L’architettura aperta non riduce la dipendenza da Pechino né offre maggiore sicurezza della rete. L’Ue si deve muovere con prudenza. È la conclusione di un rapporto degli esperti del German Council on Foreign Relations

Non è Open RAN, cioè l’architettura aperta, la soluzione alla sfida “cinese” del 5G poiché non riduce la dipendenza dalla Cina né offre maggiore sicurezza della rete. È la conclusione del rapporto “The False Promise of Open RAN”, firmato da Jan-Peter Kleinhans e Tim Rühlig del German Council on Foreign Relations per Digital Power China, consorzio europeo di ricerca di cui fanno parte anche esperti dell’Università degli Studi dell’Aquila dell’Università degli Studi dell’Insubria di Varese e Como.

LA QUESTIONE CINESE

Proprio come nel mercato delle apparecchiature RAN proprietarie, i fornitori cinesi hanno un posizionamento molto forte nell’ecosistema Open RAN. La composizione di O-RAN Alliance, consorzio industriale guidato dagli operatori che gestisce lo sviluppo delle specifiche Open Ran, è indicativa del profondo interesse degli attori cinesi per Open RAN, non da ultimo per aggirare le sanzioni statunitensi contro le aziende tecnologiche con sede in Cina, scrivono gli analisti. “Molti membri di O-RAN Alliance sono meno trasparenti di Huawei e hanno chiari legami con il Partito comunista cinese e l’Esercito di liberazione popolare”. Alcuni forniscono tecnologie di sorveglianza alle istituzioni statali cinesi nello Xinjiang, a sostegno della violazione dei diritti umani delle minoranze musulmane.

LA SICUREZZA

Open RAN non aumenta necessariamente la sicurezza della rete, si legge nel rapporto. Come detto, diversi membri cinesi di O-RAN Alliance sono meno affidabili di Huawei. Ciò comporta “ovvi rischi per la sicurezza della rete”. Tutto questo non significa negare il potenziale di Open RAN, affermano i due esperti spiegando che è probabile che Open RAN guadagni quote di mercato nei prossimi anni, anche se più lentamente di quanto molti credono, e che questa architettura potrebbe aiutare nello sviluppo del 6G.

I CONSIGLI

L’Unione europea e gli Stati membri non dovrebbero né scartare Open RAN né riporre troppe speranze in questa architettura, concludono i due esperti che offrono quattro proposte. Primo: valutare se e quando sostenere Open RAN considerando attentamente la struttura e le attività della comunità per evitare esiti geopolitici indesiderati. Secondo: essere in grado di valutare una RAN più complessa dispiegando risorse ai regolatori per consentire loro di identificare i componenti critici della rete e le loro funzionalità. Terzo: investire in un’analisi dell’ecosistema RAN. Quarto: mettere in comune le risorse europee per un regolatore comunitario perché le sfide alla sicurezza delle reti e le dipendenze dei singoli Stati membri non sono più una questione nazionale.

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