Speriamo che in futuro una esposizione più completa dei singoli programmi permetta di evidenziare maggiormente la ricchezza positiva dell’anima antimaterialista, tradizionale, valoriale e comunitaria della destra italiana, anche nel raffronto e nel paragone con le altre destre europee, e con gli altri soggetti politici presenti fuori e dentro il centrodestra. Il commento di Benedetto ippolito

Stamani, al Meeting di Rimini, si è svolto il primo vero confronto programmatico tra tutti (o quasi) i leader delle principali forze politiche presenti in questa campagna elettorale. Una prima nota positiva da fare è di ordine generale: appare molto più motivante e costruttivo sentire le diverse tesi enucleate pacatamente e senza polemiche, piuttosto che essere assorbiti nella bagarre dei confronti personalistici e degli anatemi reciproci consueti.

Di là delle diverse idee, che qui non possono essere riassunte, è emersa come evidente una distinzione netta tra la proposta del Pd di Enrico Letta e quella propria di tutti gli altri. Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi hanno espresso una chiara convergenza di programma, nelle pur nitide differenze, che certamente svela la concretezza organica del progetto di centrodestra. Neanche Ettore Rosato e Luigi Di Maio, da par loro, hanno lanciato iniziative sull’economia, sulla scuola e sui problemi del lavoro assimilabili alla sinistra, nonostante chiaramente essi si determinino come soggetti eterogenei per principio al mondo conservatore.

È, d’altronde, logico che alle prossime elezioni o Pd o FdI saranno al governo necessariamente e non saranno sicuramente insieme. Dunque, alla fin fine, la divergenza tra le varie forze di centro, tutte antagoniste con la destra alla sinistra, sarà tra quei partiti che propongono politiche popolari e liberali da farsi con Letta e quelli che pensano di realizzarle invece con FdI.

Venendo a Meloni, due presupposti sono apparsi in modo chiaro e netto nella sua proposta: l’idea di una riforma presidenziale, osteggiata dal Pd ma non da Italia Viva, e una concezione più interclassista e meno assistenziale del lavoro e della produttività. Sulla scuola, invero, la visione del centrodestra è stata esposta più lucidamente da Lupi che dagli altri. Scuole paritarie e non solo statali, in effetti, e centralità della libertà di orientamento familiare sono punti imprescindibili per il mondo non progressista. Meloni ha voluto rimarcare piuttosto l’importanza dello sport nella formazione dei giovani, tesi importante sebbene forse non realmente cruciale come sembrerebbe.

Il punto, insomma, che è parso troppo poco rimarcato, in questa circostanza, dalla leader del maggiore partito della coalizione di centrodestra, è la centralità sociale che hanno i valori spirituali e religiosi personali, non necessariamente cattolici, fondamentali per una formazione scolastica, pubblica e privata, che voglia farsi portatrice di una solida cultura tradizionale finalizzata alla rinascita umana e civile della nazione.

Vanno bene, tutto sommato, le scuole professionali, asse perduto del nostro sistema formativo, va bene una riforma meritocratica nelle valutazioni curricolari degli studenti, soprattutto in opposizione alla nefanda idea statalista di un rigido conformismo pubblico, falsamente egualitario, e di una meccanica estensione inutile dell’obbligo scolastico all’infanzia; ma il punto è muovere da una piena e totale riscoperta della formazione umana integrale, spirituale e religiosa, della singola persona, strutturata sul valore immutabile della famiglia naturale e della lingua italiana: una serie di verità che sono e restano di primaria importanza anche economica in un modello culturale conservatore che voglia far emergere qualità e specificità tipicamente identitarie ed eccellenza trainanti tra i giovani italiani.

Siamo, in ogni caso, solo all’inizio di questa intensa, anche se breve, competizione elettorale. E il centrodestra ha confermato di essere già oggi forte come coalizione e non unicamente come somma di partiti. Speriamo che in futuro una esposizione più completa dei singoli programmi, la quale sicuramente vi sarà, permetta di evidenziare maggiormente la ricchezza positiva dell’anima antimaterialista, tradizionale, valoriale e comunitaria della destra italiana, anche nel raffronto e nel paragone con le altre destre europee, e con gli altri soggetti politici presenti fuori e dentro il centrodestra.

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