Intervista al deputato e responsabile Esteri di FdI: i Cinque Stelle i veri sospettati del patatrac (russo?) del governo ma Salvini faccia attenzione a chi si circonda. Meloni garanzia euroatlantica, sposterà a ovest la bilancia del centrodestra. Premiership? Con lei i giochetti non funzionano

Nel Cluedo per scoprire chi ha “ucciso” il governo di Mario Draghi, si infittiscono gli indizi su un sospettato d’eccellenza: Vladimir Putin. La rivelazione della Stampa sul pressing dell’ambasciata russa con la Lega perché ritirasse i ministri – smentita dal segretario Matteo Salvini – ha gettato altra benzina sul fuoco della campagna estiva. 

Onorevole Andrea Delmastro, responsabile Esteri di FdI, trova questo episodio preoccupante?

Vorrei ricordare che questa notizia è stata sconfessata dall’autorità delegata all’intelligence Franco Gabrielli.

Gabrielli nega che il rapporto sia dell’intelligence italiana. Non il dialogo tra Kostyukov e Capuano.

Anche se il dialogo ci fosse stato, parleremmo di una scena macchiettistica. Dimenticando che a giugno il partito di maggioranza relativa, il Movimento Cinque Stelle, ha quasi bocciato la risoluzione sull’invio di armi a Kiev. Poi ha fatto cadere Draghi. Io giudico la politica sugli atti parlamentari.

I Cinque Stelle hanno infine votato la risoluzione del 21 giugno.

Sì, ma sappiamo con quali sacrifici. E una conversazione tra due personaggi di poco conto non può gettare un’ombra sul futuro governo della nazione.

Giorgia Meloni sembra prendere le distanze.

Non ne ha bisogno. La fermezza euroatlantica di Meloni non è mai stata in discussione. E se è riuscito a mantenerla Draghi, un premier non eletto, ci riuscirà senz’altro lei.

È saggio secondo lei affidare – come ha fatto Salvini – l’interlocuzione con la Russia a una figura come Capuano?

Non è saggio, non c’è ombra di dubbio, sarebbe consigliabile più prudenza. Da qui a mettere in dubbio la tenuta euroatlantica del Paese significa fare una forzatura ideologica. Con Giorgia Meloni, l’Italia raggiungerà tassi inesplorati di fedeltà euroatlantica.

Cosa intende?

Siamo di fronte a un passaggio radicale. La Russia vuole disarcionare l’egemonia politica, economica e culturale occidentale. Il colpo non sta andando a segno ma sul mandante ci sono pochi dubbi: è la Cina di Xi Jinping a tirare i fili.

Salvini ancora oggi rivendica di volere “buoni rapporti con Putin”. Li volete anche voi?

In questo momento si può forse cercare, come fanno gli Stati Uniti, un canale diplomatico con la Russia. Di certo non avere buoni rapporti con Putin: prima la smetta di confliggere con la nostra civiltà. Quando cessa la diplomazia e iniziano le armi, devi scegliere da che parte stare.

Lega, FdI e FI hanno posizioni diverse sulla guerra russa in Ucraina. Cosa direte agli elettori?

Faremo insieme un governo e la sua politica estera sarà euroatlantica, punto. Anche Salvini, che chiede buoni rapporti con Mosca, non si allontana da questa cornice. E grazie alla posizione assertiva di FdI faremo pendere la bilancia del centrodestra nel verso giusto.

Se il partito si dichiara atlantista, l’elettorato della destra italiana lo è un po’ meno. Secondo un sondaggio dell’Aspen gli elettori di FdI si oppongono alle sanzioni contro la Russia più degli elettori leghisti. Come lo spiega?

C’è senz’altro un mondo culturale nella destra italiana che talvolta ha intravisto nella cornice euroatlantica una limitazione di sovranità. Meloni ha il carisma per far capire a queste persone che oggi è vero il contrario, come dimostra il caso ucraino. Oggi non dobbiamo vergognarci di essere occidentali, come quando i carri sovietici solcavano l’Ungheria e giravamo la testa dall’altra parte.

Ieri il vertice del centrodestra si è chiuso con un’indicazione chiara: chi avrà un voto in più esprimerà il premier. Vi fidate di Salvini e Berlusconi?

Sì e spiego perché. Dopo questa solare dichiarazione, nero su bianco, se qualcuno dovesse coltivare l’idea di ordire giochini di palazzo per cambiare lo schema di gioco, dovrebbe arrendersi all’evidenza.

Quale?

Quando la leadership è in mano a Meloni, i giochi di palazzo non funzionano.

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