L’attacco a Dugin dimostra che la Russia è più fragile di quanto si pensasse. La guerra si è spostata dalla sporcizia dei campi di battaglia ucraini alle strade asfaltate di Mosca o San Pietroburgo. Ora il gioco è diverso. È iniziata la lotta post-Putin. L’analisi di Francesco Sisci

 

La notte del 20 agosto è tornata la vecchia tradizione russa del terrorismo. Darya Dugin, figlia di Alexander, ideologo di punta e consigliere del presidente russo Vladimir Putin, è stata uccisa da una bomba mentre viaggiava con la sua auto su un’autostrada fuori Mosca. Sembra che il padre avrebbe dovuto essere con lei, ma ha cambiato piano all’ultimo momento.

Le informazioni nelle prime ore erano che l’attacco fosse stato condotto da specialisti (conoscevano i movimenti di Dugin) con abilità militare (l’auto è stata fatta esplodere con un ordigno esplosivo improvvisato, difficile da realizzare senza esperienza). Con il passare del tempo tutto si è confuso. Ora si dice di una bomba sotto il sedile dell’auto, di telecamere sul parcheggio spente da settimane.

C’è ridda di voci a Mosca sugli autori: esercito, servizi di sicurezza, ucraini. Si parla persino di un attacco sotto “falsa bandiera” compito da uomini di Mosca per aizzare la popolazione contro gli Ucraini, come accadde probabilmente oltre 20 anni fa con attentati sanguinosissimi attribuiti ai Ceceni che istigarono la guerra contro i Ceceni appunto. Pertanto, potrebbero verificarsi altri attacchi ai vertici del potere russo e alle loro famiglie. La cosa immediatamente significa che Mosca oggi dovrà spostare più risorse sulla sicurezza interna e distrarle dal fronte.

La guerra si è spostata dalla sporcizia dei campi di battaglia ucraini alle strade asfaltate di Mosca o San Pietroburgo. Ora il gioco è diverso. È iniziata la lotta post-Putin.
Ovvero: alcune persone in Russia sono stufe della guerra in Ucraina e di Putin e vogliono liberarsi di lui e dei suoi uomini. Cosa che dovrebbe accadere in fretta per salvare una parvenza di Russia. Più la guerra si trascina, più l’opposizione interna guadagna slancio e diventa cattiva, e più è difficile controllare le sue ricadute. La Russia stessa è sull’orlo del baratro.

Storicamente, la Russia ha subito enormi sconvolgimenti interni dopo ogni sconfitta bellica. Nel 1905 lo zar ha concesso la Costituzione dopo aver perso contro i giapponesi; nel 1917 l’impero è caduto e i comunisti hanno inscenato una rivoluzione dopo aver perso contro i tedeschi; nel 1989 l’URSS si è sgretolata dopo aver perso in Afghanistan.

La guerra in Ucraina è senza scopo; nessuno sa cosa Putin voglia ottenere per fermare la lotta; quindi è persa; è uno spreco sconsiderato di vite e risorse.
Non è riuscita a conquistare Kiev in tre giorni, non è stata in grado di circondare e sbaragliare la maggior parte dell’esercito ucraino a est e non è riuscita a sfondare con attacchi frontali da est. La guerra è bloccata da almeno quattro mesi e da qualche settimana le truppe russe sono sulla difensiva grazie ai nuovi missili tattici a lungo raggio HIMARS e alla guerriglia ucraina sempre più attiva.

Tuttavia, finora Mosca ha sperato in due cose. Che l’aumento dei prezzi, determinato da un taglio delle forniture di gas russo, avrebbe diviso l’UE e paesi come la Germania o l’Italia, fortemente dipendenti da tali forniture, si sarebbero tirati indietro dalla guerra. Cosa, questa, che non inciderebbe sui flussi di armi verso l’Ucraina, provenienti principalmente dagli Stati Uniti, ma avrebbe potuto fiaccare l’animo dell’UE e riaccendere gli attriti in Europa, dando a Putin un risultato politico da esibire a livello nazionale.

Inoltre, avrebbe potuto sperare che in America le aspre lotte interne che coinvolgono l’ex presidente Donald Trump potessero semplicemente distogliere l’interesse da una lotta per Kiev. Riaccendendo la vecchia idea di scendere a patti con Putin perché “la Russia è più importante dell’Ucraina”.

Né l’una né l’altra cosa sono probabili, perché gli Stati Uniti sanno che non si tratta di una semplice partita europea. Gli Stati Uniti ritengono di dover sostenere l’Ucraina anche per contrastare qualsiasi ulteriore ambizione cinese su Taiwan e sull’Asia orientale. In altre parole, se la Russia dovesse vincere in Ucraina, sarebbe sicuramente l’inizio di una fiammeggiante terza guerra mondiale. L’attacco a Dugin dimostra che la Russia è più fragile di quanto si pensasse.

Tuttavia, per Putin questa era l’unica scommessa. Se avesse riconosciuto il suo fallimento nella guerra, sarebbe stato spacciato.

Allora ha dovuto continuare a combattere il più a lungo possibile, sperando che qualcosa si rompesse nel suo vasto fronte disunito di nemici. Era una scommessa insensata dal punto di vista strategico, ma aveva senso se la sua vita dipendeva da questo.

Ora è diventata semplicemente impossibile. L’attacco terroristico potrebbe significare che la Russia si sta già spaccando, e si potrebbe aspettare e raccoglierne poi i pezzi. Putin può ora certo intensificare la repressione interna; ma questo allargherebbe l’opposizione al governo e quindi alimenterebbe il terrorismo, oppure non farebbe nulla e il terrorismo aumenterebbe.

È il classico vizio che porta a un’escalation del conflitto e, in ultima analisi, alla rivoluzione. Questa concatenazione può essere interrotta, ma è cosa molto difficile.

Per abbreviare la guerra, gli Stati Uniti potrebbero forse offrire a Putin un rifugio sicuro per lui e la sua famiglia e trovare un futuro assetto politico russo sostenibile. La Santa Sede o Israele potrebbero garantire l’accordo. Questo accordo non sarebbe buono come quello che avrebbe potuto ottenere quattro o sei mesi fa. Ma potrebbe essere migliore di quello che lo attende tra due o tre mesi. Potrebbe sembrare moralmente spregevole, ma sarebbe un tentativo per cercare di salvare il futuro della Russia.
Se non dovesse accettare, gli Stati Uniti dovrebbero prepararsi a una lunga battaglia per facilitare le forniture alternative di gas all’UE, eliminare i “candidati manciuriani” all’interno del fronte occidentale e inondare l’Ucraina di armi per sopraffare le truppe russe. Il dissenso interno di Mosca si occuperà poi del resto. In ogni caso, la fine della guerra potrebbe essere iniziata.

(Articolo pubblicato su settimananews.it e aggiornato per Formiche.net il 22 agosto)

 

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