Dopo settimane di indagini da parte delle autorità cinesi, il gruppo ammette operazioni sospette, spingendo ceo e cfo alle dimissioni. Le Borse accusano il colpo e per Xi Jinping è arrivato il momento di agire. Con un veicolo salva mattone da 300 miliardi di yuan. Ma basterà a evitare l’escalation?

Stavolta non è il solito bond mancato, con i soldi dei creditori, ammesso che di liquidità ce ne sia ancora, rimasti nel cassetto. Ma un terremoto del nono grado della scala Richter. Evergrande, volenti o nolenti copia cinese di Lehman Brothers, ha vissuto il suo ennesimo brutto quarto d’ora, nello specifico la decapitazione dei suoi vertici, proprio nei giorni in cui, come raccontato nelle scorse settimane da Formiche.net, il gigante del mattone starebbe limando quel piano di ristrutturazione da presentare al mercato e che potrà fare la differenza tra la vita e la morte dell’azienda gravata da 300 miliardi di debiti.

Tutto è partito da un annuncio da parte del gruppo – il cui titolo è ancora sospeso dalle contrattazioni alla Borsa di Hong Kong – nel quale venivano comunicate al mercato nuove operazioni sospette e il conseguente allontanamento del ceo Xia Haijun e del cfo Pan Darong. Si tratta delle primissime linee di Evergrande, dal momento che oltre all’amministratore delegato, si è dimesso il responsabile di tutte le operazioni finanziarie.

Come si è arrivati all’azzeramento dei vertici di Evergrande? Un’indagine interna portata avanti dalle autorità cinesi nei mesi scorsi ha rivelato che i due manager hanno avuto un ruolo nell’operazione che ha portato ad un buco di circa quasi 2 miliardi di dollari presso la controllata Evergrande Property Solutions. Più nel dettaglio, ceo e cfo sarebbero implicati nell’operazione che ha impiegato 1,9 miliardi di depositi a garanzia di terzi per la concessione di prestiti bancari, che non sono stati poi rimborsati e che hanno portato ad una richiesta di risarcimento delle banche. Pertanto, Xia e Pan sono stati costretti a dimettersi mentre Siu Shawn è stato nominato quale nuovo ceo.

L’ennesimo scossone ha ovviamente avuto le sue conseguenze. Tanto per cominciare ha mandato in rosso i principali listini asiatici: segno meno per il listino di Tokyo, in una sessione caratterizzata da ampie vendite, con il Nikkei 225 che ha accusato una discesa dello 0,77%, troncando così la scia rialzista sostenuta da sette guadagni consecutivi, iniziata il 13 di questo mese. Sulla stessa linea, al ribasso anche la Borsa di Shenzhen (città sede del quartier generale di Evergrande), che ha perso 0,49%.

Ma, e forse questa è la notizia più importante anche per la sua caratura politica, ha spinto il governo di Xi Jinping a intervenire a gamba tesa sul mattone. Bisogna sempre ricordare che Evergrande è solo la prima della lista di una lunga serie di insolvenze. Nel conto ci sono anche altri giganti, come Shimao e Fosun. Motivo per il quale a Pechino hanno deciso di costituire un fondo di salvataggio per l’intero settore immobiliare, che in Cina vale il 25% del Pil.

Il veicolo dovrebbe partire da 200 miliardi e avere un potenziale fino a 300 miliardi di yuan (44,4 miliardi di dollari). Si tratta di una cifra certo importante, ma se si pensa che la sola Evergrande ha debiti circa sette volte più grandi, pare un fondo per interventi piuttosto mirati e non risolutivi a livello di sistema. La dimensione del fondo, fra l’altro, secondo Reuters, sarebbe inizialmente fissata in 80 miliardi di yuan grazie al supporto della China Construction Bank e della People’s Bank of China, la Banca popolare cinese.

Se il modello funziona, altre banche seguiranno l’esempio con l’obiettivo di aumentare la liquidità fino a 300 miliardi di yuan, ha aggiunto la fonte. Il fondo sarà utilizzato, fra l’altro, per finanziare gli acquisti di progetti incompiuti di case e completarne la costruzione, per poi affittarli a privati come parte della politica del governo per aumentare gli alloggi in affitto.

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