Iran e Arabia Saudita potrebbero presto riaprire le relazioni diplomatiche. Annuncio da parte di Baghdad, che continua a spingere per un negoziato tra i due principali attori del Medio Oriente

Il primo ministro iracheno, Mustafa al-Kadhimi, sta spingendo la sua mediazione tra Arabia Saudita e Iran prima del vertice di Jeddah, dove tra una decina di giorni il presidente statunitense Joe Biden incontrerà i rappresentanti di tutti i Paesi del Golfo, compreso il saudita Mohammed bin Salman.

La notizia interessante è che, oltre all’annuncio dei nuovi colloqui che Khadimi sta organizzando, è prevista l’arrivo di una dichiarazione sul ripristino delle relazioni tra Arabia Saudita e Iran, almeno stando a fonti iracheni di Asharq Al-Awsat.

La dichiarazione sarà fatta alla presenza di funzionari sauditi e iraniani, Kadhimi e il ministro degli Esteri iracheno. Ma non è stato specificato ancora se l’annuncio sarà precedente al vertice di Jeddah.

Se confermato, e indipendentemente da quando arriverà, sarà uno dei passaggi più importanti di questa fase per la regione mediorientale e dell’intero Mediterraneo allargato. Nel 2016 i legami sono stati recisi tra Riad e Teheran, che sono le due principali potenze ideologiche del mondo musulmano (riferimenti di sunnismo e sciismo) e attori geopolitici centrali nella regione.

Kadhimi — che sta anche organizzando contatti tra Iran e Giordania, Iran ed Egitto — ha fatto progressi su diversi fascicoli pendenti tra Arabia Saudita e Iran durante le sue visite a Jeddah e Teheran la scorsa settimana. E questo dovrebbe contribuire ad alleviare le tensioni complessive.

Domenica il ministro degli Esteri iraniano, Hossein Amirabdollahianaveva annunciato da Damasco che Teheran accoglie con favore il ripristino delle relazioni con Riad, la riapertura delle ambasciate e l’avvio del dialogo politico.

Baghdad sostiene che si sta sforzando per stabilire un periodo di stabilità regionale, pace, cooperazione e sviluppo. Ed entra perfettamente nel mood di questa fase storica, in cui sono in corso varie distensioni su diversi dossier finora caldi. Quello a cui assistiamo è un tentativo di sistemare tramite iniziative intra-regionali i problemi interni, e contemporaneamente affrontare insieme le crisi globali (economia, energia, infrastrutture, sicurezza alimentare, carenza d’acqua e cambiamenti climatici) che colpiscono la zona a cascata.

Kadhimi ha dato il via alla mediazione nell’aprile 2021 e, nonostante le crisi e le tensioni che riguardano la politica irachena e il suo governo, è riuscito a tenere altri quattro cicli di dialogo tra Arabia Saudita e Iran. “Il successo dei progetto di sviluppo che ci troviamo davanti richiede una cooperazione costante tra i Paesi della regione”, spiegano fonti irachene.

È del tutto legittimo pensare che un’eventuale riapertura delle relazioni diplomatiche tra Iran e Arabia Saudita non significherà il raggiungimento di una pace duratura. Tuttavia sarebbe molto importante. In entrambi i Paesi ci sono posizioni aggressive per ideologia e interessi che guadagnano dal mantenimento del livello di ingaggio costante.

A Teheran queste posizioni (legate al mondo dell’industria militare connessa al Sepâh) foraggiano milizie sciite collegate e diffuse su tutta la regione, usandole per azioni proxy contro i propri rivali. Per Riad, un qualche riavvicinamento sarebbe anche una carta per debilitare i tentativi di ricomporre l’accordo nucleare Jcpoa: i sauditi dimostrerebbero (come con lo Yemen) che forme di distensione esistono anche senza concedere agli iraniani i benefici (l’eliminazione delle sanzioni Usa) che l’intesa si porterebbe dietro. Oppure passare dal riavvicinamento con l’Iran per spingere in futuro un accordo simil Jcpoa ma più ampio.

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