Sono sempre più frequenti “reclami” “contestazioni” e “accesso agli atti” di avvocati e genitori poiché sono convinti che i loro figli non siano valutati obiettivamente agli esami di Stato. Ecco un cine-racconto di Eusebio Ciccotti

“Vi denuncio tutti! Vi porto davanti al giudice! Venduti! Mia figlia è distrutta!”. La mamma con le mèches dorate, il naso a bottoncino, le rosse labbra a canotto, gli occhiali da sole inforcati sulla chioma rialzata a fungo, décolleté sobbalzante, schizza a serpentina da un lato all’altro della presidenza.

“Si accomodi, signora, mi faccia capire”. Il preside, Manlio Signorini, ex docente di matematica e fisica, basso, tarchiato, pizzetto bianco da domenicano, pausato nei movimenti, cerca di calmarla. Niente. “Incompetenti! Dati i voti alti solo ai vostri amici! Che schifo!”. Il marito della donna, rimasto sulla porta, alto, segaligno, ricurvo su se stesso, annuisce sudato alla arringa della consorte. Verso la libreria della presidenza, la ragazza, con uno spavaldo ombelico in vista, sguardo sfidante, orecchino al naso, non appare affatto “distrutta”. Mostra la piega della bocca a ghigno, come a dire, “brutti infami, m’avete rovinato! Mo’ ve rigo tutte le macchine!”.

“Signora, per favore si accomodi, anche lei signor…?”

“Merlo! Me conosce, me conosce, preside!”, il padre, visibilmente irato, mostra una arroganza velenosa più terrificante di quella della consorte, con voce cavernicola e tono strascicato, tipo Suburra. Manlio Signorini li invita ad accomodarsi davanti al piccolo tavolo della presidenza. I due genitori si seggono. Finalmente c’è un attimo di silenzio dopo l’irruente invasione. La ragazza, Perla Merlo, quinto liceo linguistico, diplomata da ventiquattro ore, sempre più scocciata, immobile, fissa con avversione il preside, “capro espiatorio”.

“Allora, spiegatemi per favore cosa è successo”, rivolto ai coniugi Merlo e a Perla, rigorosamente attaccata alla libreria a vetri, che per protesta non si avvicina al tavolo della presidenza, ritenendo l’incolpevole Signorini responsabile dell’esito finale. Il preside, dal suo posto, abbozza il noto sorriso dei diplomatici, senza esagerare, temendo che se insistito possa esser letto come offesa.

“Signor preside – riprende la signora Merlo, sempre alterata, senza respirare, inarrestabile, gli occhiali firmati sobbalzanti sulla chioma, bloccati continuamente con la mano destra –, ma si può far uscire una come mia figlia, sette de media, dico sette di media, con 62? Me l’avete rovinata. Manco il concorso alle Poste! Il voto va cambiato! Ma come fate gli esami? Ma come valutate? Ma date i voti alti solo a chi vi pare?”.

“Guardate – il preside controllandosi, facendo la faccia da funerale per il 62 -, c’è una commissione interna e un presidente esterno…”.

“Sappiamo tutto preside. Noi siamo qua perché lei deve riaprire tutto e dare un voto oggettivo”, ordina il padre segaligno con la voce da oltretomba. Lo sguardo da folle che ha perso l’indirizzo di casa colpisce il preside, di carattere timido, impressionato anche dagli occhi iniettati di sangue, o di alcool, del Merlo.

“Vedete, come sapete, potete chiedere l’accesso agli atti…”.

“L’avvocato già vi ha scritto”, interrompe acidula la madre.

“Certo, certo, ho visto la posta ieri sera tardi – precisa il preside -. Avete diritto a visionare i compiti sui quali non avete, a quanto pare, fatto obiezione essendo stati i voti pubblicati. Insomma, sul 10 (in 15esimi corrispondente a un 5, ndr) alla prima prova e sul 7 (in decimi corrisponde a un 7) alla seconda prova non avete avanzato reclamo”.

“Il problema non sono gli scritti. È l’orale. La bambina (nota: per i genitori le figlie maggiorenni sono sempre “bambine”: anche se tornano a casa alle otto del mattino, automunite, brille. soddisfatte, e avvolte in uno spesso mantello di nicotina) è andata bene! Ha parlato per un’ora! Non dico 25 (il massimo del punteggio in 25esimi, ndr) ma almeno 23!”, la signora con tono assertivo.

“Ma non le hanno dato più di 14 ci sarà un motivo?”, azzarda, sottovoce, Signorini.

“Preside, le sue amiche hanno detto quanto lei. Stesse cose, stesso tempo, e hanno preso 25, il massimo che corrisponde a 10. È che fate le cose all’italiana, i raccomandati vanno avanti…”.

“Signora Merlo, non può dire questo – Signorini alza leggermente il tono -. Mi spiace che Perla ci sia rimasta male. Mi ascolti. Ieri sera ho chiamato i docenti, dopo aver visto in posta la richiesta di accesso agli atti del vostro avvocato. I docenti mi hanno riferito che la prova orale è stata incerta dall’inizio, sin dal ‘percorso’ che Perla avrebbe dovuto preparare meglio. Collegamenti non sempre motivati, esitante nel lessico, alcune domande senza risposta, imprecisioni di contenuto critico. Un attimo, mi sono preso qualche appunto.

Ha cambiato tutte le alleanze della Grande Guerra inserendoci la Spagna. Hitler disse che gli ebrei erano il ‘cappio espiatorio della crisi della società e andavano eliminati’. La “marcia su Roma l’ha spostata al 1945, prendendola per la liberazione degli Alleati ‘che marciano su Roma’.  Su Italo Svevo ha riferito, giustamente, che i suoi personaggi sono degli inetti, incluso Zeno. Aggiungendo che lo scrittore era stressato e andava da uno psicanalista amico di Freud. Niente di più. Inglese, discreta pronuncia e sintassi, ma a parte Dickens, non si ricordava altro. Si è bloccata del tutto in tedesco. In letteratura spagnola ha inquadrato bene la poetica di Garcia Lorca. Matematica ha scritto un solo passaggio, completamente errato”.

“Vede – irrompe il marito – che ha risposto a tutto! Magari con qualche imprecisione, era emozionata. Mica siamo all’università. Aah preside, ha fatto l’esame con 40 gradi! Senza aria condizionata! Ma lo vogliamo cortesemente considerare? E poi avete il certificato che soffre di attacchi di panico. E comunque lo dicono ben quattro amiche, ha risposto a tutto. È che ce l’avete con Perla da sempre!”.

“Cari genitori – Signorini si controlla a fatica – cerchiamo di essere oggettivi. Se la commissione interna con un presidente esterno, ha valutato Perla da 62, dobbiamo fidarci della loro obiettività. Probabilmente era anche qualcosina di meno. Forse l’hanno aiutata. Come lo abbiamo fatto – ora il preside guarda Perla, rallentando il ritmo – negli anni passati. Hai riparato in matematica e fisica ogni anno a settembre e, siccome non schiodavi dal cinque, ti abbiamo sempre aiutato con voto di consiglio.  Quest’anno, lo stesso. Ecco qua il registro dei verbali del maggio scorso. Scrutinio di ammissione agli esami. Te lo ricordi, Perla, che sei stata ammessa agli esami di Stato con cinque in tedesco e quattro a in matematica, portati a sei, a maggioranza? Ve lo ricordate voi genitori?  Secondo la normativa Perla non andava ammessa. Scusate”.

“Preside, ancora con ‘sto quattro in matematica! Lei lo sa da chi è dipeso. La prof. di matematica non sa spiegare! Lei preside, la prof., doveva cambiarla di sezione. E non l’ha fatto! Perla ha fatto sempre ripetizioni per tre anni! Mi compravo un box con quello che ho speso, mi compravo! E comunque il prof. di ripetizioni dice che la bambina la matematica la sa! E allora era meglio non ammetterla agli esami che umiliarla con 62! S’andava alla privata e usciva con un voto vero!”, commenta a macchinetta l’acuto signor Merlo.

Signorini allarga le braccia, getta gli occhi per un secondo al soffitto della presidenza, grigio topo, come a dire “cosa posso replicare a tale profonda riflessione?”. Tace, fissa per un momento la statuina di Padre Pio sulla sua scrivania.

“Ribadisco, Perla ha parlato per un’ora!”, riattacca la signora, stanca ma tenace.

“Parlare a lungo – nota con tatto Signorini – non significa essere precisi. Magari non l’hanno corretta per non metterla in difficoltà…”.

“Questo no! Mia figlia sapeva tutto e non è stupida, una che parla a vuoto. L’ho sentita io, a casa, e Perla era preparata – riprende la madre -. Perla doveva uscire almeno con 75!”

“Ma signora con tutto il rispetto, come fa a valutare? Lei non è mica una docente”, la stoppa il preside.

“Preside sono laureata, sono dirigente come lei. Al Comune. E poi sono stata studentessa e so valutare!”

La presidenza piomba nel silenzio. Signorini, che ascolta tali affermazioni  ontologiche da due decenni, ossia, “se sono stato a scuola come alunno so valutare”, da tempo ha rinunciato a ribattere.

“Ho parlato per un’ora – Perla, si è staccata dalla libreria, con il dorso della mano sinistra si è asciugata rapidamente alcune lacrime dagli zigomi, ha guadagnato due metri verso i genitori e il preside: appare sicura come Perry Mason, ha degli acuti fittanti – ho proprio risposto a tutto! Ho preso magari tempo su qualche domanda, normale, no? Ma ho parlato per un’ora. Magari in tedesco ho avuto un vuoto. Non dico 25 ma almeno 22 penso di essermelo pienamente meritato. Sarei uscita con 73-75. Ma 62 non è il mio voto! Comunque, tutte le mie amiche sono pronte a testimoniare, signor preside, anche davanti al giudice! E poi basta con sto “cappio” è stato un ‘lapsu’”.

 

 

 

Condividi tramite