La politologa e docente: “L’accordo è insoddisfacente per un elettore di centrosinistra (specie sul versante delle politiche sociali di cui ci sono solo piccoli accenni). Pare più un’alleanza elettorale, ma il collante per uno schieramento di centrosinistra non può essere soltanto il muro contro le destre”

Il sonno è di destra, il sogno è di sinistra. Scriveva così, uno dei più grandi scrittori siciliani del Novecento, Gesualdo Bufalino. L’accordo sottoscritto fra Letta e Calenda, cioè tra il Pd e Azione non ha propriamente la forma dei sogni. “Anzi è il minimo sindacale per un elettore di centrosinistra. Ma è il massimo che si poteva ottenere da uno come Calenda”. La vede così la politologa e docente Nadia Urbinati. Non mancano, nelle parole della docente, giudizi critici. “Ma è una critica preventiva, finalizzata all’assicurare che l’accordo sia rispettato in tutti i suoi punti”.

Fino all’ultimo l’esito di questa trattativa era incerto. Tra titubanze e riluttanze. Cosa è cambiato, in definitiva?

Non so per certo ma nel comunicato si è inserito almeno un punto cruciale legato alle candidature, che sta a cuore agli elettori democratici.

A cosa si riferisce?

Ai transfughi di Forza Italia. Inizialmente si era ipotizzato che potessero essere piazzati nei collegi “sicuri”: un modo per garantire loro un comodo rientro in Parlamento. Fortunatamente questo accordo garantisce un argine a tutto questo. Così, con ogni probabilità gli ex azzurri non verranno rieletti. O, quantomeno, un’eventuale rielezione sarà comunque più ardua da raggiungere.

Pensa che questo accordo possa portare beneficio al Pd?

Da una parte c’è un partito strutturato, radicato e con una solida classe dirigente. Dall’altra c’è un movimento del quale non abbiamo potuto saggiare l’effettivo appeal elettorale. Se non a Roma, con la candidatura di Calenda. Ricordiamoci che i sondaggi sono sostanzialmente numeri in libertà. L’accordo, come detto in premessa, è insoddisfacente per un elettore di centrosinistra (specie sul versante delle politiche sociali di cui ci sono solo piccoli accenni). Pare più un’alleanza elettorale, ma il collante per uno schieramento di centrosinistra non può essere soltanto il muro contro le destre. Ora si tratta di capire chi candiderà Azione nel 30% dei collegi che le spettano. E, soprattutto, se i nomi dei candidati dovranno essere condivisi col Pd e viceversa. Tuttavia, con le basi che vengono gettate oggi, si può tentare non solo di non perdere, ma anche di vincere.

Il Pd, che per tanto tempo ha cercato di tessere la tela del campo largo, ora si trova in una posizione scomoda. 

Secondo me infatti, non aver coinvolto il Movimento 5 Stelle è stato comunque un errore. Anche perché i voti del Movimento sono più “affini” al Pd come posizionamento politico. Ma forse non tutto è perduto.

Cioè?

Nell’accordo di tra Pd e Azione si fa solo riferimento all’esclusione degli ex pentastellati, non al Movimento. Per cui, magari entro pochi giorni, si può auspicare in un accordo politico che includa anche la loro forza. Magari nei collegi al Sud nei quali riscuotono sempre abbastanza successo.

Renzi è, invece, rimasto solo. 

Fortunatamente sì. Nel Pd ci sarebbe stata una rivolta. Non arriverà nemmeno al 3%.

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