Stanno arrivando bollette della luce dai costi insostenibili. Le imprese faticano. Riceverà il voto chi stando con i piedi a terra dirà chi paga gli aumenti delle bollette. Il commento di Maurizio Guandalini

Non c’è accortezza che la guerra energetica con Vladimir Putin è persa perché le sanzioni così come sono state comminate sono state un boomerang. È il parere concorde dei maggiori consulenti internazionali. L’ultimo a sostenerlo è Gianclaudio Torlizzi, della società d’affari T-Commodity che si occupa di materie prime, intervistato da La Stampa. “Il mercato dell’energia”, ha detto Terlizzi, “era già in grossa sofferenza prima della guerra e non era in grado di sostenere un nuovo shock. Le sanzioni sono state un’illusione ”. Ha quindi ragione Matteo Salvini quando, al meeting di Rimini, timidamente – perché, ormai, bisogna stare attenti a come insinuare il seppur ragionevole dubbio per non passare per filorussi –, ha dichiarato che “sulle sanzioni alla Russia bisogna guardare i numeri: l’avanzo commerciale della Russia è 70 miliardi di dollari, per la prima volta nella storia il sanzionato ci guadagna. Uno strumento che doveva dissuadere Putin nell’attacco finisce con il favorirne l’economia”. E aggiunge: “Non vorrei che le sanzioni stiano alimentando la guerra. Spero che a Bruxelles stiano facendo una riflessione”. Ha ragione Salvini e però ha torto Enrico Letta. Quel “non occorre cedere a Putin sulle sanzioni”, pronunciato sempre a Rimini, è più una posizione di principio contro l’evidenza.

Stanno arrivando bollette della luce dai costi insostenibili. Le imprese (dalle pizzerie alle stalle) chiudono perché non riescono andare avanti. Riceverà il voto chi stando con i piedi a terra dirà chi paga gli aumenti delle bollette. Il gas quota oltre i 280 euro a MWh, rispetto i 27 dell’agosto 2021. Mentre la possibilità definita, dall’Italia, salvifica (non lo è), del tetto del prezzo del gas, è ancora sospesa. Se ne parlerà a settembre oppure ottobre.

Dove risiedono la responsabilità e la diligenza del buon padre di famiglia in una classe politica così approssimativa? Il gravame dei costi in bolletta finora è stato bonariamente risolto con un bonus di 200 euro, che le partite Iva, addirittura, lo riceveranno a ottobre passando per le forche caudine di un anacronistico click day di presentazione delle richieste, per la serie mettetevi in fila, la crisi può aspettare.

Le bollette sono la punta estrema del caos economico (l’Europa solo per l’energia è sotto di 170 miliardi di euro). Che potrebbe accentuarsi sfociando nelle tensioni sociali (si veda il Regno Unito) per la crisi finanziaria che trasversalmente sta interessando ogni settore produttivo e la stragrande maggioranza delle famiglie (sarebbe opportuno anche controllare la nutrita filiera della speculazione nel settore alimentare come in quello dei mangimi per il bestiame, dove i prezzi aumentano senza motivo). E ora più dell’approvvigionamento che inevitabilmente incontrerà il razionamento (a quando, nel nome della trasparenza e della verità lo Stato comunicherà ai cittadini di prepararsi a farvi fronte?) preoccupa il costo del gas acquistato a cifre stellari si catapulterà nelle bollette dei prossimi mesi.

Se ci aggrappiamo semplicemente al fatalismo kennediano giustifichiamo il tutto sostenendo che doveva accadere. Se riteniamo, al contrario, dare una lettura politica (e quindi, per l’occasione, elettorale) è incontestabile che la miseria nera contemporanea ha inizio dall’aver “sparato” a ufo le sanzioni verso la Russia abbandonando, da un lato, ogni capacità previsionale di quello che sarebbe accaduto a casa nostra e nel mondo (fatto gravissimo per dei politici che devono tenere soprattutto alle sorti della nazione che rappresentano) e, dall’altro, smarrito qualsiasi barlume di iniziativa diplomatica europea per fermare la guerra, ceduta a babbo morto alla Turchia.

Non c’è stato partito e leader in Italia che hanno spinto a meditare le nostre azioni sia in sede Ue sia in quella Nato (solo Carlo Calenda al Parlamento europeo votò una risoluzione contraria a inasprire ulteriormente le sanzioni a danno dei singoli stati dell’Unione). Al contrario, vi sono stati atti e pronunciamenti tesi a inasprire la situazione dimenticando le conseguenze generali cui saremmo andati incontro.

L’avevamo ampiamente scritto che le elezioni politiche sarebbero state un giudizio degli italiani sullo stato di salute delle nostre tasche. Chi chiede voti deve dire se non verseremo un euro in più per quelle bollette aumentate. E per favore non si ricordi pedissequamente la lista degli aiuti a chi non ce la fa, perché per chi è in forte difficoltà gli aiuti già ci stanno, sono i primi a entrare nella lista. Ora la crisi si è spostata sul cosiddetto ceto medio che difficilmente riesce ricevere qualcosa pressato da soglie antistoriche come l’Isee a 12.000 euro. Inoltre serve capire se i costi in più eventualmente azzerati in bolletta usciranno dalle tasche dello Stato (per esempio calcolando il bilancio della nazione al netto di questi eventi nefasti), dell’Unione attraverso denari a fondo perduto, se sarà avviata qualche forma di nazionalizzazione o di prezzi amministrati dell’energia, se tutti gli extraprofitti saranno veicolati a lenire il caro bollette (perché dei 10 miliardi previsti – sarebbero sui 50 miliardi – lo Stato ne riuscirà a intascare 1?), se Iva e altri oneri saranno tolti.

Il bravo politico ragioniere, ahinoi non se ne vedono in giro, fa così e non si aggrappa al faremo, vedremo, ci riuniremo. O parla d’altro promettendo fantasmagorici mondi impossibili.

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