Mesi di attacchi sistematici all’industria tecnologica hanno convinto il mondo che in Cina tutto ciò che è privato e ingombrante è nemico. Ma non è così. Lo dimostrano le decine di miliardari proliferati proprio mentre Jack Ma e il suo impero venivano fatti a pezzi. Il criterio? Prospera solo chi è allineato al regime

Figli e figliastri, come si diceva una volta. In questi mesi il mondo ha assistito alla demolizione sistematica del comparto tecnologico cinese, ad opera del governo di Xi Jinping. Tra un affondo e una retromarcia, l’apice si è raggiunto tre settimane fa con l’addio, clamoroso, di Jack Ma, il Jeff Bezos cinese, ad Ant, il cuore finanziario dell’impero Alibaba.

Eppure, l’immane aggressività mostrata dal governo del Dragone verso l’industria tecnologica non deve ingannare. Non è che Pechino ha deciso dall’oggi al domani di polverizzare le imprese private, specialmente quando diventano troppo ingombranti e con un certo specifico all’estero, come è stato effettivamente nel caso di Alibaba. Perché, collateralmente alle rappresaglie sulle big tech, il partito ha finanziato, allevato, protetto decine di imprenditori, fino a farli diventare autentici tycoon in salsa cinese. Tanti piccoli Jack Ma, proprio mentre il magnate cinese veniva messo al muro.

Di questa grande distorsione della realtà, si è accorto l’Economist, che ha dedicato un approfondimento alla politica dei due pesi e delle due misure in Cina. Se da una parte il governo ha represso le aziende legate alla tecnologia, Alibaba e Tencent su tutte, molti altri imprenditori non sono stati trattati allo stesso modo. Anzi.

“Se si guarda al di là del settore tecnologico e immobiliare, le cose in Cina sono piuttosto diverse. Molte grandi aziende private non solo hanno evitato l’assalto normativo, ma sono anche cresciute”, afferma Huang Tianlei, esperto interpellato dalla testata finanziaria. Citando, per esempio, il caso di Anta, azienda che nel tempo ha costruito un impero globale dell’abbigliamento sportivo proprio grazie ai buoni uffici di Pechino.

“E che dire delle batterie prodotte da Catl, che si trovano in molti veicoli elettrici del mondo. Zhifei Biological, poi, un’azienda produttrice di test Covid, nata a Chongqing, è sbucata fuori dal nulla per entrare nella lista Fortune 500”, racconta l’Economist. Altro caso, Zheng, che conta oggi 8 mila dipendenti ed è uno dei maggiori produttori nazionali di prodotti per la cura della pelle. La sua azienda è diventata un gigante della cosmetica, dando vita a una specie di Silicon Valley della bellezza, dove i marchi locali sono stati incoraggiati a creare laboratori e ad assumere scienziati.

Tutto questo ha fatto sì che gli azionisti di riferimento di queste società siano diventati nel breve veri e propri tycoon, arrivando a scalzare gli stessi magnati della tecnologia dal ruolo di proprietari delle maggiori fortune cinesi. Lo dimostra che l’uomo più ricco della Cina è ora Zhong Shanshan, proprietario di Nongfu, che vende acqua in bottiglia. Non è finita.

C’è l’esempio di Muyuan, che è diventato uno dei maggiori produttori di maiali al mondo. Il Partito Comunista della città di Nanyang, dove ha sede l’azienda, si è addirittura speso per farla entrare nella lista Fortune 500. Alla fine del 2021 il partito ha detto ai funzionari di mettere a disposizione terreni per Muyuan e di snellire le varie richieste e ispezioni. Il piano prevede che l’azienda riceva sussidi per le attrezzature agricole e che ingegneri e altri lavoratori locali siano collegati all’azienda. Risultato? Il patrimonio del fondatore di Muyuan, Qin Yinglin, ha raggiunto i 23 miliardi di dollari.

“L’obiettivo dello Stato è promuovere la crescita di piccoli giganti anche e non solo per stimolare la ricerca e lo sviluppo e di contribuire alla formazione dei talenti”, spiega ancora l’Economist. Un analista che ha visitato di recente un parco industriale nella provincia meridionale di Hunan racconta che sembrava un set cinematografico realizzato per assomigliare ad Hangzhou, un grande hub tecnologico e sede di Alibaba, senza che vi fosse una vera innovazione.

Condividi tramite