Intervista all’economista della Bocconi. La vittoria della multinazionale inglese è il simbolo di un Paese ostaggio della cultura anti-scientifica. Abbiamo speso 50 miliardi per ridurre il prezzo dei carburanti, era meglio investire in centrali e atomo invece che dipendere da un tubo che porta a Mosca. Poi una proposta: ogni partito si faccia la sua task force per l’energia

 

Si poteva avere più energia ed evitare di staccare un assegno non molto lontano dai 200 milioni. E invece no, le cose sono andate diversamente, niente petrolio e qualche soldo in meno nelle tasche dei contribuenti. Succede anche questo nell’Italia dei no, al massimo dei forse, a un passo dalla peggiore crisi energetica dal dopoguerra a oggi. Il film è di quelli già visti, zona trivelle, dove anni di veti e comitati allestiti al primo cenno di perforazione hanno impedito al Paese di sfruttare gas e petrolio domestici, rendendosi un po’ meno dipendente dalla Russia.

Ora, la beffa. La società inglese Rockhopper Exploration ha vinto l’arbitrato internazionale contro l’Italia riguardante la piattaforma petrolifera Ombrina Mare che avrebbe dovuto sorgere al largo della Costa dei Trabocchi, in provincia di Chieti. La multinazionale non ha potuto sfruttare il giacimento e, per i mancati introiti dato che il progetto è stato bloccato a seguito della contrarietà dei cittadini, si è rivolta al Centro internazionale per il regolamento delle controversie (Icsid). Vincendo e ottenendo 190 milioni di euro più interessi del 4%. Tutto, dice senza mezzi termini a Formiche.net Carlo Alberto Carnevale Maffè, economista della Bocconi, folle e surreale.

Con l’arbitrato della Rockhopper l’Italia ha perso petrolio e soldi. Impressioni?

La legge del contrappasso per una classe dirigente di irresponsabili, di incapaci. Non vedo altre definizioni. Quella decisione, di fermare la concessione, fu presa per impraticabilità politica e fu una scelta sciagurata, assurda. Noi ancora oggi ci stiamo rifiutando di capire che la transizione non è un pranzo di gala e richiede tempo. E se nel mentre non si sfruttano le risorse che si hanno allora si deve essere proprio dei pazzi. E questa vicenda lo dimostra.

Come spiega il fatto che nonostante si abbiano risorse sotto i piedi, non le si estraggano?

Perché questo Paese è ostaggio dell’irrazionalità e della cultura anti-scientifica, che permea le istituzioni e il Parlamento. Non è questione di essere ambientalisti o no, ma di volere cambiare o meno. Il caso Ombrina è schizofrenia allo stato puro, la transizione, lo ripeto, deve essere affidata a politici capaci.

E pensare che mai come ora di energia avremmo bisogno…

Ancora più paradossale non crede? E sul nucleare, ne vogliamo parlare. Secondo i dati della Aiea, l’Agenzia internazionale dell’energia atomica, nei prossimi anni triplicherà. E parliamo di energia pulita, visto che il nucleare non emette C02. E poi, va detto, lo smaltimento delle scorie è assolutamente sicuro. Ecco, noi questo lo sapevamo fare, ma il rifiuto ideologico dell’atomo ci ha portato a fare a meno di questo, mettendoci nelle mani della Russia. Diventare green va bene, ma nel mentre bisogna stare coi piedi per terra. Tutti vorremmo essere green ma nelle more non è che possiamo rimanere al buio.

Come siamo arrivati alla crisi in atto e con il rischio ormai concreto di un razionamento, oltre alla chiusura di molte imprese?

Premesso che la crisi energetica è con noi da un anno, solo che viene costantemente negata. Vorrei ricordare che l’Italia ha speso 50 miliardi, il 2,8% del Pil, per abbassare i prezzi della benzina e del gas. Non invece per fare nuove centrali, avviare nuove perforazioni. Qualcuno forse al governo ignora che se io do sussidi a imprese e famiglie, cosa che in certi momenti ci può anche stare, non faccio altro che aumentare la domanda, è come spegnere il fuoco con la benzina. E noi abbiamo usato i soldi delle tasse per questo.

Ma allora cosa fare?

Riavvio del nucleare, diversificazione delle fonti, rigassificatori che evitano di dipendere da un tubo, quello russo. La transizione dura fino al 2050, secondo lei non c’è tempo? Questo va fatto, abbiamo buttato invece 50 miliardi in sussidi, agli italiani va detto. Se vogliamo smetterla di dipendere dal prezzo del gas, inseguendo tetti vari e a tutti i costi, dobbiamo dotarci di energia nostra, punto. Io in questo senso, ho lanciato una proposta.

Sarebbe?

Dotare tutti i partiti di task force energetiche. Ogni formazione dovrebbe nominare un responsabile energia, creare un team da affiancare al governo, con l’obiettivo di ridurre la domanda di energia nei comparti meno sensibili per l’economia. Gliela faccio breve, è meglio ridurre di un grado la temperatura in casa, risparmiando chissà quanto o chiudere 30 mila imprese? Meglio la prima, non crede? Bisogna imparare a risparmiare, portando avanti la transizione energetica. E usando il gas, quello nostro, che abbiamo sotto i nostri mari.

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