Il parlamentare di Italia Viva: “Questa accozzaglia che include tutto e il suo contrario non farà altro che confondere ancora di più gli elettori, già reduci da un periodo politico in cui tutto era molto magmatico e nebuloso”

“Con l’alleanza tra Azione e il Pd ci perde la buona politica e crea confusione negli elettori”. Roberto Giachetti, esponente di Italia Viva e direttore di Radio Leopolda, esprime un giudizio che non lascia molto spazio all’immaginazione. Più che un’aperta ostilità, dalle parole del renziano trapela il rimpianto di “aver perso una grande occasione per creare un’alternativa a destra, sinistra e al grillismo”.

Giachetti, elettoralmente l’operazione Letta-Calenda no gioverà a nessuno dei due?

Secondo me questa accozzaglia che include tutto e il suo contrario non farà altro che confondere ancora di più gli elettori, già reduci da un periodo politico in cui tutto era molto magmatico e nebuloso. Vedere assieme Calenda e Bonelli francamente mi fa sorridere. Trovare punti comuni non sarà facile, ma tant’è.

All’indomani della caduta del governo Draghi si era ipotizzato un percorso comune di Azione e Italia Viva. Cosa non ha funzionato?

L’idea era quella di continuare nel solco dell’agenda e del programma perseguito dal premier Mario Draghi. Con Calenda avevamo gettato le basi per qualcosa che si poteva davvero configurare come un’alternativa in uno scenario come quello attuale. Evidentemente, però, sono state fatte altre scelte. Noi abbiamo optato per la coerenza.

Con questa alleanza secondo lei il Pd perde un po’ della sua vocazione originaria?

La vocazione originaria del Pd, quella impressa da Walter Veltroni, a forte trazione maggioritaria è stata persa da un pezzo. Nel Pd l’unica tradizione che è riuscita a sopravvivere è quella veterocomunista. E il concetto di “diritto di tribuna” è un applicazione contemporanea del vecchio metodo del Pci. D’altra parte, un’alleanza che comprende nello stesso calderone Carfagna e Fratoianni, benché mascherata da “alleanza tecnica”, fa davvero sorridere. Non più tardi di ieri, Fratonianni ha votato contro la Nato. E per fortuna che l’alleanza doveva essere tra coloro che avevano sostenuto Draghi.

Anche il Movimento 5 Stelle non attraversa una delle fasi più semplici, per dirla con un eufemismo. 

L’avevo previsto già in tempi non sospetti che i grillini sarebbero stati destinati all’implosione. Ma fanno quasi tenerezza coloro che, fuoriuscendone in questa fase, si rendono conto solo ora della vera natura del Movimento. E pensare che fino a poco fa Conte doveva essere il Mélenchon italiano.

Per alcuni Conte sarebbe dovuto essere la nuova promessa del progressismo e il Pd ha lavorato a lungo per tessere la tela del campo largo.

Questo è stato un errore strategico molto pesante per il Partito democratico. Una valutazione totalmente errata da parte del segretario Letta. E, comunque, rimango convinto che all’interno del Pd ci sia ancora qualcuno che quell’alleanza la sogna ancora.

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