Due ministri lasciano il governo e diversi consiglieri si preparano alla fine cercando lavoro nel settore privato. Johnson prova a resistere ma il partito ormai è contro di lui

Il Regno Unito ha un nuovo Cancelliere dello scacchiere, Nadhim Zahawi, che eredita dal precedessore, Rishi Sunak, un’economia vacillante e un’inflazione alle stelle. Bisogna aspettarsi meno attenzione ai conti. Ma nonostante la situazione critica, poche ore dopo la nomina era in televisione a giurare fedeltà e spiegare di non aver mai pensato di lasciare il governo di Boris Johnson dopo l’ultimo scandalo, quello che coinvolge il deputato tory Chris Pincher, con il primo ministro che era a conoscenza delle accuse di molestie sessuali a suo carico ma aveva comunque deciso a febbraio di promuoverlo a vice-capogruppo alla Camera. Al posto di Zahawi come segretario all’Istruzione è stata promossa Michelle Donelan, in precedenza minister of State (l’incarico equivalente al nostro sottosegretario).

“È diventato chiaro per me che i nostri approcci sono fondamentalmente troppo diversi”, ha scritto Sunak, da tempo ormai ai ferri corti con il primo ministro, nella lettera di dimissioni sottolineando le difficoltà economiche. Ma l’ormai ex Cancelliere non è l’unico ad aver lasciato Johnson nella giornata di martedì. Ha fatto lo stesso Sajid Javid. È stato lui ad aprire la serata di caos a Downign Street, pubblicando 10 minuti prima la sua missiva. Il popolo britannico “si aspetta giustamente integrità dal proprio governo”. Così non è stato, è la conclusione di Javid, che ha lasciato l’incarico di segretario alla Salute. Al suo posto il primo ministro ha scelto Steve Barclay, un fedelissimo che prima era Cancelliere del Ducato di Lancaster.

Diverse le lettere di dimissioni arrivate ieri. Tra queste, quelle di Bim Afolami da vicepresidente del Partito conservatore (il co-presidente Oliver Downden aveva lasciato l’incarico pochi giorni fa dopo una pesante sconfitta elettorale) e di Jonathan Gullis, parliamentary private secretary del segretario di Stato per l’Irlanda del Nord, politico che finora aveva dimostrato grande fiducia verso Johnson.

Steven Swinford, giornalista del Times, ha raccontato un aneddoto che riassume bene le intenzioni del primo ministro: “Stasera un alleato ha chiesto a Boris Johnson se stesse pensando di dimettersi. Lui ha risposto: ‘Fanculo’”. Lui non vuole mollare ma è ormai pressoché impossibile trovare qualcuno tra i deputati del Partito conservatore convinto che possa o debba guidarli alle prossime elezioni.

Un ex ministro ha detto al Financial Times che “è un momento da fin de siècle – è la combinazione di incompetenza e disonestà che la gente non riesce a digerire”. Il Guardian racconta dei deputati eletti con maggioranze ampie che pensano di essere spacciati. Uno di loro, che in passato aveva difeso il primo ministro, ha detto: “Sono fottuto se lo faccio di nuovo”. Nelle ultime settimane, almeno tre consiglieri speciali dei ministri del gabinetto hanno iniziato a prepararsi alla fine cercando lavoro nel settore privato, ha riferito i.

Occhi puntati sul comitato 1922, cioè il gruppo parlamentare tory. Un mese fa ha rinnovato la fiducia a Johnson come leader e dunque primo ministro. Lui sa bene che c’è chi sta lavorando per cambiare le regole del partito che prevedono che prima di chiedere un nuovo voto di sfiducia debba passare almeno un anno. La prossima settimana dovrebbero tenersi le elezioni per l’esecutivo del 1922 e l’obiettivo dei “ribelli” è quello di aggiungere la possibilità di un secondo nuovo di fiducia mettendo una soglia più alta, almeno il 40% dei parlamentari. A quel punto sono convinti la faccenda si potrebbe chiudere in pochi giorni, con Johnson fuori dal numero 10 di Downing Street prima della pausa estiva. Il rischio per loro è di fallire anche questa volta o, forse peggio ancora, di riuscire ma allo stesso di bruciare qualche possibile candidato alla successione.

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