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La guerra di Putin rivitalizza EastMed. Via alle prime gare d’appalto

Di Gabriele Carrer e Otto Lanzavecchia

IGI-Poisedon (joint venture di Edison e Depa) avvia le procedure per l’assegnazione del progetto per il primo ramo del gasdotto. Ora la partita è geopolitica, con il difficile percorso per mettere d’accordo Grecia e Turchia

Dopo diversi anni nel cassetto, il progetto EastMed sembra sul punto di partire. La testata Upstream riportata che IGI-Poseidon, joint venture controllata dall’italiana Edison e dalla greca Depa, ha dato il via a due gare d’appalto cruciali per realizzare il tubo che porterà il gas (e l’idrogeno) dai maxi-giacimenti nel Mediterraneo orientale verso l’Italia, passando per Cipro, Creta e Grecia.

In palio c’è la costruzione della tratta terrestre del gasdotto, 555 chilometri attraverso la Grecia continentale (più un’interconnessione con il sistema di tubature nazionale), per 1 miliardo di euro. La seconda gara d’appalto, da 250 milioni, ha a che fare con la realizzazione delle strutture di superficie: stazioni di pompaggio e misurazione a Cipro, Creta e in Grecia. Per quanto riguarda la parte offshore, si avvicina il termine della gara di progettazione indetta da Saipem e Allseas; il contratto di posa vale 2,7 miliardi.

Nel suo complesso, EastMed misurerà oltre 2,000 chilometri e consentirà il passaggio di 20 miliardi di metri cubi all’anno. Bruxelles ha classificato il gasdotto come un progetto di interesse comune (Ipcei), rendendolo in grado di attrarre finanziamenti comunitari, e lo vede come una delle soluzioni per ridurre la dipendenza dal metano russo. L’urgenza europea di diversificare dopo l’invasione dell’Ucraina iniziata da Mosca lo scorso 24 febbraio ha convinto anche gli Stati Uniti, che fino a gennaio erano ancora restii.

L’obiettivo è avere il gasdotto pronto e operativo già nel 2027. Tutte le strutture di EastMed dovranno essere compatibili anche con l’idrogeno per soddisfare i requisiti e la tassonomia europea. Una delle condizioni inderogabili per costruire nuove infrastrutture per il gas è permettere l’ibridazione di metano e idrogeno, mirando a un futuro in cui nei tubi passerà soprattutto il gas “verde”, prodotto con acqua ed elettricità pulita. Cipro, Grecia e Israele si stanno preparando per produrlo, e così anche i Paesi nordafricani.

Il futuro del gasdotto è stato uno dei temi al centro delle recenti missioni di Mario Draghi. In particolare, il presidente del Consiglio ne ha parlato in Israele con l’allora primo ministro Naftali Bennett e in Turchia con il presidente Recep Tayyip Erdogan. “Dal punto di vista autorizzatorio in Italia il progetto è completamente autorizzato e ha recentemente ottenuto la proroga della data di decorrenza dei lavori al 1° ottobre 2023”, ha dichiarato Vannia Gava, sottosegretaria alla Transizione ecologica, in un’intervista con Formiche.net dopo la firma di un accordo sul gas tra Israele, Egitto e Unione europea.

Ankara, anche dopo l’apertura degli Stati Uniti, rimane il principale ostacolo al gasdotto EastMed: se i rapporti con Israele stanno migliorando, lo stesso non si può dire di quelli con la Grecia e non si può dimenticare l’irrisolta questione cipriota. Non è l’unico, però: sebbene un recente studio di fattibilità abbia confermato la validità del progetto, gli alti costi economici rappresentano comunque un punto interrogativo.

Non a caso, sia a Gerusalemme che ad Ankara, Draghi ha discusso un’altra ipotesi: quella che vedrebbe la realizzazione di un gasdotto che da Israele passi per la Turchia allacciandosi all’esistente Tanap, che dall’Azerbaijan porta il gas fino in Italia passando per il Tap in Grecia. Ma anche in questo caso i tempi di realizzazione sarebbero lunghi: a detta di Tap servirebbero tra i 5 e i 6 anni per portare a termine l’opera.

La guerra di Vladimir Putin ha rivitalizzato diversi progetti che apparivano ormai sepolti (come l’EastMed) e aperto nuove ipotesi. Questa è la buona notizia. La cattiva è che l’inverno sta arrivando.

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