La democrazia è un fenomeno concreto in continua evoluzione. Radicato nella storia, nella cultura e nella tradizione, assume forme diverse e si sviluppa lungo i percorsi scelti da popoli diversi in base alla loro esplorazione e innovazione, ma quando in tale processo subentra l’indifferenza, allora sarebbe il caso di porsi molte domande. L’opinione di Valori

La disfunzionale democrazia in stile statunitense ha innescato una crisi di sfiducia. Gli impegni pubblici nei confronti delle persone arrivano con accordi dietro le quinte. Le lotte intestine politiche, la politica monetaria e la vetocrazia rendono virtualmente impossibile che una governance di qualità possa essere realizzata come aspirazione popolare. I cittadini statunitensi sono sempre più disillusi dalla politica dei loro governi e pessimisti riguardo alla democrazia nel proprio Paese.

Un sondaggio Gallup nell’ottobre 2020 mostra che solo il 19% degli statunitensi intervistati è molto fiducioso riguardo alle elezioni presidenziali, un record da quando il sondaggio è stato condotto per la prima volta nel 2004. Secondo un ulteriore sondaggio condotto da The Wall Street Journal nel giugno 2022, sei statunitensi su dieci si sentono pessimisti sulla realizzazione del ben noto “sogno americano”. Come sappiamo il “sogno americano” prevede che tutti diventino ricchi, ma sorvola che nel momento che X diventa ricco, tanti Y devono diventare suoi sottoposti, di conseguenza quella Y non potrà mai diventare una X: ma queste cose i film di Hollywood non lo dicono, ma il miglior cinema indipendente statunitense – e non solo, pure parte della stampa non embedded – lo dimostra chiaramente.

Ma non solo cinema e no embedded. Nel 2021 una ricerca del Pew Research Center – un’organizzazione di studi statunitense con sede a Washington che fornisce informazioni su problemi sociali, opinione pubblica, andamenti demografici sugli Stati Uniti d’America ed il mondo in generale – mostra che il 65% degli statunitensi vede la necessità di un’importante riforma della istituzioni a base della democrazia nel loro Paese. La fiducia degli stranieri nella democrazia statunitense è diminuita in 16 Paesi sviluppati e il 57% degli intervistati pensa che la democrazia statunitense non sia più un buon esempio da seguire.

L’indice di percezione della democrazia pubblicato nel 2021 dalla danese Alliance of Democracies Foundation rivela che su un campione di 50mila persone il 44% degli intervistati in 53 Paesi è preoccupato che gli Stati Uniti d’America minaccino la democrazia nel loro paese.

Nel corso degli anni, nonostante i difetti strutturali e la pratica problematica del loro sistema, gli Stati Uniti d’America hanno propagandato “l’alleanza delle democrazie” e diffuso la narrativa di “democrazia contro autocrazia”. In sostanza attaccano coloro che hanno opinioni diverse sotto la bandiera della democrazia, usando l’ideologia e i valori come strumento per scavalcare gli altri e portare avanti le proprie strategie geopolitiche: è egemonia sotto le spoglie di democrazia. Un ex funzionario della CIA – Duane ‘Dewey’ Clarridge – ha dichiarato apertamente: «Interverremo ogni volta che decideremo che è nel nostro interesse di sicurezza nazionale intervenire. E se non ti piace, rassègnati. Abituati, mondo. Non sopporteremo sciocchezze » («We will intervene whenever we decide it is in our national security interest to intervene. And if you don’t like it, lump it. Get used to it, world. We are not going to put up with nonsense», «The Washington Post», 11 aprile 2016).

Gli Stati Uniti d’America stanno spingendo ancora la Dottrina Monroe in America Latina con il pretesto di promuovere la democrazia; incitano a rivoluzioni colorate in Eurasia e hanno controllato a distanza la Primavera Araba, i torbidi in Medio Oriente, Asia occidentale e Nord Africa. Queste mosse hanno portato caos e disastri in molti Paesi, minando gravemente la pace, la stabilità e lo sviluppo nel mondo. Come suggerito dal sito francese www.legrandsoir.info, la democrazia è diventata da tempo un’arma di distruzione massiccia per gli Stati Uniti d’America in modo da attaccare Paesi con opinioni diverse.

Se un paese è democratico o meno dipende semplicemente dal fatto che il suo popolo sia veramente il padrone del paese. Dipende se le persone hanno il diritto di voto e, soprattutto, il diritto di partecipazione e le promesse fatte durante le elezioni; e, soprattutto, quante di queste promesse siano mantenute dopo; che tipo di procedure e regole politiche sono stabilite attraverso i sistemi e le leggi statali e, cosa più importante, se questi sistemi e leggi sono veramente applicati; e se le regole e le procedure per l’esercizio del potere siano democratiche e, soprattutto, se l’esercizio del potere sia effettivamente soggetto a controlli pubblico.

Uno studioso britannico afferma che la democrazia elettorale non genera uno stretto rapporto con il popolo e il governo, perché il popolo è chiamato a essere coinvolto solo ogni volta che si svolgono le elezioni. Noi italiani – rincarando la dose – aggiungiamo il triste esempio di una nostra città appena sotto i 100mila abitanti che ha visto recentemente eletto il proprio sindaco col 21,2% fra tutti gli aventi diritto al voto della città di cui sopra. Spero che al discorso d’insediamento, il neo eletto primo cittadino non abbia pronunciata la famosissima quanto banalissima frase: «Sono il sindaco di tutti», in quanto oggi farebbe ridere più del solito.

La democrazia è un fenomeno concreto in continua evoluzione. Radicato nella storia, nella cultura e nella tradizione, assume forme diverse e si sviluppa lungo i percorsi scelti da popoli diversi in base alla loro esplorazione e innovazione, ma quando in tale processo subentra l’indifferenza, allora sarebbe il caso di porsi molte domande.

Passiamo ad argomenti che riguardano la salute. Il diritto alla vita è della massima importanza, poiché la sopravvivenza è la base di tutti i diritti umani. Dotati delle apparecchiature e delle tecnologie mediche più avanzate al mondo, gli Stati Uniti d’America hanno registrato (al 26 luglio 2022) il maggior numero mondiale di infezioni (92.761.865) e decessi (1.053.969) da COVID-19. La risposta alla pandemia è stata estremamente politicizzata ed è diventata uno strumento e una leva per attaccarsi, indebolirsi e opporsi a vicenda tra repubblicani e democratici. I politici si sono concentrati solo sui guadagni personali in ambito dei distretti di competenza, senza riguardo per la vita e la salute della gente comune: i poveri, ossia quelli che non possono avere accesso al “sogno”. Il controllo della pandemia negli Stati Uniti d’America non è stato scientifico, bensì disuguale e irresponsabile, ha gravemente minato il diritto alla vita e alla salute del popolo statunitense.

I decessi sono, secondo «The Atlantic», sono stati imprevisti, prematuri, particolarmente dolorosi e, in molti casi, prevedibili se si fossero adottare misure di rispetto per la popolazione. Alcuni politici hanno persino suggerito che gli anziani potevano sacrificarsi per il Paese (dal sogno al sonno… eterno) e che salvare l’economia del Paese è più importante della vita degli anziani. I dati del Centro statunitense per la prevenzione e il controllo delle malattie mostrano che la maggior parte delle vittime di COVID-19 ha un’età pari o superiore a 65 anni. I ricercatori delle Università della California Meridionale e di Princeton prevedono che a causa delle morti per pandemia avutesi nel 2021, l’aspettativa di vita alla nascita per gli statunitensi si ridurrà di 1,13 anni, il calo più netto dalla seconda guerra mondiale. Per i neri, l’aspettativa di vita si ridurrebbe di 2,10 anni e per i “latinos” (come sono chiamati spregiativamente messicani, portoricani e sudamericani) di 3,05 anni. Anche i bianchi sono colpiti, ma il loro declino previsto è ovviamente molto più basso: 0,68 anni.

«The Washington Post» indica un numero molto più grande dietro il milione di vittime: quel numero è 9 milioni, il numero di statunitensi che hanno perso coniugi, genitori, nonni, fratelli e figli a causa del COVID.19. Uno studio dell’università Imperial College di Londra stima che oltre 250mila bambini statunitensi hanno perso un genitore o un tutore a causa del COVID-19 già entro il 23 maggio 2020. I dati pubblicati dallo U.S. Government Accountability Office nel marzo 2022 mostrano che fino a 23 milioni di persone negli Stati Uniti potrebbe aver sviluppato un COVID lungo, e si valuta che un milione di persone che soffrono dei sintomi potrebbero perdere il lavoro: per cui non possono nemmeno essere al servizio del loro padrone, detentore del predetto “sogno americano”.

Sempre per quanto riguarda la salute, ma indipendente dalle malattie, gli Stati Uniti d’America sono il Paese più dilagante per la violenza armata. La sua popolazione, che ammonta a 329,5 milioni di abitanti, pari al 4% del totale mondiale, possiede più di 400 milioni di armi o il 46% di tutte le armi private nel mondo. È al primo posto nel mondo in termini di possesso di armi e sparatorie e scontri a fuoco regolari, che portano via più di 110 vite in media al giorno. Molte persone dicono che è più facile comprare una pistola che il latte artificiale negli Stati Uniti d’America.

I dati del sito web statunitense www.gunviolencearchive.org mostrano che circa 45mila statunitensi sono stati uccisi in incidenti di violenza armata nel 2021. Il 24 maggio 2022, la sparatoria nella scuola elementare di Robb in Texas ha causato 21 vittime, inclusi 19 bambini. Secondo i conteggi dei media statunitensi, quest’anno è la 39a sparatoria nei campus. Secondo il conteggio de «The Washington Post» del 2 giugno 2022, oltre 300 sparatorie di massa hanno avuto luogo negli Stati Uniti d’America fino a quella data. Per decenni, il governo degli Stati Uniti d’America non ha adottato misure sostanziali per affrontare tali problemi. Nell’ultimo quarto di secolo, il governo federale degli Stati Uniti d’America non ha introdotto alcuna legge sul controllo delle armi. «The New York Times» il 25 maggio 2022 ha osservato: «Gli Stati Uniti sono diventati ingovernabili non a causa di differenze politiche o proteste o mancanza di civiltà, ma perché questo è un paese non disposto a proteggere e prendersi cura dei suoi cittadini, le sue donne, le sue minoranze razziali e soprattutto i suoi figli».

Questo è il Paradiso in Terra tanto osannato dalla stragrande maggioranza della Stampa della nostra Bella Italia.

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