Russia contro l’Italia, di nuovo. Il comandante dei ceceni Kadyrov annuncia con un video l’uccisione di un soldato ucraino con residenza italiana, “uno Stato di pasta”. Viveva a Foggia e dal 2015 aveva la carta di identità. È l’ultima puntata di un’escalation russa contro Roma

“Poteva rimanersene seduto nel suo Stato di pasta, sorseggiando bevande fredde con una cannuccia, reagendo con indignazione a tutto ciò che è russo”. Si fa beffe dell’Italia Ramzan Kadyrov, comandante dei ceceni, tra i generali più fidati di Vladimir Putin. Con questo epitaffio sul suo canale Telegram – 2,5 milioni di iscritti – annuncia la morte per mano delle sue milizie di un soldato ucraino con la residenza italiana.

Oleh Slobodyan, 32 anni, originario di Khmelnytskyi, città capoluogo dell’omonima regione nel Nord-Ovest del Paese, sarebbe stato ucciso in azione nel corso dei combattimenti nel Donbas. Probabilmente tra Severodonetsk e Lysichansk, l’ultimo avamposto conteso della regione di Lugansk occupato negli scorsi giorni da un battaglione dei ceceni. A dare annuncio del decesso del “cittadino italiano” – di cui non si ha conferma – un video girato dal comandante delle truppe cecene Apti Alaudinov, a capo dell’unità Akhmat.

Nel filmato, diventato virale nella bolla social filorussa dopo la condivisione di Kadyrov, il militare prende in mano da una scrivania una carta di identità italiana. Mostra le generalità di Oleh, che il documento indica come residente a Foggia, in Puglia. Magazziniere di professione, ha ricevuto la carta di identità italiana nel 2015. “Cosa non si trova fra le spoglie abbandonate di nazisti, banderiti e satanisti – scrive Kadyrov ai suoi follower – questa volta nelle mani di Apta Alaudinov è finito il passaporto di un cittadino italiano”. “Questo giovane desiderava a tal punto scendere nel campo di battaglia che alla prima opportunità è corso a fare una visita al suo leader ideologico”, aggiunge il ceceno riferendosi al presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

La notizia ha ricevuto ampio spazio sui media russi, rilanciata da Ria Novosti e da siti come Life.ru. Su twitter a diffondere il video del “documento di Slobodyan è l’account @AZmilitary1, che parla di un “perdente di Call of Duty italiano”. Il profilo social con quasi 40mila follower è noto da tempo come fra i più attivi nel diffondere propaganda e disinformazione russa. Tra le bufale pubblicate e poi rese virali durante la guerra, l’esistenza di un parente nazista del cancelliere tedesco Olaf Scholz e l’uso della svastica come simbolo dell’aeronautica militare finlandese.

Al video postato su Twitter, che conta centinaia di condivisioni e “mi piace”, l’account affianca una postilla sul soldato caduto: “Questa è una carta di identità italiana ma si tratterebbe di un cittadino residente a Foggia, in Puglia, Sud Italia. Guarda caso l’indirizzo a Foggia è lo stesso dell’ufficio locale di un partito neo-nazista”. Un riferimento alla sede locale del movimento di estrema destra Casapound, a via Pestalozzi 29D, a pochi civici di distanza dall’indirizzo sulla carta di identità di Slobodyan (al civico 39). Di Slobodyan si trovano poche informazioni sul web. La sua pagina Facebook segnala però che non è più residente a Foggia: dal 2019 è tornato a Khmelnytskyi, la sua città di origine, dove ha trovato un lavoro come barista da Kofeman, un piccolo caffè nel centro città.

Non è la prima volta dall’inizio della guerra che le truppe russe annunciano di aver ucciso combattenti italiani o con la carta di identità italiana. Già ad aprile, aveva svelato allora il Corriere della Sera, il ministero della Difesa russo aveva fatto pervenire a Palazzo Chigi una lista di undici “foreign fighters” di nazionalità italiana rimasti uccisi sul campo di battaglia. Un conto che Mosca vorrà presentare a Roma, lasciano intendere i media russi nelle ultime ore citando l’ambasciatore in Russia dell’autoproclamata Repubblica popolare di Lugansk, Rodion Miroshnyk, secondo cui “i documenti trovati a Severodonetsk e Lysychansk che attestano la presenza di stranieri nell’esercito di Kiev”, tra cui quello di Slobodyan, “diventeranno prove in un futuro tribunale”.

Gli insulti all’Italia di Kadyrov sono solo l’ultima puntata di un’escalation anche retorica tra Roma e Mosca. Solo una settimana fa il Cremlino aveva attaccato il presidente del Consiglio Mario Draghi per aver sostenuto che Putin parteciperà al G20 indonesiano di novembre “solo in videoconferenza”.

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