Il premier si trova oggi di fronte alla gravità dei problemi socio-economici del Paese, alla ben scarsa consapevolezza delle forze politiche e alla necessità di un vero patto sociale per l’Italia. Il commento di Luigi Tivelli

Mi ha colpito molto una osservazione preliminare di Lucrezia Reichlin in una intervista di sabato 3 Luglio al Corriere della Sera che riporto testualmente: “Quella che stiamo attraversando è probabilmente la crisi economica, geopolitica e sociale più complessa e grave cui mi è capitato di assistere nel corso della mia vita”.

Lucrezia Reichlin è una sperimentata economista che è stata anche direttrice alla ricerca della Bce durante il mandato di Jean Claude Trichet e una accademica che ha insegnato e insegna in prestigiose università straniere. Credo invece che fra non pochi economisti e, soprattutto, fra buona parte dei nostri decisori politici non ci sia la consapevolezza della gravità della crisi in atto, che colpisce l’Italia per la fragilità del suo debito pubblico, per l’eccesso di esposizione con Paesi come la Russia per l’approvvigionamento energetico e per altri fattori più di altri Paesi.

È noto che già nel 2022 la crescita del Pil, che era prevista a livelli ben più alti, arriverà, se va bene, intorno al 2%. L’inflazione, inoltre, che è indubbiamente una “mala bestia”, soprattutto per chi riceve un reddito fisso e per i risparmiatori, supererà sia nella Ue che in Italia l’8%. Mi sembra poi, come pur ha osservato qualche economista avveduto, che, soprattutto a partire da 2023, c’è il rischio che si affermi una sorta di stagflazione, visto che la crescita prevista, se va bene, per quegli anni, nonostante il Pnrr, ammonterà a poco più dell’1%.

Né cambia molto il fatto che si tratti soprattutto di un’inflazione da offerta e non da domanda, anche perché per le leve tradizionali di politica economica e di politica monetaria è forse più difficile fronteggiare l’inflazione da offerta. In questo quadro, il presidente del Consiglio Mario Draghi, che dispone di tutti gli strumenti intellettuali per ben comprendere la situazione e le prospettive del Paese, mi sembra costretto, specie in questi giorni, a dedicare i suoi sforzi a mediazioni su temi e proposte che ben poco hanno a che fare con la crescita e il risanamento del Paese.

Non è certo consolidando ulteriormente il Reddito di cittadinanza, che già è costato più di 20 miliardi e che è stato avviato sulla base di un modello totalmente sbagliato (non è né una buona misura per la lotta alla povertà né tanto meno una misura per l’avviamento al lavoro, specie dei giovani), come chiede il cosiddetto leader di ciò che è rimasto dei Cinquestelle Conte, o cancellando la proposta più seria che è della nuova giunta di Roma, cioè l’inceneritore, o proseguendo in quel bonus del 110% (a parte gli aspetti dei furbi e furbetti delle truffe, in cui non c’è quel fisiologico contrasto di interessi fra appaltante e appaltatore per opere di questo genere), che si risolvono i problemi del Paese.

Sono profondamente convinto che invece, a fronte di una situazione economico-sociale così grave nel presente e in prospettiva, che solo un vero patto sociale per l’Italia, che coinvolga le forze sociali e le forze politiche in uno sforzo comune nell’interesse generale del Paese, si possano affrontare i gravi problemi in atto. L’ha colto anche Matteo Renzi che è il leader di un piccolo partito ma che mostra da un po’ di tempo di saper cogliere per tempo i veri problemi del Paese (fu una sua iniziativa a generare la caduta del premier Conte, ad esempio, e a contribuire all’arrivo alla guida del Paese di Mario Draghi), facendo propria la richiesta di patto sociale che da nove mesi, sin dall’assemblea generale di Confindustria, il presidente Bonomi ha posto alle forze politiche.

C’è oggi più che mai, infatti, bisogno di una convergenza nelle forze politiche e sociali nello sforzo di risanamento e rilancio del Paese. Mi ha colpito il fatto che poche settimane fa un piccolo ma glorioso partito (il più antico nel nostro Paese), il Partito repubblicano italiano, abbia concluso il suo congresso chiedendo una “Alleanza per la Repubblica” e auspicando che Draghi possa continuare a governare anche nella prossima legislatura.

Il Paese ha bisogno di una vera e progressiva “messa a terra” del Pnrr (su questo sono abbastanza preoccupato perché sento vari direttori generali della Pa, e le procedure sono troppo intricate e complesse). Serve una attenta e precisa Spending review, magari richiamando a tal fine in servizio un uomo del valore e della competenza di Carlo Cottarelli. Serve la consapevolezza che alla luce del previsto e progressivo aumento dei tassi il debito pubblico vada gestito con grande attenzione ed emergerà sempre più come palla al piede del Paese. Servono poi tante altre cose, sin qui ostacolate dalle troppe divisioni dei partiti, dall’eccesso di tendenza a piantare bandiere e bandierine, alla scarsa consapevolezza diffusa fra varie forze politiche sulla vera gravità dei problemi dell’Italia. Problemi di cui forse solo i due presidenti, Mattarella e Draghi, sono consapevoli e rispetto ai quali il presidente del Consiglio dovrebbe continuare ad agire con fermezza e determinazione inducendo leader e partiti disattenti ad accompagnare per il risanamento e quel po’ di sviluppo possibile del Paese.

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