Il presidente della sezione giovanile dell’associazione cattolica: “Bene la cittadinanza, ma se si crede nella scuola non si elimini Dante dai programmi per la paura di dar fastidio a qualcuno”

La prima sensazione, quando si approccia a questi temi, è quella di addentrarsi in un campo minato. Il dibattito sulla proposta di legge per l’introduzione dello Ius Scholae ha già disegnato perimetri e blocchi contrapposti che però, attualmente, siedono entrambi in maggioranza. In sostanza la legge prevede che, differentemente da quanto avviene con lo ius sanguinis, una persona acquisisce la cittadinanza italiana se nasce sul suolo patrio oppure se arriva in Italia entro i dodici anni e ha completato un ciclo di studi di almeno cinque anni. Lega e Fratelli d’Italia hanno promesso battaglia in aula e fuori. Letta promette invece di voler combattere affinché la modifica legislativa venga approvata. L’assist più prezioso, in questo senso, è arrivato dalla Cei che, per bocca dell’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, Gian Carlo Perego ha invitato a “superare le ideologie”. Per sondare più a fondo il punto di vista dei cattolici abbiamo chiesto al presidente nazionale di Ucid giovani, Benedetto Delle Site, un’opinione sul tema.

Le aggregazioni cattoliche hanno un punto di vista che collima con quello della Cei?

Sul tema della cittadinanza le associazioni cattoliche non hanno una soluzione specifica, bensì un modello ispiratore che è la dottrina sociale della Chiesa. Che, nel caso di specie, si sostanziano nella centralità della persona umana, nella conservazione della libertà e della dignità.

Dunque Ucid sullo Ius Scholae ha una posizione favorevole?

Si, ma con alcune condizioni che dovrebbero fare da corollario per una corretta applicazione della modifica normativa.

A cosa fa riferimento?

La mia interpretazione è che lo Ius Scholae sia l’unica via percorribile per trovare una sintesi alle contrapposizioni da ambo le parti. Tuttavia, se è vero che si crede nell’istituzione della scuola, non si può appaiare a questa legge la cancel culture che prevede l’abolizione di Dante dai programmi delle scuole superiori (come richiesto in alcuni Stati, ndr).

Dunque alla legge, andrebbe affiancato un percorso di formazione parallelo?

La legge svolge il suo ruolo: codifica un percorso che crea le condizioni per ottenere la cittadinanza. Ma accanto a questa legge occorre che la scuola sia in grado di formare cittadini consapevoli. Della nostra storia, della nostra lingua e delle nostre tradizioni.

Il segretario dem Enrico Letta ha individuato lo strumento dello Ius Scholae per sopperire in parte al problema demografico. 

È un errore. Per invertire il preoccupante trend demografico del nostro Paese non bastano le migrazioni, come confermano gli ultimi dati dell’Istat. Occorre invece dare una prospettiva alle giovani generazioni e un sostegno concreto alle famiglie.

Salvini e Meloni sono sulle barricate.

Sì, ma d’altra parte la destra ha sempre avuto un’idea di cittadinanza un po’ ‘chiusa’, da contrapporre a quella molto aperta della sinistra. Ed è per questo che la prospettiva che offre questa modifica è da tenere seriamente in considerazione.

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