuisce alla Difesa le operazioni di cyber defence, che si affianca alla cyber-intelligence e alla cyber-security. Si apre finalmente la porta alla possibilità di un contrattacco per rispondere a un’aggressione cibernetica.

Mancano pochi giorni al summit della Nato a Madrid dove sarà presentato il nuovo Concetto strategico. L’Italia è al fianco di Svezia e Finlandia nella loro richiesta di adesione?

L’Italia è al loro fianco e lo ha ribadito. Ci sono ovviamente delle procedure da seguire, serve l’assenso unanime di tutti e trenta gli Stati membri. Certamente l’Italia non si avvarrà del diritto di veto.

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