Il presidente nazionale dell’Anbi: “Avevamo chiesto una cabina di regia e un commissario per gestire l’emergenza siccità. Ora temiamo che con la caduta del governo tutto vada a rilento, quando invece a noi servirebbe un’accelerazione per fronteggiare questi fenomeni”

La crisi di governo desta preoccupazione anche al mondo dei consorzi di bonifica che, mai come in questo periodo, è prima linea per contrastare l’emergenza siccità. Un’emergenza che, dallo scenario descritto dal presidente di Anbi (Associazione nazionale dei consorzi per la gestione e la tutela del territorio e delle acque irrigue), Francesco Vincenzi, sta peggiorando di giorno in giorno. Il Po “è ai minimi storici” ma, più in generale, la crisi idrica è a livelli preoccupanti in tutto il Paese. “Si salva parzialmente il Mezzogiorno – dice – ma se non piove entro pochi giorni i problemi, specie in agricoltura, saranno devastanti”.

Quali sono le colture più a rischio?

Vanno monitorate in particolare le colture orticole. Dai pomodori ai meloni, passando per i cocomeri. A rischio sono anche le colture pluriennali, a partire dai frutteti. Pere, mele, kiwi e vite. Su queste produzioni, ci sarà un calo produttivo stimato di almeno il 30%. Al problema della siccità, si aggiunge anche quello delle temperature elevatissime.

La politica sta dando risposte a questi problemi?

I momenti di instabilità non fanno bene. Avevamo chiesto una cabina di regia e un commissario per gestire l’emergenza siccità. Ora temiamo che con la caduta del governo tutto vada a rilento, quando invece a noi servirebbe un’accelerazione per fronteggiare questi fenomeni.

Dal Pnrr che risposte potrebbero arrivare?

Come consorzi abbiamo a disposizione qualcosa come un miliardo e trecento milioni. Tanti progetti legati in particolare all’efficientamento del sistema irriguo sono peraltro già stati ammessi a finanziamento. Ma le vere risposte arriveranno da un piano pluriennale che esula dalle risorse del Pnrr.

Ovvero?

Il piano invasi e laghetti.

In che cosa consiste?

L’idea sviluppata dall’Anbi sarebbe quella di costruire circa seimila laghetti e invasi su tutto il territorio nazionale, al fine di prevenire non solo il problema della siccità. Queste nuove infrastrutture artificiali, infatti, sarebbero utilizzabili anche per il sostentamento idrico delle case private, per ovviare al fabbisogno dell’agricoltura e per generare energia pulita. Nel progetto è infatti prevista, tra le altre cose, l’installazione di pannelli fotovoltaici galleggianti attraverso i quali produrre energia elettrica.

Perché non sfruttare le risorse del Pnrr?

Perché si tratta, come detto, di un progetto a lungo termine. Dieci miliardi in dieci anni. Questi fondi vanno trovati nei bilanci dello Stato, nelle finanziarie e nei fondi strutturali. Con i tempi imposti dall’Europa per la realizzazione dei progetti legati ai fondi Pnrr non si farebbe in tempo. Costruire seimila laghetti in tutta Italia non è semplice. Sarebbe il culmine di un percorso di progettazione e concertazione fatto anche e soprattutto con gli enti e con i territori.

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