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L’Italia sempre più attiva verso l’economia circolare

I dettagli della Strategia Nazionale per l’Economia Circolare e del Programma Nazionale per la Gestione dei Rifiuti approvati dal ministero per la Transizione Ecologica. Due documenti fondamentali per il passaggio del nostro Paese verso una reale e concreta transizione ecologica

Per raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica al 2050, previsti dal Green Deal, la Commissione Europea, nel marzo 2020, ha proposto un primo pacchetto di misure per accelerare la transizione verso un’economia circolare. Le proposte includono il potenziamento dei prodotti sostenibili e la responsabilizzazione dei consumatori verso la transizione verde. A febbraio 2021, il Parlamento Europeo ha chiesto norme più severe sul riciclo con obiettivi vincolanti da raggiungere entro il 2030 per l’uso e il consumo di materiali. “La circolarità e la sostenibilità, si legge nel documento approvato, devono essere integrate in tutte le fasi della catena del valore per raggiungere un’economia completamente circolare: dalla progettazione alla produzione, fino al consumatore”.

In linea con il Piano d’Azione per l’Economia Circolare della Commissione Europea, il Ministero per la Transizione Ecologica ha approvato in questi giorni la Strategia Nazionale per l’Economia Circolare e il Programma Nazionale per la Gestione dei Rifiuti. Due documenti fondamentali per il passaggio del nostro Paese verso una reale e concreta, e si spera completa, transizione ecologica.

“Per economia circolare, precisa una nota del Ministero, si intende un nuovo modello di produzione e consumo volto all’uso efficiente delle risorse e al mantenimento circolare del loro flusso. Si tratta di un nuovo paradigma che comprende un’eco-progettazione dei beni al fine di ottimizzare l’impiego di risorse naturali, la possibilità di riuso o recupero dei prodotti e il riciclo degli stessi al termine della vita utile, per generare materie prime seconde e creare nuove catene di approvvigionamento riducendo gli sprechi e la produzione dei rifiuti”.

La Strategia che identifica le azioni necessarie per raggiungere questi obiettivi e prevede tutte le azioni che istituzioni, imprese e cittadini devono adottare per favorire la transizione verso un modello di economia sostenibile e la neutralità climatica. Il Piano Nazionale Rifiuti, componente fondamentale della Strategia, rappresenta un nuovo strumento di programmazione che fissa gli obiettivi e le linee guida strategiche che le Regioni devono considerare nella predisposizione dei loro piani di gestione dei rifiuti. I decreti ministeriali danno attuazione a quanto previsto dalla Missione 2 “Rivoluzione verde e transizione ecologica” del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e seguono la pubblicazione dei bandi per la costruzione di nuovi impianti per la gestione dei rifiuti e la realizzazione di progetti “faro” di economia circolare.

“Con questi provvedimenti diamo rapida attuazione a due riforme strutturali previste dal PNRR, ha commentato Vannia Gava, Sottosegretario alla Transizione Ecologica, presentando, nel corso di una conferenza stampa i due decreti. Troppo spesso il tema dei rifiuti è stato trattato in modo ideologico e questo ha allontanato le soluzioni e aggravato i problemi: ora è il tempo del coraggio e della concretezza. Grazie al PNRR e a una corretta pianificazione, abbiamo finalmente l’occasione di promuovere e costruire nuovi impianti, moderni e sicuri, tecnologicamente avanzati, per il trattamento dei rifiuti dove serve”.

(Viene subito in mente  la realizzazione di un termovalorizzatore che il Sindaco della Capitale Roberto Gualtieri ha proposto per cercare di risolvere l’annoso problema della gestione dei rifiuti a Roma. Proposta che ha suscitato non poche proteste e prese di posizioni contrarie da esponenti politici, locali e nazionali, del Movimento 5 Stelle, e non solo. Trovando anche ampi consensi).

Gli strumenti amministrativi e fiscali che la Strategia individua per un’effettiva transizione verso l’economia circolare. Innanzitutto l’adozione di Criteri Minimi Ambientali (CAM) per gli acquisti della Pubblica Amministrazione nell’ambito del contratti pubblici. Si tratta dei requisiti “ambientali” e  di eco progettazione che devono possedere i beni da aggiudicare nell’ambito del Green Public Procurement. E ancora, la decretazione sulla cessazione della qualifica di rifiuto, il cosiddetto “end of waste”, rifiuti che tornano prodotti dopo processi di recupero e riciclo. La “responsabilità estesa del produttore” che individua la responsabilità organizzativa e finanziaria della gestione dei rifiuti, compresi raccolta e trattamento. L’introduzione di sistemi di deposito cauzionale dei rifiuti e “vuoto a rendere” per ridurre la produzione di rifiuti e aumentare il tasso di recupero.

Pilastro  attuativo della Strategia è il Programma Nazionale per la Gestione dei Rifiuti. Ha un orizzonte temporale di sei anni (2022-2028) ed è stato predisposte con il contributo delle Regioni, dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), dell’Associazione dei Comuni Italiani (ANCI), del Ministero dello sviluppo economico (MISE) e dell’Autorità di Regolazione per energia, reti e ambiente (ARERA).

Il Programma fissa e macro-obiettivi e definisce i criteri che le Regioni devono seguire nel predisporre i loro piani. Offre, allo stesso tempo, una ricognizione puntuale degli impianti, suddivisi per tipologia e per regione, allo scopo di colmare il gap esistente tra i vari territori. Garantisce, inoltre, “la rispondenza della programmazione alla normativa comunitaria e la sostenibilità, l’efficacia e l’economicità dei sistemi di gestione dei rifiuti in tutto il territorio nazionale, contribuendo ad una maggiore coesione territoriale”.

Sulla base dell’attività di ricognizione effettuata sulla produzione dei rifiuti e sulla situazione impiantistica, sono stati individuati i “flussi di rifiuti strategici” per assicurare che gli obiettivi del piano siano assicurati. Tra questi figurano: i rifiuti urbani indifferenziati; i rifiuti organici; i rifiuti da apparecchiature elettriche e elettroniche; i rifiuti  inerti da costruzione e demolizione; quelli tessili e in plastica; i veicoli fuori uso; i rifiuti sanitari.

L’attuazione del Programma nazionale rifiuti contribuirà in maniera determinante a migliorare, come è scritto nel PNRR, “la capacità di gestione efficiente e sostenibile dei rifiuti e il paradigma dell’economia circolare, rafforzando le infrastrutture per la raccolta differenziata, ammodernando o sviluppando nuovi impianti di trattamento dei rifiuti, colmando il divario tra le regioni del Nord e quelle del Centro-Sud e realizzando progetti innovativi per le filiere strategiche, quali i rifiuti elettrici e elettronici, carta e cartone, tessile, riciclo meccanico e chimico per le plastiche”.

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