Le doti della classe dirigente non bastano se non accettano la fatica di capire e di confrontarsi con il mondo politico. Se le persone sensibili, preparate e perbene gettano la spugna (non candidandosi o, ancora peggio, non votando) il Paese rischia molto

Nel 2013, alle politiche, ha votato il 75,2%; nel 2018 il 72,9%. E il prossimo 25 settembre? God knows, direbbero gli anglosassoni. Le previsioni, in materia di affluenza, sono più difficili di quelle di voto per partiti. Intanto, la campagna elettorale balneare è iniziata. Quindi, il problema numero uno è la partecipazione alle elezioni. Perché molti non votano? Perché poco più di due italiani su tre decidono di assolvere a quello che è un diritto e anche un dovere, come afferma la Costituzione (art. 48)? A mio avviso le cause maggiori sembrano essere due: la scarsa formazione sociopolitica, che va spesso di pari passo con carenze culturali generali e la crisi di fiducia nella classe politica attuale.

Viviamo in un Paese che non solo ha una larga fetta di non votanti, ma ha, prima di tutto, seri problemi di tipo culturale, scolastico e universitario. Cresce l’analfabetismo di ritorno; esiste una crisi di larghi settori della scuola e dell’università, abbiamo saperi ridotti, monotematici e poco interdisciplinari, effimeri, estremamente dipendenti dalla superficialità di diverse fonti on line. Non manca solo la formazione civica, sociale e politica, manca la formazione tout court! Lo dicono le statistiche scolastiche e universitarie, la debolezza o inesistenza di percorsi formativi nei partiti politici, nelle comunità di fede religiosa, nel volontariato, nell’associazionismo, nello sport e via discorrendo. Un esempio per tutti: gli stranieri che chiedono la cittadinanza italiana sono chiamati a conoscere la Costituzione. Una domanda: ma l’italiano medio conosce la Carta Costituzionale? È  stato formato seriamente alla sua visione antropologica ed etica?

Questa è, dunque, la situazione in ampi strati di popolazione. E dove non c‘è formazione, o ce n’è poca e scadente, è molto facile essere influenzati dalle grida del momento, senza nessuna capacità critica di discernere, anche nelle scelte elettorali. Sarebbero anche da approfondire le forme di analfabetismo emotivo che riducono la capacità e creano una dipendenza da quei leader che gridano e colpiscono di più. Del resto Salvini ha già iniziato con gli sfondi “madonnari” e Berlusconi con l’aumento delle pensioni; per non parlare di Conte e la Meloni. Ancora una volta pescheranno voti, come diceva la Arendt, dove c’è “estraneazione”, che porta le masse ad accogliere, invaghirsi e poi subire forme di dittatura (Le origini del totalitarismo). Bonhoeffer, a proposito, avrebbe detto sinteticamente e crudamente che “la potenza dell’uno richiede la stupidità degli altri” (Resistenza e Resa). Ma questa è un’analisi fin troppo semplice. Il vero problema è raggiungere, con contenuti seri e spiegati bene, gli elettori che cadono in queste trappole. In questo parecchia informazione del nostro Paese non aiuta affatto.

Riguardo ai non votanti per crisi di fiducia nell’attuale classe dirigente il discorso è molto più complesso. Sono convinto che siano, in generale, persone sufficientemente colte e sensibili politicamente. Tuttavia queste loro doti non bastano se non accettano la fatica di capire e di confrontarsi con il mondo politico. Certo la caduta del governo Draghi, le enormi responsabilità e il cinico calcolo di bottega di Conte, Salvini e Berlusconi hanno, in fondo, ripetuto, in salsa diversa, lo squallore dell’aula che ha rieletto Mattarella. Capisco e condivido il disgusto in materia. Ma se le persone sensibili, preparate e perbene gettano la spugna (non candidandosi o, ancora peggio, non votando) il Paese rischia molto. La vicenda Trump e l’assalto al Campidoglio ci insegna qualcosa o no? Se un Trump va al potere, la colpa non è solo di chi lo vota, ma anche di chi ha fatto poco o male per evitarlo: penso non solo all’informazione ma anche ai partiti più seri e meno populisti, che spesso sono così poveri di contenuti solidi e di strategie serie, persi in giochini di consensi, correnti e individualismi vari (per non parlare del loro scarso impegno per riformare l’ignobile legge elettorale).

È la prima campagna elettorale “balneare” del nostro Paese. Il sole picchia e fa danni ecologici enormi. L’ombra del refrigerio la portano cittadine/i che aprono ombrelli di qualità e invitano e convincono più persone possibili, specie chi è a rischio di colpi di sole (o di testa).

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