È molto difficile contrastare l’impoverimento culturale della politica. Tuttavia, gli italiani non possono ignorare gli allarmi sulle prossime elezioni lanciati all’unanimità dal Copasir. Il commento di Marco Mayer

I gravi ritardi dell’Italia rispetto alle interferenze russe e cinesi segnalati più volte dal Copasir in questa legislatura (in questi giorni dal presidente Adolfo Urso e in precedenza da Lorenzo Guerini e da Raffaele Volpi) non sono attribuibili a particolari carenze dei servizi segreti italiani né dei servizi collegati.

La relazione del Copasir al Parlamento resa pubblica venerdì scorso conferma, per esempio, che gli organismi di intelligence statunitensi e britannici hanno lanciato con largo anticipo (alcuni mesi prima del 24 febbraio anche pubblicamente) l’allarme su una probabile invasione russa in Ucraina.

Da cosa dipendono allora i ritardi di cui ha parlato Urso?A mio avviso, la politica italiana, salvo poche eccezioni, non ha saputo cogliere l’involuzione autoritaria che, con modalità diverse, ha caratterizzato nell’ultimo decennio le leadership di Mosca e di Pechino.

La Cina politica di oggi è molto diversa da quella del 2012, quando il Presidente Xi Jinping ha preso il posto di Hu Jintao, prima nel Partito comunista cinese e l’anno successivo alla presidenza della Repubblica popolare. Se da un lato – soprattutto per l’invecchiamento della popolazione e la pandemia – l’andamento economico della Cina ha subito significativi rallentamenti, dall’altro, la politica del Dragone si è fatta molto più assertiva. Si veda la repressione a Hong Kong, per non parlare della Birmania dove Pechino è complice di un ritorno alla dittatura militare. E grandi preoccupazioni si stagliano all’orizzonte anche per il futuro dello Sri Lanka.

In Russia l’annessione della Crimea del 2014 e gli eventi successivi hanno confermato la svolta aggressiva di Vladimir Putin e il suo progressivo e irreversibile allontanamento dallo spirito di Pratica di Mare. Per chi ha la memoria corta ricordo le dichiarazioni del 26 febbraio scorso di Giorgio Mulè su Silvio Berlusconi: “quasi terrorizzato e che non riconosce più Putin”. C’è voluta l’aggressione di Putin perché Valentino Valentini, responsabile internazionale di Forza Italia, riconoscesse l’errore strategico compiuto dai governi Berlusconi nell’aver accentuato la dipendenza energetica dell’Italia da Mosca.

Sono passati 54 anni dall’arrivo dei carri armati sovietici a Praga. La nostalgia dell’Unione Sovietica e dei suoi carri armati ha giocato un brutto scherzo a Putin. Non si immaginava la reazione compatta e coraggiosa del popolo ucraino né la vasta solidarietà operativa delle democrazie asiatiche e occidentali nei confronti di Kiev.

Da che cosa dipendono i limiti di comprensione politica di cui ho parlato all’inizio? Dopo il collasso del 1992-1993 i partiti politici italiani hanno vissuto senza un pensiero strategico che ne guidasse l’azione. D’altra parte non si può pretendere che partiti politici in affanno, schiacciati sulla quotidianità e persino privi di centri studi possano seguire – come pure sarebbe loro dovere – il rapido e complesso evolversi della politica internazionale.

È molto difficile contrastare l’impoverimento culturale della politica. Tuttavia gli italiani non possono ignorare gli allarmi sulle prossime elezioni lanciati all’unanimità dal Copasir. Per i cittadini la prima cosa da fare è ovviamente non disertare le urne. All’intelligence spetta segnalare ai decisori i rischi connessi alle campagne di influenza e alle interferenze cinesi e russe. Agli studiosi e ai giornalisti investigativi spetta un compito diverso che in democrazia non appartiene alle funzioni dei servizi. I media dovrebbero trovare il coraggio di accendere i riflettori sui comportamenti dei politici rispetto alle sirene di Mosca e Pechino.

Chi è senza peccato scagli la prima pietra! Ma sarebbe sbagliato fare di ogni erba un fascio confondendo un fuscello con una trave. Su un tema così delicato, per usare un termine caro a papa Francesco, serve discernimento. In poche righe non posso proporre un’articolata gerarchia delle responsabilità, anche se studio questi legami da più di dieci anni. Il contributo che posso fornire ai lettori è quello di suggerire delle domande da porre ad alcuni candidati.

Inizio dal Movimento 5 stelle con il ministro Stefano Patuanelli. Se eletto lei continuerà a sostenere l’utilità della presenza di Huawei in Italia anche nella prossima legislatura?

Su questo tema avrei una domanda anche per Enrico Letta. Perché ricandidare una tifosa di Huawei come l’onorevole Bruna Bossio?

Passo ora a un quesito per Matteo Renzi. Con il senno del poi farebbe entrare una azienda di Stato cinese al 35% in Cdp Reti che controlla Terna, Snam e Italgas o dopo quello che è successo a Hong Kong ci penserebbe due volte?

Alle relazioni “intime” tra Berlusconi e Putin ho già accennato, ma c’è una ulteriore domanda da porre al Cavaliere. Perché ha aperto le porte a Gazprom, oltre che per la fornitura, anche per la distribuzione commerciale del gas in Italia? Cosa c’è dietro questa misteriosa decisione di cui nessuno parla?

Per quanto riguarda Salvini, le domande sono almeno due. Che cosa le impedisce di rompere l’accordo della Lega con il partito di Putin? E perché tra il 2020 e 2021 ha fatto tante dichiarazioni a favore del vaccino russo Sputnik? E pensa forse di avere le competenze degli odiati virologi?

La stessa domanda andrebbe posta all’assessore regionale alla Sanità del Lazio Alessio D’Amato (ex Rifondazione) e al suo presidente Nicola Zingaretti (candidato del Partito democratico alle prossime elezioni). Perché far propaganda al vaccino Sputnik e perché coinvolgere lo Spallanzani nelle relazioni con Mosca?

All’onorevole Ignazio La Russa e a Giorgia Meloni domanderei: che effetto vi fa constatare che i corazzati italiani (concordati con Dmitrij Medvedev e il generale Sergej Soigu quando La Russa era ministro della Difesa) sono usati dai russi per invadere l’Ucraina? E cosa pensate di Matteo Salvini che – in sintonia con Giuseppe Conte – vuole sospendere gli aiuti militari all’Ucraina?.

L’ultimo quesito è per Carlo Calenda. Perché da ministro dello Sviluppo economico non ha mosso un dito per impedire che nel nostro paese si sviluppasse una così vasta penetrazione delle aziende cinesi nel 5G?

Queste sono solo le prime domande che mi sono venute in mente, spero che stimolino giornalisti e ricercatori a fare sino in fondo il loro mestiere.

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