Il responsabile Finanza di Fratelli d’Italia: “La pace fiscale non è un condono, ma evita di strozzare i contribuenti in difficoltà”. La flat tax? “Un obiettivo a medio termine, per i redditi fino a 100mila euro”

“Un fisco dal volto umano”. A prima vista sembra una chimera o, visto che siamo in tema, uno slogan da campagna elettorale. In realtà si tratta dell’obiettivo a cui tende la coalizione di centrodestra che sta lavorando alacremente alla stesura del programma. Pace fiscale, flat tax e de-tassazione sono i pilastri sui quali Maurizio Leo, responsabile del dipartimento Economia e Finanza di Fratelli d’Italia, si sta concentrando di cui ha anticipato i dettagli a Formiche.net.

Sull’ipotesi della rottamazione delle cartelle esattoriali ci sono state non poche polemiche. Si tratta di un condono a tutti gli effetti per chi ha debiti col fisco?

Assolutamente no. Il nostro programma sulla pace fiscale parte da una valutazione sulle condizioni in cui si trovano molti italiani. Nel lungo periodo Covid, alcuni contribuenti hanno avuto difficoltà a onorare le scadenze tributarie. A fronte di questo, nell’ipotesi in cui non siano state ancora emessi provvedimenti di riscossione e non siano stati avviati degli accertamenti dall’Agenzia delle entrate, proponiamo che i contribuenti paghino gli importi ma con una dilazione lunga (cinque anni), senza interessi e con una sanzione ridotta al 5%.

L’Agenzia delle entrate da sempre denuncia una difficoltà di riscossione dei crediti. Come uscire da questo impasse?

Innanzitutto facendo una verifica sulla tipologia del credito. I crediti datati (fino al 2015) di modesti importi, possono essere stralciati. Per lo meno le cartelle di importi attorno fino a mille euro. Anche perché, il costo di riscossione per lo Stato sarebbe più alto dell’importo contestato. Per gli importi tra i duemila e i tremila si può ipotizzare una forfettizzazione. Sopra questi importi, occorre applicare una dilazione lunga e nessuna sanzione. In questo modo si dà la possibilità al contribuente di rimettersi in carreggiata senza “strozzarlo”.

Anche la Flat tax è uno dei cavalli di battaglia della coalizione. Posto che esiste già per i regimi forfettari (fino a 65mila euro annui), esiste la possibilità di applicarla a redditi superiori?

Questo è l’obiettivo. Quantomeno per i redditi fino a centomila euro. Ma, chiaramente, si tratta di un obiettivo a medio termine che si concretizzerà nel corso della legislatura, non può essere immediato. Ci si deve arrivare gradualmente.

Applicando agli aumenti di reddito una cedolare secca?

Tassando il reddito incrementale del 15%, con la cedolare secca. Questa applicazione avrebbe per lo meno due punti di forza: il contrasto all’evasione, perché se l’imposta sul reddito incrementale è relativamente bassa i contribuenti sono disincentivati a evadere. D’atra parte si tratta di una misura che agevola sensibilmente la crescita. Tutto questo va elaborato tenendo presente che occorre preservare la finanza pubblica e i conti dello Stato.

Giorgia Meloni sostiene che gli imprenditori che assumono di più dovrebbero pagare meno. Come è possibile?

Mettendo mano alle risorse destinate al reddito di cittadinanza è un risultato perseguibile. Posto che una parte di quelle risorse devono rimanere indirizzate verso i fragili e gli indigenti, un’altra parte consistente andrebbe destinata alla de-fiscalizzazione per le imprese che assumono nuovi occupati. Una super deduzione. Anche in questo caso, gli effetti benefici sono duplici. Da un lato metto gli imprenditori nelle condizioni di assumere e creare lavoro. Dall’altro, se da inattivi passano a lavoratori, i nuovi occupati diventano contribuenti a tutti gli effetti. E pagano le tasse. Questa operazione mira a uscire dalla logica del sussidio e a ripensare al fisco come un sistema che facilita la creazione del lavoro.

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